Alcun riferimento a demenziale canzoncina di una giovane Rita Pavone, bensì oggi m’interesso a “sparate”, ormai con il selettore a raffica, di schieratissimo magistrato. Che forse ha molto tempo da dedicare a faccende che nulla hanno a che fare con l’esercizio della funzione per cui è ben pagato. Indice del fatto che esercitare il ruolo di capo d’una delle Procure più lavorate d’Italia probabilmente non dia molto da fare. O che collaboratori e dipendente PG sian talmente bravi, da non aver bisogno che li si diriga e coordini. Oddio, esiste l’ultima ipotesi: siamo di fronte a tale genio che riesca a far tutto e bene, e allora ne son sinceramente felice.
Per 49 anni e passa ho indossato un’uniforme, massone non sono e in carriera qualche problema l’ebbi per non averne favorito qualcuno in terra di Sardegna. Mai indagato, manco per “atto dovuto”, sono il perfetto esempio di chi vota “NO”, almeno secondo autorevole parere. Se non fosse che questo forse stia registrando un ribasso di credibilità. Dopo le ribaltatissime frasi di Falcone, ci è toccato sentire che la separazionne delle carriere ci priverà delle indagini del PM volte a ricercare prove a discarico dell’indagato. Già, in barba al preciso dettato legislativo del Codice di Procedura Penale, che la riforma non tocca. Qualche maligno ha conseguentemente osservato che, a riforma approvata, aumenterà al 70-80% la percentuale di arrestati prosciolti o assolti, ove si cada sotto le grinfie di “certi” PM. Chissà, potrebbero interpretare che, per via della separazione delle carriere, se oggi attribuivano scarsa attenzione alle prove a discarico emerse, potrebbero in futuro essere convinti di doverle nascondere, ove v’inciampino. Salvo poi le stesse emergano in dibattimento.
Non so come finirà, ora. Dire che “tutte” le persone “perbene” voteranno “NO”, per logica esclude dalla categoria dei “perbene” chi voterà “SI’”. M’attendo che legale d’assalto ci veda il bisiness e promuova “class action”. Insomma, occorrerà ricostruire parola per parola l’asserzione, e poco m’interessa disquisirne.
M’intriga invece di più capire come sia possibile che l’universo mondo politico abbia a ridire per un generale seppellito fra le carte geografiche che dica la sua, magari scomoda, su più faccende, rammentandogli che un militare debba tacere e basta. Mentre un alto magistrato, a capo d’una Procura fra le più importanti d’Italia (o “del Paese”, se qualcuno s’offende al richiamo risorgimentale), possa così massicciamente intervenire nel dibattito politico. Come una legione di suoi colleghi, del resto.
Vuoi vedere che faccia più paura la geografia del Codice Penale? O che sia vero l’opposto? E che pur di non trovarsi indagati, sia tutto concesso alla solita parte?
È questo che non comprendo della nostra Italia. Lo sfacciato doppiopesismo. Non capisco perché si possa impunemente cercare di distruggere una persona con decine di procedimenti penali, poi magari archiviati a ranghi compatti. E lasciare altre persone libere di dire tutto, anche ciò che tecnicamente è errato, e giuridicamente aberrante, e fattualmente falso.
Triste, infine, assistere ai mezzi passi indietro, alle “contestualizzazioni”. Come se dire che il “discorso” valesse solo per la Calabria sia accettabile. Già perché in Calabria i delinquenti e massoni voterebbero SI’, e i “perbene” compatti NO. Per cui se un calabrese vota SI’, è agevole capire chi sia.
Per non parlare dell’audace accostamento fra indagati e condannati, in stile davighiano “allargato”, che stavolta sostanzialmente li assimila e basta. Senza sottigliezze. Se non fosse per le percentuali “arrestati su ordinanza del GIP a richiesta del PM/prosciolti e assolti”, francamente imbarazzanti e fallimentari di certi PM, non si comprenderebbe neppure come mai si possa confondere l’indagato col condannato. In barba alla presunzione “di non colpevolezza” o “d’innocenza”. A proposito, tempo fa Travaglio polemizzava sottolineando come la Costituzione proponga il primo concetto e sia errato sbandierare l’esistenza del secondo. Bizantinismo è dire poco. Come se non essere colpevole prima di un processo sia diverso – nella pratica – dall’essere innocente. O come se non essere colpevole fino a sentenza di condanna permetterebbe alle Istituzioni di rovinare comunque l’esistenza di un cittadino.
Un principio, rozzo quanto si vuole, recita che sia meglio un colpevole libero che un innocente condannato. Beh, mi pare che un po’ di casi in cui è stato violato, vi siano. E fra questi inserirei anche gli anni di gogna e i tempi di carcerazione preventiva di chi ha fatto parte di quella percentuale di assolti/prosciolti, nel quadro d’inchieste di “certi” PM.
OGNI RIFERIMENTO A FATTI E PERSONE È ASSOLUTAMENTE CIRCOSCRITTO A CASI PURTROPPO NOTI, E NON COINVOLGE L’ORDINE GIUDIZIARIO.
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