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Scritto da Redazione
Rubriche
28 Febbraio 2020

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo questa riflessione sull'attuale situazione a seguito del Coronavirus inviataci dal consigliere comunale del partito democratico Leonardo Dinelli:

Non voglio scrivere l'ennesimo articolo sul tema che va per la maggiore in questo periodo, ci mancherebbe altro. Per non incorrere nel rischio di parlare a sproposito ci vogliono le giuste conoscenze scientifiche e comunque, probabilmente, non avrei voglia di contribuire alla grande abbuffata sul coronavirus.

Vorrei invece provare a fare una breve riflessione sulle modalità comportamentali che le persone hanno adottato nel momento in cui si sono trovate a dover fronteggiare una criticità che, probabilmente nella percezione collettiva, è stata amplificata rispetto al rischio reale.

Sono stato in uno dei tanti supermercati che sono sparsi nella nostra città per prendere quattro cose. Girando per il negozio ho visto gli scaffali della pasta, della farina e delle merendine semivuoti; se non una scena surreale quantomeno insolita.

Prima di ieri non credevo molto a quello che avevo sentito dire in questi giorni rispetto alle folli spese effettuate nei supermercati e agli acquisti dissennati in risposta, forse, ad un possibile stato quarantena generale. Pensavo fossero esaltazioni, come spesso capita, di situazioni soltanto leggermente diverse dal solito. Magari fosse stato così...

Come non riflettere su quanto avvenuto? Com'è possibile che siano stati attivati comportamenti così illogici, irrazionali, dettati soltanto dall'egoismo e da uno spiccato spirito individualistico privo di ogni qualsivoglia senso di comunità? Davvero non è possibile affrontare i problemi con equilibrio, razionalità, consapevolezza, studio e conoscenza? Se le persone non sono in grado di attraversare qualche piccolo disagio, come possono affrontare poi situazioni complesse imparando ad accettarle come, ad esempio, il fine vita?  

Questa vicenda apre, a mio avviso, le porte a diversi interrogativi, tra i quali una riflessione accurata e profonda che la politica, a tutti i livelli, potrebbe provare a fare. Come armonizzare le esigenze e i bisogni individuali con quelle collettive? Come recuperare il senso di comunità e solidarietà che ha caratterizzato questo paese nei momenti davvero difficili, e che ancora oggi emerge in occasione ad avvenimenti tragici? (vedi esempi di grande solidarietà quando ci sono i terremoti e le calamità naturali). Come far diventare abituali, e non occasionali, comportamenti di maggior disponibilità, comunanza, attenzione e accoglienza non solo verso il prossimo ma, soprattutto, verso quello che comunemente chiamiamo destino o sorte e che, a volte, riserva situazioni incomprensibili e drammatiche?

Con questo non voglio assolutamente affermare che bisogna accettare passivamente gli eventi senza provare a cambiarli, anzi. Penso però che per cambiare gli eventi sia più probabile ottenere un risultato positivo se al centro delle nostre azioni si mette la collettività al posto dell'individualità, se  lo studio e la conoscenza sopravanzano il chiacchiericcio e l'improvvisazione, se le azioni altruistiche superano quelle egoistiche.

Visti i comportamenti di questo periodo mi rendo conto che tutto questo possa apparire come un'improbabile desiderio, forse una vana speranza, ma nel disegnare la società che vorrei mi piace pensare che i momenti e gli spazi dedicati alla riflessione sull'agire umano, nei quali diventa possibile pensare non tanto al significato della nostra esistenza quanto alla consapevolezza delle nostre azioni, risultano importanti nell'attuale agenda politica.

 

 

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