Anno XI 
Lunedì 23 Marzo 2026

Scritto da Gessica Di Giacomo
Politica
27 Novembre 2025

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Chiamare l’immigrazione africana verso il nostro Paese, “immigrazione” è falso. Falsifica la realtà, la mistifica verso una deriva ancor peggiore: accoglienza, integrazione, buonismo.
La recente immigrazione africana verso l’Italia (come prima quella bengalese, per esempio, e altre ancora) intesa come flusso di persone ha in verità un nome autentico: traffico di esseri umani.
Un traffico su cui lucrano i trafficanti di esseri umani e i trafficanti di organi. Continuare ad accettare questa ipocrisia significa esserne complici. Continuare a elargire accoglienza, questua, bontà a questi individui, significa strizzare l’occhio ai trafficanti. Chiudere gli occhi e voltarsi dall’altra parte di fronte all’evidenza giova soltanto a chi ci specula senza scrupoli. Anche coloro i quali hanno migliori intenzioni e con buon cuore vogliono fare donazioni o attivarsi sinceramente nell’ambito dell’accoglienza, è bene che riconoscano con chiarezza che dietro la maschera ci sono interessi criminali di cosche, clan e organizzazioni di cui neanche possiamo immaginare tutti gli intrecci, le
ramificazioni, il radicamento nel tessuto socio-economico italiano e internazionale. Chiamare col vero nome e smettere di usare appellativi edulcoranti come appunto “immigrazione” o “accoglienza” è il primo passo verso una consapevolezza cui non ci si può più sottrarre, una consapevolezza unita a un senso di responsabilità civile ma anche etica, non solo per l’Italia e gli italiani ma anche per gli stessi “migranti”,
per queste “risorse” trasferite come pacchi postali per alimentare le casse (e non solo) della criminalità.
Quello che c’è dietro ha sicuramente l’odore dei soldi e il sapore di marcio. Diciamo “no” al traffico di esseri umani che molto spesso cela anche il traffico di organi e quello di bambini e donne per la prostituzione di entrambi. Il deep web pullula di trafficanti pronti a vendere qualche organo e anche laddove la donazione fosse volontaria, e anche laddove lo fosse da parte di cittadini italiani, non dimentichiamo che l’espianto avviene con la morte cerebrale e non con la morte fisica: il corpo e l’anima soffrono quando l’organo viene rimosso. Si vedono
“cadaveri” muoversi e con le lacrime agli occhi.
Di queste atrocità nessuno parla ma ci sono dati oggettivi e allarmanti. Inoltre, in ultimo ma non da ultimo, le ondate migratorie degli ultimi decenni hanno evidenziato il rischio di islamizzazione del nostro Paese a discapito del rispetto della nostra tradizione giudaico-cristiana.
Anche in questo caso ci sono dati allarmanti sulle persecuzioni, violenze e uccisioni di cristiani nel mondo, soprattutto proprio nel continente africano: noi accogliamo, loro uccidono.
La violenza non deve trovare terreno né quella del traffico di esseri umani, né quella dei crimini che molti di loro - irregolari soprattutto - commettono, né quella di chi continua a sbarcare sulle nostre coste contro la nostro volontà. Basta buonismo: è tempo di concretezza e di un cambio di passo. Riprendiamoci la nostra identità già barcollante per l’effetto della globalizzazione e ora del tutto traballante. Difendiamo la nostra identità prima che cada sotto i colpi criminali dei trafficanti di esseri umani e dell’islamizzazione.

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