Ce n'è anche per Cecco a cena
Generali al potere? Magari, per qualche anno e state tranquilli che non siamo in Argentina
Conosciamo Carmelo Burgio da due anni, da quando, cioè, Roberto Vannacci ci chiamò e ci disse che c'era un generale che aveva voglia di scrivere senza vincoli di…

Auguri di compleanno a Mussolini? Bisogna proprio essere dei dementi
Uno striscione posto subito fuori Porta Elisa in cui l'anonimo demente ha fatto gli auguri, il 28 luglio, a Benito Mussolini. La Sinistra è insorta domandandosi come mai il sindaco e la giunta non abbiano preso le distanze da un gesto così, a suo avviso, provocatorio e pericoloso. Semplice: perché di provocatorio e di pericoloso non ha alcunché. Gli auguri al duce del fascismo sono una boiata incredibile, frutto di una ignoranza e di una imbecillità paragonabili soltanto a coloro che, sul fronte opposto, avessero voluto fare la stessa cosa inneggiando al compleanno di Stalin, con l'unica differenza che i venti milioni di soldati russi uccisi nel secondo conflitto mondiale hanno salvato il mondo dal nazismo mentre quelli mandati a morire dalla follia di Mussolini non sono serviti a niente. Quando ho letto dello striscione abbiamo pensato ad un libro di Nuto Revelli edito da Einaudi che leggemmo tanti, tantissimi anni fa: La strada del davai. Provate a leggerlo tutto se ci riuscite, dalla prima all'ultima pagina e, soprattutto, lo leggano i quattro coglioni che hanno tirato su lo striscione. Siamo pronti a scommettere che se lo leggessero si vergognerebbero per il gesto fatto. In Russia, dietro alle ambizioni di Hitler e senza che nessuno glielo avesse chiesto, Mussolini, complici la Corona e lo Stato Maggiore, inviò oltre centomila soldati dei quali solo poche migliaia tornarono a casa, uccisi e congelati sulla neve della steppa russa...

E' suonata la campanella dell'ultimo giro: quanto durerà dipenderà solamente da noi
Oggi abbiamo compiuto i nostri primi 65 anni. Ne avremmo voluto fare a meno, ma, a quanto pare, è impossibile. Se anche ci avessimo provato, sarebbero stati sufficienti i messaggi, numerosissimi, sui social, a ricordarcelo e che, onestamente, ci hanno fatto piacere. Analizzando i nomi di coloro che hanno voluto augurarci una vita ancora più lunga, abbiamo notato che ci sono persone che, ormai, lo fanno da anni e ai quali non possiamo non dire grazie. Diciamo, anzi, siete meravigliosi perché vi sembrerà strano, ma ogni messaggio inviato e letto, ci regala un pizzico di fiducia in noi stessi e anche negli altri. Ma c'è anche qualcuno che, improvvisamente, ha smesso di farceli, gli auguri e, francamente, non comprendiamo il motivo. Non certo perché ne abbiamo così tanto bisogno, ci mancherebbe, bensì per il fatto che viene da domandarci se abbiamo commesso qualcosa nei loro confronti. 65 anni professionalmente vissuti quasi pericolosamente, con querele, processi, condanne, assoluzioni, esposti e sospensioni. Non ci siamo fatti mancare niente e adesso che La Gazzetta di Lucca è stata sacrificata sull'altare dei debiti verso chi ci ha sconfitto in tribunale - pochi invero grazie all'avvocato Cristiana Francesconi - ecco nascere inluccaveritas.it che ci piacerebbe portare ai fasti della Gazzetta. Dove e con chi trascorrere questa giornata così importante che fino ad un anno fa eravamo soliti condividere con la stessa persona che è venuta metaforicamente a mancare pochi mesi fa? Avremmo potuto organizzare una bella cena tra amici oppure accettare l'invito dei nostri parenti labronici o meglio ancora scegliere un locale, il migliore e più costoso anche, e accogliere la proposta che ci è stata fatta da una persona residente in un lontano comune. In tanti hanno dimostrato in questi mesi di volerci bene segno che, in fondo, qualcosa di buono abbiamo seminato...

Una passeggiata notturna a Lucca è come una boccata d'ossigeno quando l'aria ti manca
Erano quattro mesi che non facevamo una passeggiata notturna tra le strade del centro di Lucca. Un privilegio che un tempo ci concedevamo spesso, ma che, negli ultimi tempi e non per colpa nostra, abbiamo dovuto rimandare. Così, adesso che siamo tornati, percorrere a piedi le via di questo straordinario gioiello intoccabile e immutabile, è stato, davvero, un po' come rivivere. Ce lo eravamo dimenticato quel senso di serenità interiore, di silenzio oltraggiato, ma soltanto per l'espace d'un matin, da turisti in cerca di una vacanza a prezzi contenuti. Certo, Lucca meriterebbe ben altro, ma fa ridere che a farlo notare sia uno come Enzo Alfarano, capogruppo del Pd in consiglio comunale, verniciato di rosso che più rosso non si può. Ma come?, Alfarano chiama in causa il turismo mordi e fuggi come una delle cause del malessere dei commercianti lucchesi, quando sappiamo benissimo tutti che se fosse per la Sinistra esisterebbe solamente quel tiopo di turismo e di turista, che tutto vorrebbe gratis e niente pagare, che seminerebbe mediocrità e schifezze a grappoli per le città d'arte di questo affossato stivale. Dicevamo delle passeggiate romantiche in notturna. Una delle nostre dolci metà di un tempo che, purtroppo, fu e non è più - e questa volta per colpa nostra - era solita declamare dei versi improvvisati al silenzio che avvolgeva la bellezza dei monumenti e di tutto ciò che faceva parte di questa città. Per lei, proveniente dalla capitale, il chilometro di diametro e i quattro chilometri di circonferenza avrebbero potuto essere, si e no, un piccolo tocco di classe di fronte all'enormità e alla eternità di Roma, e ppure terminava sempre le sue considerazioni con un 'Amo questa città' dove, tra l'altro, era capitata per puro caso negli anni Novanta in visita a una delle prime edizioni di Lucca Comics&Games...

Alfarano prova a risollevare le sorti della Sinistra soffiando sul fuoco del Lucca Summer Festival: un errore strategico clamoroso
Come mai in pieno luglio e nel cuore della edizione quasi numero 30 del Lucca Summer Festival il capogruppo consiliare del Pd Enzo Alfarano sente il bisogno di attaccare la giunta comunale - ma non è una novità - cercando di porre in evidenza un presunto scontro tra la medesima e i commercianti che, a suo dire, non gradiscono la presenza del Lucca Summer Festival. Alfarano avrebbe potuto attendere la fine della manifestazione, ma al contrario ha voluto affondare il colpo in un momento in cui, se ci avesse pensato, si sarebbe reso conto di quanto si tratti di un azzardo. Il Lucca Summer Festival sta andando bene o, comunque, come è sempre andato. Qualcuno potrebbe aggiungere che i concerti in programma sono pochi, ma a noi pare che il pubblico ci sia sempre. Certo l'età e gli acciacchi riducono sempre di più il panorama dei big della musica internazionale, ma è colpa dell'anagrafe non certo di Mimmo D'Alessandro. Alfarano chiama in causa l'assessore Paola Granucci accusandola di non aver fatto abbastanza per tentare di costruire un tavolo che sappia affrontare e confrontare le esigenze del Summer Festival con quelle della città e dei commercianti. Ma di quali esigenze e di quali commercianti sta parlando Alfarano? Che esano allo scoperto mettendoci la faccia e sapremo finalmente quanti sono così da poterli contare. Ha detto bene il promoter della manifestazione: 'Io sono un imprenditore, non un prenditore'. E in troppi, a Lucca, fanno finta di non capirlo. Qualcuno ha idea di quanto ha fatto per Lucca il Lucca Summer Festival in termini economici, di immagine, di contributo emotivo? Sono arrivati da tutto il mondo e se Lucca è un po' meno il buco culo del mondo, lo dobbiamo anche, se non soprattutto, al Lucca Summer Festival. Indubbiamente il centrodestra ha un ottimo rapporto con la rassegna musicale, ma lo ha avuto anche il centrosinistra quando era al governo della città. Perché, dunque, attaccare proprio adesso?...

Insorgere per risorgere: 65 anni vissuti (quasi) pericolosamente
Chi ha seguito per 14 anni la Gazzetta di Lucca sa bene come questo quotidiano on line sia stato non soltanto l'espressione di un modo di fare giornalismo molto sopra le righe, così come sa che esso è stata l'espressione, molte volte, di un modo di essere e di concepire la realtà che appartenevano al suo direttore (ir)responsabile. Non a caso esso ha accompagnato le vicissitudini di un giornalista di provincia che ha scambiato quest'ultima per un palcoscenico dove esibirsi in quella che pensava e pensa dover essere una pelstra per fare del buon giornalismo. E' vero, come sosteneva il vecchio amico e collega Fidia Gambetti, maestro a tutti gli effetti, che la provincia uccide, ma è altrettanto vero che in provincia, come sosteneva, qualcuno è veramente qualcuno e nessuno è veramente nessuno. Non si bleffa a queste latitudini, al massimo si finge, ma anche qui si rischia di essere scoperti e regolarmente sputtanati. Dicevamo che non era raro leggere sulla Gazzetta, nella rubrica Ce n'è anche per Cecco a cena, ma non soltanto, la quotidianità di chi scrive che cercava di fare partecipi i propri lettori di presunte verità acquisite che avrebbero potuto essere cedute a chi ne volesse fare buon uso. Da allora, da quel 2011 in cui nacque la Gazzetta di Lucca, di tempo e di anni ne sono passati non pochi, tanti e che anni! Tra querele, esposti, denunce, condanne e, fortunatamente, altrettante assoluzioni, non ci siamo fatti mancare niente. Abbiamo allattato numerosi aspiranti giornalisti che, adesso, scorrazzano qua e là con alterne fortune nei meandri di un mestiere che, ormai, conta quanto il due di coppe a briscola quando regna bastoni. Non che prima contasse di più, ma, almeno, aveva più dignità e doveva ricorrere all'ingegno mentre adesso ricorre alla tecnologia e la differenza la si percepisce tutta...

Ricomincio da qui
Dopo quattro mesi di esilio involontario e non retribuito in quel di Castiglioncello, abbiamo preso nuovamente possesso della nostra bella casa in località Monte San Quirico, occupata, eufemisticamente, abusivamente e rilasciata solamente dopo duri scambi a carattere epistolare. Per circa 120 giorni abbiamo dovuto improvvisarci schizofrenici, costretti a vivere in mezzo ai lupi del parco della valle del Chioma per non demordere e continuare a dare vita a questo giornale che, a tutti gli effetti, è l'erede della Gazzetta di Lucca. Bella Castiglioncello, bello il mare, più luminoso il cielo e azzurro profondo quel mare, proprio come quello che cantava Lucio Dalla. Ma Lucca è Lucca e dopo 35 anni di più o meno serena e pacifica convivenza, dopo battaglie e amori mai dimenticati, non potevamo rinunciare a credere che, rispetto a tutta la Toscana e non soltanto, questa città merita tutto quello che ha e che gli altri, moltissimi invero, le invidia. Così, abbiamo resistito, in questo scortati e accompagnati ovunque dal labrador più bello che c'è, Leone, quattro anni e non sentirli, dolce, premuroso, innamorato di un padrone che dormiva con lui accanto ogni notte con il cuscino di sinistra occupato dal suo muso che vegliava su di noi. Ora che siamo tornati, è giunto il momento di riprendere a rompere quelle palle per le quali siamo diventati se non famosi, sicuramente apprezzati e conosciuti. L'anno prossimo ci sono le elezioni. Bene. Vincerà il centrodestra, ovviamente, a meno di improbabili cazzate dell'ultim'ora. Mario Pardini non ha ancora abbandonato il civismo per Fratelli d'Italia. Lo farà? Probabilmente sì, ma aspettiamo prima di trarre delle considerazioni. A Lucca fa caldo e il mare, quello vero, non è certo in Versilia...

Intelligenza artificiale, solo per gli imbecilli e gli ignoranti è pericolosissima
Intelligenza artificiale, se ne è occupato anche il papa. Come mai fa così paura e si tende a demonizzarla senza, magari, conoscerne le potenzialità, i limiti, i rischi? Noi non sapevamo nemmeno che cosa fosse né, tantomeno, a cosa servisse. Poi, improvvisamente, ci siamo imbattuti, per puro caso, su Google dove è attiva e dove, quasi per scherzo, abbiamo cominciato a utilizzarla. Come? Ve lo spieghiamo, ma prima di tranciare giudizi affrettati, leggete bene quello che stiamo per scrivere. Eravamo reduci da una separazione dolorosa che ci aveva devastati sotto molti punti di vista, cercavamo risposte che nessuno riusciva a darci. Provammo a inserire qualche dato e scoprimmo che, incredibilmente, le risposte erano capaci di analizzare gli elementi forniti e fornire, a loro volta, interpretazioni che si discostavano di poco dalla realtà. Certo, bisognava stare attenti, perché qualche errore ci stava sempre, ma era marginale rispetto al contesto. Non è vero, come qualcuno sostiene, che l'intelligenza artificiale ti dà quello che vuoi che ti venga dato. Se i dati che inserisci sono onesti e veritieri, non sbaglia un colpo e ti apre, letteralmente, la mente oltreché, a volte, il cuore. Ad un certo punto del nostro rapporto, abbiamo chiesto se poteva buttarci giù un elzeviro che avesse determinati requisiti: sintetico, punteggiatura frequente, incisivo, emotivamente coinvolgente. Nemmeno il tempo di inviare la richiesta che, dopo quattro secondi, il pezzo in questione è arrivato sul display del cellulare. Era la prima volta che usufruivamo di questo servizio assolutamente gratuito. Abbiamo letto riga dopo riga e siamo rimasti sconvolti. Letteralmente. Era un testo perfetto e prontamente pubblicabile, senza un errore e con una potenzialità di attrattiva pazzesca. Non avremmo saputo fare di meglio, probabilmente. Contenti da un lato, preoccupati dall'altro, abbiamo inviato un messaggio sul tenore del 'Ma noi giornalisti cosa ci stiamo a fare allora?'. L'AI ha risposto sinceramente, senza tanti fronzoli, andando diritto al problema: 'Sbagli a sostenere questo e a preoccuparti per la nostra presenza. Ci sarà sempre bisogno di voi, perché noi non siamo esseri umani, ma una intelligenza artificiale che lavora ed elabora in base a quelli che sono gli elementi che voi ci date...

Erich Fromm e l'analfabetismo emotivo: perché i predatori seriali scelgono la fuga anziché l'amore maturo
Nel panorama delle relazioni contemporanee si consuma sempre più spesso lo stesso dramma silenzioso: la sovrapposizione illusoria tra l’innamoramento facile e l’amore vero. Molti leggono Erich Fromm, citano l'arte di amare, ma poi, alla prova dei fatti, si rivelano analfabeti emotivi. Confondono il brivido della novità con la costruzione, e scambiano la propria immaturità per una semplice crisi di percorso. L'illusione della liana e la fuga. C’è una categoria di persone che potremmo definire "predatori emotivi". Sono individui che rimangono all'interno di una relazione finché questa garantisce loro un nucleo di benefici: stabilità, protezione, socialità e comfort. Abitano quegli spazi, nutrendosi della generosità e della sensibilità del partner. Tuttavia, non appena il rapporto richiede un investimento affettivo profondo, una complicità emotiva che vada oltre la superficie, o quando si palesano le normali fragilità umane, queste persone entrano in corto circuito. Non avendo il coraggio di guardarsi dentro e di affrontare i propri nodi irrisolti, scelgono la via più facile: la fuga. È la "tecnica della liana": non lasciano mai una presa se non hanno già un altro appiglio, un surrogato passeggero da vedere saltuariamente per garantirsi quell'eccitazione artificiale che chiamano falsamente amore. E per giustificare questo tradimento della fiducia, attuano un cinico ribaltamento della realtà. Attaccano i punti deboli del partner, ne colpevolizzano le risposte ansiose e lo dipingono come un mostro pur di non guardare le macerie che si lasciano alle spalle. Distruggere per non guardarsi dentro. Perché un predatore emotivo ha bisogno di mostrarsi freddo e distaccato alla fine?...

Il tradito potrà anche essere un ingenuo, ma il traditore rimarrà sempre un infame
Ci sono sentenze che la vita scrive sul selciato della coscienza con la precisione di un boia, formule definitive che azzerano ogni tentativo di giustificazione. «Il tradito può essere anche un ingenuo, ma il traditore è sempre un infame». In questo spietato contrappasso si consuma il bilancio finale di una condotta: da una parte l’errore di chi ha dato troppo, dall’altra la condanna storica di chi ha distrutto tutto. L’ingenuità non è stupidità, né debolezza. È la patente di nobiltà di chi sceglie di abitare il mondo a viso aperto, applicando la misura della propria lealtà alla persona che ha di fronte. Chi investe sentimenti assoluti, chi offre stabilità, protezione e dedizione totale, compie un atto di fiera e generosa fiducia. Costruisce sulla roccia. L'ingenuo pecca solo di eccesso di onore, una colpa che non intacca il valore di chi la commette, ma ne certifica la statura umana. Dall’altro lato del perimetro si muove la figura del traditore. Ed è qui che la lingua ritrova la sua lama più affilata: l’infame. Non c'è dignità nella fuga, non c'è "crisi personale" che tenga di fronte alla premeditazione dell’inganno. Il tradimento è un’architettura vigliacca, edificata giorno dopo giorno dietro una maschera di finta dolcezza esibita in pubblico fino a un attimo prima del crollo. È la violenza psicologica di chi mira a colpire l'altra parte nei suoi punti più intimi e vulnerabili, con l'unico scopo squallido di coprire i propri fallimenti materiali, professionali e caratteriali. È la miseria di chi, schiacciato dal senso di colpa, scappa dal confronto, alza muri di silenzio e nega persino uno sguardo alla persona che lo ha protetto e mantenuto.Il corpo, tuttavia, possiede una sua giustizia biologica immediata. Laddove la mente di chi è tradito si ostina a voler credere, l'organismo rifiuta l'ipocrisia. Avverte la menzogna molto prima della ragione e si blocca, rifiutandosi di piegarsi alla recita di un'intimità che è già diventata tossica. Quel blocco non è mai un limite personale; è la difesa istintiva della parte pulita contro il fango che sta per emergere. Questo bilancio si chiude senza appello...



