Pensionato ormai da lunga pezza - quasi vent’anni - soffro, come tanti uomini d’età avanzata, di depressione da senescenza. Si manifesta con un generale senso di malessere fisico, disturbi del sonno e dell’umore, una tendenza all’apatia e all’isolamento… E quando, con una punta di preoccupazione, provo a parlarne con qualcuno - amici, parenti, ex colleghi di lavoro, sodali di mille avventure… - siccome niente si elargisce così generosamente come i consigli, tutti loro me ne danno uno, quasi sempre lo stesso, evidentemente ai loro occhi salvifico: “Perché non provi a fare un po’ d’orto?
Maneppureperidea! Oppure, nella mia più densa lingua nutrice, mammancopegnente: NO, NON SONO ANCORA MORTO / NON LO VOGLIO FARE L’ORTO. Li vedo, e li piango, gli “ortisti” coetanei perennemente alle prese con il loro pezzettino di terra da 50 mq: ora c’è da preparare il terreno, poi da seminare, quindi bisogna spandere il concime. Senza dimenticarsi di preparare i sostegni per gli ortaggi rampicanti… E poi sarchiare, irrigare, pacciamare, tenere sempre tutto pulito ed evitare che le erbe infestanti prendano il sopravvento… Inoltre, la meteorologia non aiuta e quasi mai il clima risulta propizio: ora fa troppo caldo, ora troppo freddo. A giornate assai assai piovose se ne alternano altre assolutamente aride e siccitose e una volta sono le maledette formiche, un’altra le odiose lumache, use, le une e le altre, a passare sempre più spesso all’incasso delle fatiche rurali degli altri. Per non parlare poi degli incidenti sul, chiamiamolo, lavoro che toccano di frequente a tanti e tanti apprendisti agricoltori. Ed eccoli, i miei coevi, tutti troncolati, graffiati, tagliati, abrasi, coperti di lividi… Per cosa, poi? Qualche pomodoro stento, grame foglie di lattuga, carote miserrime, zucchine meschine, scarsi fagiolini: tutti prodotti che puoi trovare comodamente al supermercato vicino casa e a costi, economici e umani, di parecchio più contenuti. Della serie “continuiamo a farci del male, ma male sul serio”.
È proprio vero, come suona un antico proverbio contadino, che “la terra è bassa” a indicare la fatica richiesta dal lavoro nei campi. E perché, se non costretti dal bisogno o addirittura per hobby, dovremmo dedicarci a tale tipo di attività così gravosa e stancante? A mio parere, si tratta dell’ennesima manifestazione dell’autolesionismo proprio di questi strani tempi nostri. Insieme al correre sudati, sbuffanti e scaracchianti fino allo sfinimento; al pedalare in gruppo, travestiti da ciclisti professionisti, intasando il traffico e disseminando ancora più motivi di odio tra la categoria delle due e quella delle quattro ruote; al dare vita a furibonde partite di calcetto in cui si consumano amicizie nate addirittura sui banchi di scuola o sotto le armi; al frequentare, in forme ossessivo/compulsive, palestre fornite di sempre più complicati ordigni ginnici in tutto e per tutto simili agli strumenti di tortura dell’Inquisizione. Qualsiasi cosa, insomma, pur di evitare la maledizione dell’inattività, perché, si sa, “la testa dell’ozioso è l’officina del diavolo”.
La cura dell’orto, ma anche no…
Scritto da Luciano Luciani
Cronaca
29 Novembre 2025
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