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Scritto da Redazione
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12 Marzo 2020

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La scomparsa all'età di 67 anni, ad opera del coronavirus e in piena salute, del dott. Roberto Stella, Medico di Famiglia, Presidente dell'Ordine dei Medici di Varese, Responsabile Nazionale per la Formazione della Federazione Nazionale Medici Chirurghi e Odontoiatri, rappresenta per la categoria un fatto di inaudita tristezza.

La morte del dott. Stella, primo medico di medicina generale caduto sul campo in questa epidemia, grida vendetta contro la crudeltà di un morbo che ci ha strappato una delle menti più illuminate, oneste e preparate del mondo medico italiano; vendetta, poi, perché tale perdita è la diretta, palese conseguenza di una modalità di lavoro che, così com'è impostata attualmente, pone più di ogni altro il medico a rischio di contagio, per di più privo di difese nei confronti dell’agente patogeno.

Questo evento luttuoso evoca anche rabbia verso una politica che si è mossa in ritardo e con decisioni discutibili dopo anni di tagli indiscriminati, rabbia verso le opinioni contraddittorie di sedicenti esperti, rabbia verso un'amministrazione sanitaria che non offre mezzi di protezione adeguata ai suoi professionisti, territoriali ed ospedalieri, che si sentono inascoltati e per niente coinvolti nelle decisioni in questa lotta ad armi impari, nonché gettati allo sbaraglio a combattere una vera e propria guerra contro un nemico sfuggente senza le risorse necessarie e con direttive imprecise, equivoche e talora inattuabili.

Ci auguriamo che la scomparsa del dott. Stella rappresenti un fenomeno isolato altrimenti potrebbero verificarsi altri analoghi eventi che porterebbero ad una gravissima compromissione dell’assistenza sanitaria territoriale.

Analoghe considerazioni vanno fatte per il comparto ospedaliero, Pronto Soccorso e Rianimazione in primis, ma naturalmente anche gli altri reparti; giova ricordare che se si ammala un medico, così come qualsiasi altro membro dell’equipe, chiude (quando va bene) un’intera unità operativa con ripercussioni a cascata non solo su tutto l’ospedale, ma anche su quelli limitrofi con conseguenze inimmaginabili.

E’ doveroso richiamare, quindi, gli amministratori ed i decisori all’ascolto di chi lavora quotidianamente sul campo e ad un maggior senso di responsabilità per mettere in grado tutti i medici di poter adempiere appieno ai loro compiti in questa grave situazione dotandoli degli strumenti necessari in tempo reale poiché gli attuali tardivi provvedimenti, presi in fretta e furia, rischiano di essere inefficaci.

I medici non chiedono altro che lavorare, è la loro vocazione naturale; devono però poterlo fare con dignità e con la serenità di un’amministrazione sanitaria che li ascolta e li sostiene.

Un grande encomio, infine, da parte dell’Ordine ed un sentito ringraziamento a tutti i Colleghi che stanno lavorando in questo difficilissimo frangente.

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