L'evento
Fabrizio Quattrocchi eroe (in)dimenticato: celebrato il 22° anniversario della sua morte per mano dei terroristi islamici
C'era anche lui, uno di noi, uno di quelli cresciuti con la Gazzetta e che non sopporta giornalisti e intellettuali invertebrati. Giuliano Nelli, paracadutista, questa mattina era al…

Tutte le realtà di città e provincia aperte per le Giornate internazionali delle case museo
Tante realtà lucchesi e della provincia aderiscono alle Giornate Internazionali delle Case della Memoria e dei Musei di personalità illustri, iniziativa che si terrà il 18 e 19 aprile…

“Cammini” - Quattro voci dell’arte contemporanea nella chiesa di San Cristoforo a Lucca
Dal 4 al 13 maggio la chiesa di San Cristoforo, in via Fillungo, ospita la mostra collettiva “CAMMINI”, che riunisce tre pittrici e uno scultore in un dialogo…

Antonello Cresti: la nostra rivoluzione culturale
... quando il pensiero dominante soffoca ogni spazio di libertà e la cultura si riduce a mera propaganda, quando il linguaggio viene svuotato del suo potere trasformativo e la realtà si piega alla narrazione imposta, è il momento di un rovesciamento radicale...

In occasione del secondo anniversario della scomparsa di Maria Pacini Fazzi assegnato il Premio in suo nome
Il 13 aprile 2024 ci lasciava Maria Pacini Fazzi una donna che ha impresso nel nostro territorio, nella cultura cittadina e non solo una traccia profonda e significativa…

IA senza paura 9 Aprile 2026: conoscenza, consapevolezza e spirito rotariano al centro della serata del Rotary Club Torre del Lago ECO
Una serata intensa, partecipata e ricca di significato: così il Rotary Club Torre del Lago ECO ha scelto di affrontare un tema tanto attuale quanto spesso frainteso, l'intelligenza artificiale

La musica che parla al presente, ad Alessandro Baricco il Premio Lucca Classica 2026
Il premio Lucca Classica 2026 va ad Alessandro Baricco. La cerimonia di consegna si terrà domenica 3 maggio alle 18:30 nella chiesa di San Francesco e segnerà la…

Sabato 11 aprile: Open Day all'aperto all'Ego Wellness Resort con il gran finale Ego Motus!
L’innovativo concetto di fitness outdoor dell'EGO Park si svela in una giornata di benessere aperto a tutti, culminando in un evento masterclass

A Viareggio arriva un evento esclusivo, dedicato all'eccellenza...
A Viareggio arriva un evento esclusivo, dedicato all'eccellenza... Una selezione di vintage... creazioni artigianali... pezzi unici, dove ogni dettaglio racconta qualcosa di speciale. Un luogo dove trovare…

Lunedì 13 aprile Pif ospite al cinema Centrale
Dopo Stefano Bollani e Valentina Cenni, proseguono gli incontri con artisti del cinema italiano nelle sale lucchesi. Lunedì 13 sarà presente in sala al cinema Centrale, per un incontro…

- Scritto da Redazione
- L'evento
- Visite: 64
Tutti parlano di Lampedusa. Lampedusa, però, non parla mai. O almeno, non lo fa con le parole, ma attraverso luoghi, gesti, oggetti. Con queste parole ha esordito Caterina Di Pasquale, antropologa culturale e docente presso l'Università di Pisa, nel corso della lezione Lampedusa, dialoghi senza parole, terzo e ultimo incontro della rassegna Primavera umanistica, organizzata dall'IIS Galilei-Artiglio in collaborazione con l'Assessorato alla Cultura e con il patrocinio di Comune di Viareggio, Provincia di Lucca e LIDUP.
In una villa Paolina da tutto esaurito, la prof.ssa Di Pasquale ha offerto un ritratto di Lampedusa ben diverso da quello che i media propongono quale confine spettacolarizzato. Un'isola al centro del Mediterraneo, italiana ma vicinissima alle coste africane, luogo di passaggio e d'incontro, così come luogo d'elezione per mandare al confino gli avversari politici al tempo del fascismo.
Con un'équipe dell'Università di Pisa, la docente ha visitato Lampedusa tre volte all'anno, negli ultimi cinque anni. Attraverso testimonianze degli abitanti di Lampedusa, di cooperanti e di persone che vivono l'isola a vario titolo, i ricercatori hanno tratteggiato un piccolo centro del mondo all'interno del quale esplodono e si intrecciano le dinamiche che interessano il globo: ambiente, turismo di massa, gestione dei rifiuti, militarizzazione, migrazione. Proprio i flussi migratori sono al centro dei racconti mainstream, sebbene solo il 10% dei flussi irregolari passi da questa parte di Mediterraneo.
Lampedusa è un'isola militarizzata. Ampie zone sono interdette ai civili, ma questo non basta per nascondere il fenomeno migratorio. Anche se, come afferma la docente, è necessario che uno voglia vedere, per accorgersi di quanto succede. E così, passeggiando sulla spiaggia, è possibile imbattersi in oggetti che parlano, anzi urlano: barche in ferro e in legno, trainate o lasciate alla deriva; detriti vari, portati dal mare che, in inverno, restituisce l'odore della benzina che ha accolto nella bella stagione. L'antropologo Ernesto De Martino avrebbe parlato di scandali epistemologici, in quanto oggetti che costringono a rivedere la propria visione del mondo. Una foto proiettata sullo schermo mostra una bottiglia piena di urina, da utilizzare quale estremo rimedio alla sete in mare aperto; un'altra rivela un giubbotto di salvataggio pieno di sabbia, strumento di salvezza tramutato in strumento di morte. E poi ci sono gli abiti abbandonati: i migranti giungono in disordine, puzzano di gasolio; per questo motivo, quando si imbarcano, portano con sé un cambio pulito, per avere un aspetto migliore una volta sbarcati.
L'isola ha vissuto una vera e propria industrializzazione dell'accoglienza: se prima i residenti potevano portare vestiti asciutti o preparare litri e litri di tè speziato con cannella o chiodi di garofano, adesso è stata imposta una gestione standardizzata delle procedure che ignora però i bisogni reali di coloro che provengono dal mare. Affidare alla polizia e agli infettivologi l'accoglienza significa veicolare l'idea per cui i migranti o sono fuorilegge, o sono potenzialmente malati. Tertium non datur.
La reazione dei Lampedusani
Di fronte a questa banalizzazione del dolore altrui, parte della popolazione lampedusana ha reagito, cercando di capire come poter intervenire.
Il monumento dedicato al 3 ottobre 2013, che riporta i nomi delle 368 persone morte nel naufragio, è stato voluto non dalle istituzioni, ma dalla società civile. In particolare Vito Fiorino, uno dei primi a prestare soccorso in quella tragica occasione, si è mosso per restituire nomi e volti alle persone morte. Una necessità non solo simbolica, ma anche pratica. La lettura di tutti i nomi in occasione della commemorazione è diventato ormai un rito collettivo.
All’interno della riserva naturale è stato ricavato un Giardino della Memoria, recante le identità di chi ha trovato la morte in quelle acque credute salvifiche.
Toccare la sofferenza per capire: queste le parole di Francesco Tuccio, falegname, che ha usato dei pezzi di legno lasciati dai naufragi per costruire oggetti come la croce esposta perfino a New York, resa ancor più famosa da papa Francesco.
Parte della cittadinanza ha inoltre deciso di occupare uno spazio pubblico che diventasse un luogo d'incontro non solo per gli immigrati di lungo corso, ma anche per gli abitanti dell'isola stessa. Una biblioteca che è diventata la più grande collezione di silent books, libri che raccontano senza bisogno di parole. Le parole spesso non sono neutrali; l'impostazione del dialogo riflette il pensiero delle persone.
“Concludere la nostra rassegna con questo incontro è stata una sfida, dal punto di vista emotivo - commenta la prof.ssa Isabella Morabito, organizzatrice della rassegna - Caterina Di Pasquale è riuscita a condensare in un’ora anni di studi e interviste, facendo emergere lati nascosti dell’isola di Lampedusa e aspetti estremamente toccanti. Un intervento che ha permesso a studenti e docenti di capire che, in certi momenti storici, il dialogo non passa attraverso le parole, quanto piuttosto attraverso gli oggetti e i gesti di una comunità”.
“Al termine di questo ciclo di incontri, desidero ringraziare nuovamente la DS Zurrida, l’Assessorato alla Cultura e le istituzioni che hanno concesso il patrocinio, nonché i relatori per la loro disponibilità - conclude Morabito - la Scuola passa anche da questi momenti di confronto e di apertura verso la cittadinanza. Continueremo a lavorare per garantire tali occasioni di dialogo e di riflessione”.
- Scritto da Redazione
- L'evento
- Visite: 83
Si apre giovedì 2 aprile (ore 21) all'Auditorium Enrico Caruso di Torre del Lago la rassegna primaverile "Aspettando Turandot", il ciclo di concerti promosso dalla Fondazione Festival Pucciniano in avvicinamento al 72° Festival Puccini 2026.
Ad inaugurare il cartellone sarà un appuntamento di richiamo internazionale che riunisce due protagonisti assoluti della scena operistica del nostro tempo: Plácido Domingo sul podio dell'Orchestra del Festival Puccini e il tenore Vittorio Grigolo, tra le voci italiane più amate dal pubblico (ultimi posti in vendita euro 50).
Il concerto, intitolato Puccini e dintorni. Grandi compositori toscani del XIX e XX secolo, propone un percorso musicale dedicato a Giacomo Puccini e al suo contesto culturale, affiancando alle sue pagine più celebri altre musiche di Alfredo Catalani e Pietro Mascagni.
Il programma alterna pagine vocali e orchestrali, costruendo un racconto musicale che attraversa alcuni dei momenti più intensi del teatro pucciniano: Grigolo interpreterà passi famosi come Donna non vidi mai da Manon Lescaut, Che gelida manina da La bohème, E lucevan le stelle da Tosca, Ch'ella mi creda da La fanciulla del West, Non piangere, Liù! da Turandot e Addio fiorito asil da Madama Butterfly. L'Orchestra, diretta da Domingo, eseguirà anche alcuni intermezzi orchestrali, tra cui quelli dalla Wally, Suor Angelica, Manon Lescaut e Cavalleria rusticana restituendo la ricchezza espressiva del mondo musicale italiano tra Otto e Novecento.
Il concerto rappresenta non solo l'apertura della rassegna primaverile, ma anche un primo momento di avvicinamento al centenario di Turandot, cuore della prossima edizione del Festival Puccini. La presenza di Plácido Domingo – figura leggendaria della storia dell'opera e oggi direttore artistico dell'Accademia Pucciniana – insieme a Vittorio Grigolo, interprete di riferimento del repertorio pucciniano, conferma la volontà della Fondazione di proporre a Torre del Lago eventi di alto profilo internazionale anche al di fuori della stagione estiva.
Grigolo, già protagonista nelle passate edizioni del Festival – dove è stato applauditissimo Rodolfo nella Bohème e Cavaradossi in Tosca – tornerà nell'estate 2026 proprio con questi ruoli sul palcoscenico del Gran Teatro all'aperto. Domingo, che vanta una carriera straordinaria lunga oltre mezzo secolo, sarà inoltre protagonista del Gala del 30 agosto accanto a Maria José Siri.
«Con questa rassegna primaverile – dichiara il presidente della Fondazione Festival Pucciniano Fabrizio Miracolo – vogliamo ampliare ulteriormente la nostra proposta culturale per Viareggio e Torre del Lago, e accompagnare il pubblico verso l'estate del centenario di Turandot. Coinvolgere artisti di questo livello, grazie all'intuizione e alle relazioni del nostro direttore artistico Angelo Taddeo, significa rafforzare il ruolo del Festival Puccini come punto di riferimento internazionale per la musica e per l'opera. Allo stesso tempo è un modo per ribadire il legame profondo tra il Festival, la città e i luoghi che hanno ispirato Giacomo Puccini. Il nostro obiettivo è costruire un percorso culturale che non si esaurisca nei mesi estivi, ma che accompagni il pubblico durante tutto l'anno, valorizzando la nostra terra come un unico grande scenario della musica pucciniana».
Il 72° Festival Puccini è in programma al Gran Teatro all'aperto di Torre del Lago dal 17 luglio al 5 settembre 2026, con cinque capolavori del repertorio pucciniano: Turandot, Tosca, La bohème, Madama Butterfly e La fanciulla del West.
La Biglietteria si trova a pochi passi dall'ingresso del Teatro sulla Via delle Torbiere (Torre del Lago – Viareggio) È aperta dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 12.30 e dalle 14.00 alle 17.30; sabato e domenica chiusa.
Tel (+39) 0584 359322
E-mail


