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Scritto da Luciano Luciani
StoricaMente
25 Gennaio 2026

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Risulta convenzione diffusa tra gli storici della letteratura poliziesca attribuire l'origine della detective story al celebre racconto di Edgar Alla Poe I delitti della via Morgue, apparso nell'aprile 1841 sulle pagine del “The Graham's Lady's and Gentleman's Magazine” di Filadelfia. In queste pagine aurorali e archetipiche, attraverso la detection, ovvero l'indagine per scoprire un delitto, per la prima volta  fu proposto al lettore un intreccio complesso, caratterizzato dalla rapidità dell'azione e da frequenti colpi di scena.
Risolutore dell'enigma C. Auguste Dupin, personaggio che costituì l'antesignano del detective, cioè dell'investigatore, figura strategica di tutta la letteratura poliziesca a venire: è lui il protagonista della ricostruzione dell'ordine violato dal delitto, il detective, testimone delle luci, ma soprattutto delle ombre della società moderna, industriale e metropolitana che fa da sfondo alle vicende di questo genere di letteratura. Indirizzata verso il progresso, scandita dal suo ritmo, sempre più incalzante e febbrile e inevitabilmente segnata da feroci contraddizioni di classe, la società industrializzata, la città, le sue periferie, i suoi sobborghi sono il terreno privilegiato in cui muove l'indagine del detective: il crimine matura qui, nell'inferno di una realtà che la modernità complica e degrada nella monotonia della sua uniformità: in essa l'uomo perde la propria identità, rendendosi sempre più omologato e anonimo. Il romanzo poliziesco inaugurato da Poe evidenzia con singolare efficacia la malattia che percorre l'intera società: la violenza, la brutalità, il delitto che le sono connaturati sono assunti come il punto di partenza di questa nuova letteratura. Attraverso il poliziesco, trovano espressione tanto il lato oscuro, i timori e i problemi di una società con caratteri sempre più marcatamente di massa, quanto una forma sottile e diffusa di disagio avvertito dai letterari e dagli scrittori di fronte al costituirsi del mondo moderno.
Sarà proprio Baudelaire, il poeta che più e meglio degli altri sa cogliere e raffigurare le nuove dimensioni della realtà aperte dalla rivoluzione borghese e industriale, a studiare e tradurre Poe. La sua grandezza e le novità da lui introdotte nel romanzo sono percepite anche dai fratelli Goncourt che nello stesso anno in cui Baudelaire traduce i Racconti straordinari di Poe scrivono nel loro Diario in data 18 luglio 1856: “Dopo aver letto Poe. Qualcosa che la critica non ha visto, un nuovo mondo letterario. I segni premonitori della letteratura del XX secolo. I miracoli tramite la scienza; la favola tramite A+B, una letteratura malata e lucida. Niente poesia. Immaginazione a colpi di analisi... Le cose hanno più importanza degli uomini; l'amore cede il passo alle deduzioni e ad altre fonti di idee, di frasi, di racconti e di interesse; la base del romanzo spostata e trasportata dal cuore alla testa e dalle passioni alle idee; dal dramma alla soluzione”.
Infatti, sullo stesso scenario che farà da sfondo a tanti romanzi del naturalismo si aggira il giovane e cerebrale cavalier Auguste Dupin, padre diretto dello Sherlock Holmes di Conan Doyle, del Philo Vance di van Dine, dell'Hercule Poirot di Agatha Christie e di tanti altri detectives tutti intelletto. Mentre la polizia, come al solito, “brancola nel buio” e guarda con scettica diffidenza ai metodi di Dupin (“il funzionario... si lasciò sfuggire qualche sarcastica osservazione su quanto sarebbe desiderabile che ognuno si occupasse delle proprie faccende), questo, forte soltanto delle proprie risorse intellettuali, riesce a risolvere il caso di due donne barbaramente trucidate a Parigi in una stanza chiusa dall'interno.
Auguste Dupin tornerà in altri due racconti, La lettera rubata, dove il nostro recupera una lettera sottratta da un ministro a una dama della famiglia reale, e Il mistero di Maria Roget, nelle cui pagine risolve, senza allontanarsi da casa, l'enigma della scomparsa di una commessa. In entrambi, Dupin si conferma come il modello del detective dilettante di genio che, grazie a un procedimento razionale e rigoroso, nutrito di raffinata cultura, risolve gli enigmi che si frappongono al disvelamento della verità: questo è il primo e più importante topos. Poi, appare un altro elemento destinato a diventare canonico: il delitto è stato commesso in un ambiente chiuso e apparentemente impenetrabile. Quindi, ancora un dato ricorrente: quello del confronto polemico tra detective dilettante e la polizia ufficiale. Ultimo, la presenza di un narratore estraneo agli eventi. Come spiega con chiarezza lo stesso Poe nella Filosofia della composizione, lo scrittore, prima di iniziare a scrivere la storia deve averne presenti tutti gli aspetti. Da qui deriva quel senso di eccessiva “necessità”, quasi di artificiosità del romanzo poliziesco, in cui si sa già che ogni dettaglio, ogni particolare deve avere un suo significato, e dove l'Autore governa tutto, anche l'evento apparentemente più casuale.

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