Anno XI 
Lunedì 6 Aprile 2026

Scritto da Redazione
Politica
30 Agosto 2020

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"Se sarò eletto in consiglio regionale mi assumerò l'impegno di dare nuova vita all'attività venatoria che oggi la Regione sta lasciando morire con leggi e regolamenti datati".

Il tema sta particolarmente a cuore al candidato al consiglio regionale per Fratelli d'Italia Massimiliano Simoni, proveniente da famiglia di lunga tradizione venatoria: "Da sempre – spiega Simoni – e ancor oggi, anche in compagnia di qualche amico, condivido occasioni di caccia  alla minuta selvaggina da appostamento fisso, sulle colline versiliesi o nel padule del Massaciuccoli".

Per esperienza diretta, dunque, Simoni conosce bene i problemi che riguardano l'attività venatoria e quello principale, secondo il candidato di Fdi, riguarda proprio la successione degli appostamenti fissi nelle zone palustri: "La Regione Toscana, con il Parco Migliarino San Rossore Massaciuccoli  ha bloccato  i passaggi dei capanni con un evidente obiettivo: quello di far morire la caccia".

"Il Comune di Massarosa - spiega ancora Simoni - aveva assunto una deliberazione per chiedere alla Regione di intervenire e il Consiglio regionale aveva inizialmente sposato questa battaglia, ma il percorso si è subito interrotto perché di fatto è mancata la volontà di cambiare e la Regione, come da copione, fa orecchie da mercante. Io riprenderò in mano questo percorso, ma preoccupandomi stavolta di raggiungere il risultato di consentire le concessioni".

Simoni ritiene che si debba anche alleggerire l'iter legislativo che impone il divieto dell'uso dei motori a scoppio: "Il solo utilizzo di quelli elettrici - spiega - richiedendo condizioni atmosferiche troppo favorevoli, sta penalizzando fortemente l'attività. Vanno inoltre ripristinate le bilance, che oggi sono ridotte in condizioni vergognose, snellendo l'iter per il loro recupero".

Obiettivo del candidato in corsa alle regionali di settembre, come detto, è anche quello di fare il possibile perché siano superate leggi obsolete.  "La 157 che disciplina la caccia, è del 1992. Siamo rimasti fermi e il tempo trascorso impone aggiornamenti. Solleciterò la Regione - dichiara - perché faccia sentire la propria voce in Parlamento. Non solo. Anche la legge regionale Remaschi 'Obiettivo per la gestione degli ungulati'  deve essere superata perché basata su un contrasto evidente con il mondo dell'agricoltura".

"Le leggi che disciplinano la caccia – insiste – non devono essere condizionate da pregiudizi ideologici o divisivi, ma devono essere a misura di cacciatore, favorendo il rapporto sinergico con gli agricoltori, in modo che sia garantito il rispetto dell'ambiente. Gli animali  devono essere abbattuti per tempi e specie e non indistintamente come accade oggi".

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