Eravamo da un paio d'anni piovuti in questa valle di lacrime. Stazionavamo, almeno otto ore al giorno, nella redazione della Nazione di Lucca a impaginare o, anche, a fare cronaca. Quest'ultima ci piaceva più di tutte, ma all'epoca, essendo arrivati da poco, avevamo davanti qualche collega. Con una semplice e casta telefonata, riuscimmo ad avere la corrispondenza de Il Corriere della Sera dalla Lucchesia e da quel momento le cose cambiarono. Se anche non potevo seguire certe storie sulle pagine del giornale per il quale lavoravo, appunto La Nazione, potevo farlo e con molto più prestigio su quelle del quotidiano milanese di Via Solferino. Così quella sera, tardo pomeriggio, quando giunse in redazione la notizia del blitz della Guardia di Finanza alla sede di Rete Mia di Giorgio Mendella, fummo inviati insieme ad un collega a seguire dal vivo ciò che stava accadendo. Eravamo agli inizi degli anni Novanta, forse il 1991. Mendella era conosciuto da tutti per essere una sorta di genio delle televendite e non solamente. Era riuscito a farsi consegnare denaro da tantissima gente la quale aveva fiducia nella sua capacità, presunta, di saper moltiplicare i pani e i pesci. Si narravano leggende in proposito. Ciònonostante fu quello l'inizio della fine di uno degli uomini più famosi del Belpaese fini secolo. Le sue assemblee con personaggi di spicco del mondo dello spettacolo che investivano soldi a palate nel suo mondo che prevedeva una specie di crescita esponenziale dovuta alle trovate miracolose di quell'uomo brianzolo di nascita, ma adottato da Viareggio della cui squadra di calcio fu anche presidente. Finimmo, così, per incontrarci e conoscerci, con lui e i suoi avvocati che lo assistevano una volta che era davvero finito nei guai. Niente da dire, Giorgio Mendella aveva un fascino oratorio che ti conquistava lasciandoti basito, un timbro di voce che sapeva dove andare e, soprattutto, dove finire. Quando avevi parlato con lui, non riuscivi mai a capire se aveva ragione nelle sue ricostruzioni-considerazioni o se, invece, eri tu un farlocco incapace di afferrare il senso delle cose. Ci siamo visti più volte in quegli anni e mai, nonostante i processi e le condanne, il supermercato Titan a Bucarest e le villette sul mar Nero a prezzi stracciati, abbiamo saputo con matematica certezza che tutto quel che diceva e faceva era, in realtà, una bugia dalle dimensioni colossali.
Ora che è passato a miglior vita, ci sembra comunque doveroso e giusto salutarlo e ringraziarlo per quell'entusiasmo misto a una carica potentissima con cui provava e, per molti, riusciva, a far diventare realtà i sogni. Magari i suoi, più che quelli degli altri.



