Chi ha seguito per 14 anni la Gazzetta di Lucca sa bene come questo quotidiano on line sia stato non soltanto l'espressione di un modo di fare giornalismo molto sopra le righe, così come sa che esso è stata l'espressione, molte volte, di un modo di essere e di concepire la realtà che appartenevano al suo direttore (ir)responsabile. Non a caso esso ha accompagnato le vicissitudini di un giornalista di provincia che ha scambiato quest'ultima per un palcoscenico dove esibirsi in quella che pensava e pensa dover essere una pelstra per fare del buon giornalismo. E' vero, come sosteneva il vecchio amico e collega Fidia Gambetti, maestro a tutti gli effetti, che la provincia uccide, ma è altrettanto vero che in provincia, come sosteneva, qualcuno è veramente qualcuno e nessuno è veramente nessuno. Non si bleffa a queste latitudini, al massimo si finge, ma anche qui si rischia di essere scoperti e regolarmente sputtanati. Dicevamo che non era raro leggere sulla Gazzetta, nella rubrica Ce n'è anche per Cecco a cena, ma non soltanto, la quotidianità di chi scrive che cercava di fare partecipi i propri lettori di presunte verità acquisite che avrebbero potuto essere cedute a chi ne volesse fare buon uso. Da allora, da quel 2011 in cui nacque la Gazzetta di Lucca, di tempo e di anni ne sono passati non pochi, tanti e che anni! Tra querele, esposti, denunce, condanne e, fortunatamente, altrettante assoluzioni, non ci siamo fatti mancare niente. Abbiamo allattato numerosi aspiranti giornalisti che, adesso, scorrazzano qua e là con alterne fortune nei meandri di un mestiere che, ormai, conta quanto il due di coppe a briscola quando regna bastoni. Non che prima contasse di più, ma, almeno, aveva più dignità e doveva ricorrere all'ingegno mentre adesso ricorre alla tecnologia e la differenza la si percepisce tutta...