Politica
Giunta Pardini, bilancio del sindaco sui quattro anni di mandato: “Convinto che finiremo con soddisfazione”
Esattamente quattro anni dopo il passaggio di consegne che l’ha consacrato sindaco di Lucca, Mario Pardini ha incontrato i rappresentanti della stampa per rispondere alle loro domande su questi primi quattro anni di mandato e su quanto verrà dopo, guardando all’ultimo tratto del percorso e alle elezioni previste per il prossimo anno

Antraccoli, assemblea pubblica sull'acqua. Lucca Civica-Volt-Lucca è Popolare: "I cittadini fanno domande, la maggioranza sceglie, di nuovo, l'assenza"
Mercoledì sera (24 giugno) ad Antraccoli si è svolta un'assemblea pubblica sulla situazione della falda e sulla qualità dell'acqua nella zona est di Lucca, dopo i mesi di preoccupazione seguiti alla scoperta della contaminazione da Tht nella falda e al dibattito che ne è scaturito in città

“Bene il ravvedimento di Mercanti, male Forza Italia”: Salviamo la nostra acqua sul futuro di GEAL
“Anche l’ex consigliera regionale del PD Valentina Mercanti giunge alla nostra stessa conclusione: la rinuncia da parte del sindaco Pardini a impugnare la sentenza con cui il TAR…

Banditi in Sardegna
L’Italia sa far scuola in materia legislativa. Basta ricordare come nel 1861, con la Legge “Pica”, inventò la figura del “pentito” e debellò progressivamente il brigantaggio nel sud. Anche se in effetti questa prese spunto da analoga legge borbonica

Summer Festival, i capigruppo di maggioranza: "Un grande evento per Lucca, non va mai dato per scontato"
"Il Summer Festival è da sempre molto più di una grande rassegna musicale: ormai fa parte della carta d'identità di Lucca". Con queste parole i Capigruppo di maggioranza…

Cristiano Ceragioli capogruppo della lista di Marialina Marcucci: "La nostra opposizione lavorerà affinché la nuova amministrazione sia trasparente e aperta al dialogo. Noi rappresentiamo un'altra visione della città fatta di merito e metodo"
Sì è svolto nel pomeriggio di giovedì 25 giugno il primo consiglio comunale ed è stata l'occasione per l'opposizione di esporre la propria posizione. Tra i…

Bigongiari (Forza Italia): “Auguri di buon lavoro alla nuova giunta di Viareggio e al sindaco. Torniamo al governo della città dalla porta principale”
Il segretario provinciale di Forza Italia, Carlo Bigongiari, rivolge i migliori auguri di buon lavoro al sindaco e alla nuova giunta comunale di Viareggio, esprimendo soddisfazione per il risultato politico raggiunto dal partito

Caos in Anfiteatro, Bianucci: "Giunta incapace di contenere l'overtourism, un anno fa in Consiglio bocciata la nostra proposta di riportare la cultura nella piazza, cosa è stato fatto nel frattempo?"
"Non servono multe, ma progetti concreti e pensati per contenere l'overtourism e le sue mangiatoie: perché Lucca non sia solo terra di turisti, ma soprattutto luogo vissuto…

Ingresso di Geal in Gaia, Lucca è un grande noi: “Una promessa mancata. Nessuna rassicurazione su rincari bollette e investimenti”
“Colpisce che i partiti della maggioranza continuino a guardare al passato invece di spiegare ai cittadini un fatto molto semplice: dopo quattro anni di governo della città, Geal…

Giunta Grilli: presentati i sette nomi e le deleghe degli assessori
Presentata oggi la Giunta comunale che affiancherà la sindaca Sara Grilli nel governo della città per i prossimi cinque anni. Una squadra composta da donne e uomini che…

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Folla delle grandi occasioni al Palazzo delle Esposizioni di piazza San Martino per la presentazione del film “Il settimo presidente”, dedicato alla vita di Sandro Pertini: si conferma il legame tra Lucca e Pertini - antifascista, partigiano, socialista e presidente della Repubblica - a cui la Città ha recentemente dedicato una via dopo una battaglia che ha visto coinvolta l’intera comunità lucchese.
L’evento, organizzato a centotrenta anni dalla nascita di uno dei presidenti della Repubblica più amati, era promosso dalla Fondazione Banca del Monte di Lucca, dall’associazione Gaetano Salvemini e da ANPI Lucca: dopo l’introduzione del professor Valdo Spini, sono stati Alberto Del Carlo, Elisa Gai, Romano Zipolini e Daniele Bianucci a confrontarsi col regista Daniele Ceccarini, presente in sala.
Il presidente della Fondazione Andrea Palestini ha inoltre regalato a Ceccarini una copia del volume “Sandro Pertini, episodi inediti di una lunga amicizia" di Fortunato Menichetti, edito proprio in collaborazione con la Fondazione.
Nella sua prolusione, Valdo Spini ha riportato ricordi personali del suo legame con Pertini, mettendo in luce pure la capacità di intuizione politica del presidente nelle fasi più delicate della storia istituzionale italiana.
Dopo la proiezione del film, il dibattito è durato a lungo, con numerosi interventi e domande del pubblico presente.
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Tranquilli: non v’annoio (no che non v’annoio) con quando il “Bioncafone” sia cafone, inutile ripetersi, ma vediamo di ridestare qualche ricordo sopito. Perdemmo malamente una guerra, e – forse – furono gli USA a volere che la monarchia andasse a casa. Ai “Brit”, credo, avrebbe fatto comodo restasse una Casa Regnante, con cui dialogare fra coronati. Elemento di stabilità, chiunque sieda a Downing Street o a Palazzo Chigi.
De Gasperi andò col cappello in mano a Washington, e altro non poteva, e ci fece infilare nella NATO. Per fortuna dico io.
D’Alema, prima di esordire nel 1998 col suo primo governo, a guida comunista – tale era e tale è rimasto, e non lo sto criticando, o biasimando, mi limito ai dati di fatto – andò a Washington, e se avesse avuto un cappello l’avrebbe tenuto in mano. Gli serviva l’informale approvazione della Casa Bianca e dello Zio Sam.
Ci ha fatto comodo che la nostra premier fosse l’unica in Europa a poter parlare con “Bioncafone”, quando c’era da chieder una mano per far liberare in Iran “Cecilietta” Sala nostra, o per riportare a casa Chico Forti, o per ottenere qualcosina in termini di dazi. Ora fa ridere criticare i “buoni rapporti, al limite dell’arrendevolezza e del vassallaggio”, di un tempo.
Chiariamolo: con noi, buona parte dell’Europa e la NATO, gli USA hanno sempre comandato. E ci hanno difesi. E ci ha fatto comodo. Potevamo spendere il poco per avevamo in scuola e welfare, fino alla sanità gratuita, oramai ricordo di un tempo felice (?). Se avessimo dovuto difenderci da soli dal 1948 a oggi, avremmo dovuto rinunciare al pane fresco tutti i giorni, e stringere la cinghia col pane duro. Quindi facciamocene una ragione. Quella è una grande potenza, come Cina e Russia. L’Italia, e gli altri nani europei, no.
Un tempo lo zio Sam poteva tenere sul fronte europeo, con la NATO, e su quello asiatico, con l’ASEAN. Oggi mi pare di capire che non creda di averne le risorse per proseguire su questa strada. E siccome ritiene più pericolosa l’offesa cinese, a noi europei ci scarica, o, almeno, ci svillaneggia. Lo fa con il “Bioncafone”, va bene. Ma pur salvando le forme, aveva cominciato da un po’ prima con tale atteggiamento.
Ovvio che bene abbiano fatto prima il Papa e poi la premier Meloni, a ribattere a muso duro. Ma se gli States, con le rozze maniere di Trump, ci fanno capire che si preoccupano più della sfida cinese che di quella russa, e quindi sempre meno dell’Europa, una ragione strategica c’è sempre. Per questo svillaneggiano l’Europa per il mancato aiuto, e non lo fanno con Giappone, Corea del Sud, Australia e Nuova Zelanda che – chi prima chi dopo – in Afghanistan ebbero lo stesso rinunciatario atteggiamento di gran parte del Vecchio Continente.
Anche in tecnologia e come mercato hanno meno bisogno di noi che di altre zone del globo. E la diminuzione del bisogno porta a scaricare ciò che si ritiene sia zavorra.
Andando invece a guardare nei fatti di casa nostra, la premier Meloni ci ha guadagnato. Non per la solidarietà a denti stretti e il cuore in tumulto di festa, di qualcuno dell’oppiosuzione. Direi piuttosto perché lo scontro con Tru-culento-mp è occorso mentre in Europa incassava il successo del suo programma penelopesco contro l’immigrazione clandestina. Per non parlare dell’annunciato piano-casa e di qualche numero circa espulsioni e sbarchi, che le dà un minimo di ragione.
L’ombra su tutto, invece, all’improvviso, la getta Vannacci. Un anno fa si stava a parlare di una certa vittoria – per quanto lo possa essere in tema elettorale – dell’attuale governo per “manifesta inferiorità tecnica” del contendente. Oggi la scena s’è ingarbugliata. Con l’incognita-Vannacci, arricchita dalle incognite di cosa faranno Crosetto, Tajani e i suoi berluschidi ispiratori, se cioè accetteranno la “sporca dozzina, coi suoi elefanti”. Di Salvini credo la premier non si preoccupi. È al minimo, e un altro ricostituente come fu Vannacci alle europee, non è in vista. Credo che pur di restare in sella resterà fedele agli accordi con FdI. A differenza di Forza Italia e del suo “Moderato satellite”, pronti a obbedire a ordini di Mediaset.
È vero che un governo Prodi s’insediò a Palazzo Chigi per il rifiuto di Fini ad accettare l’alleanza con un Rauti ritenuto impresentabile, e credo padre dell’attuale sottosegretaria alla Difesa. È vero che a Verona ora si deve professare antifascismo per avere un passo carrabile. È vero che in Sardegna la destra ha perso per non andare “uniti a fare – rugbysticamente – meta”.
Ma da inguaribile ottimista, spero che qualcuno, sbagliando, abbia imparato.


