Anno XI 
Mercoledì 1 Luglio 2026

Scritto da carmelo burgio
Politica
07 Novembre 2025

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La recente proposta targata Fratelli d’Italia, volta a mitigare gli automatismi perversi dell’atto dovuto, ha scatenato – ma era ovvio – il putiferio, con l’opposiuzione a strepitare contro una “licenza d’uccidere” in stile 007. Lo trovo non serio e controproducente, in quanto non ci vuole molto a comprendere che non si possa neppure concepire una norma del genere. Ovvi profili d’incostituzionalità verrebbero immediatamente sollevati, alla luce del principio che prevede l’eguaglianza dei cittadini davanti alla legge.
Proviamo a chiarire alcuni aspetti, non a tutti noti. Oggi, col criterio dell’atto dovuto, e l’incriminazione immediata del rappresentante delle FF.P., questi si deve immediatamente pagare un legale, al netto di collette di colleghi e pubblico sensibilizzato da media e sindacati. Solo se assolto con formula piena – stiamo parlando chiaramente di processo per aver agito per motivi di servizio – potrà vedersi rimborsato delle spese legali. Interverrà però l’Avvocatura dello Stato che, a suo insindacabile giudizio, stabilirà se la spesa sostenuta sia o meno congrua. In sintesi: se ci si è avvalsi di un principe del foro – dalla Bongiorno a Taormina – il rimborso viene di norma valutato al ribasso, dicendo sostanzialmente all’interessato che poteva avvalersi di professionista meno “di grido”. Rimarrà irrisolto il quesito del tutore dell’ordine: “Ma se mi pigliavo un paglietta magari mi condannavano e non mi rimborsavano nulla!”, ma fa nulla. Del resto al cittadino che agisce per legittima difesa nulla si rimborsa, se assolto.
Accanto a tale penalizzazione, fino al termine del procedimento penale, il nostro policeman si vede bloccate la carriera, le domande per concorsi e le assegnazioni a sedi particolari o all’estero. 
Ciò che si profila in questo “scudo penale” è in effetti assai più ridotto. Si offre (o si impone) al magistrato inquirente di attendere una manciata di giorni, in cui procedere ad un rapido esame dell’evento e, ove rilevi che ci si trovi nell’ipotesi della difesa legittima o dell’uso legittimo delle armi, abbia la possibilità di chiedere l’archiviazione, evitando d’aprire un fascicolo. Contestualmente si stabilisce l’anticipo delle spese legali. Questa è sicuramente una bella novità, mentre la prima consiste nel rivitalizzare quel processo di prima analisi dell’evento che per decenni si è fatto. Perché fino a qualche anno fa era ciò che senza alcuna specifica norma accadeva. Di massima in Procura a nessuno veniva in mente che durante un conflitto a fuoco con rapinatori o latitanti si dovesse automaticamente incriminare il policeman. Fermo restando che qualora dopo fosse emerso che s’era trattata di fredda esecuzione criminale da parte dei rappresentanti dello Stato, l’uomo in uniforme passava i suoi guai. Oggi diciamo che qualcosa è cambiato, i guai si passano da subito.
Purtroppo, per quanto apprezzi la buona volontà del gruppo parlamentare di Fratelli d’Italia, promotore del disegno di legge, qualche perplessità la nutro. E la questione, mi spiace dirlo, rimane irrisolvibile.
Possiamo pure dargli 3-5 giorni, una settimana, per capire cosa sia accaduto, ma se il Sostituto di turno ha un suo retropensiero, l’atto dovuto lo compirà, motivandolo con bizantine elucubrazioni. L’abbiamo visto con la brillante teoria della “distanza di sicurezza” durante gl’inseguimenti di moto e auto in fuga da posti di controllo, riedizione della logica della favola di Esopo del lupo e dell’agnello. Per cui non mi faccio illusioni.
È il classico cane che si morde la coda. Fino a che non si configurerà la sanzione per un atto del magistrato inquirente che abbia i caratteri della “lite temeraria” – per malafede evidente risultante dal contesto giurisprudenziale ignorato per negligenza o ignoranza – questi continuerà ad utilizzare l’atto dovuto. E poiché è alquanto difficile che il legislatore riesca a produrre norme che colpiscano gli errori dei Magistrati, atteso che potrebbero causare altri e più gravi discrasie (mancata revisione nei gradi di giudizio successivi per non mettere nei guai un collega, o eliminazione delle condanne), non vedo soluzioni a portata di mano.
È questa sanzione per eventuali errori, estesa nella casistica al di là del dolo, che costituirebbe la vera “alabarda spaziale” capace di modificare molti atteggiamenti. Comprese le festose “acchiappanze” di centinaia d’indagati – delizia della forcaiola Italia – salvo poi a vederne assolti il 50%.
Non ho strumenti per auspicare questa o quella soluzione, ma limitandomi ad esercizio logico – ritengo che si potrà modificare qualche tutela delle toghe con ulteriori interventi legislativi, dopo il referendum. Questo, oltre a sancire eventualmente divisione di carriere e composizione di Consiglio Superiore della Magistratura e ufficio preposto all’azione disciplinare, darà la misura del sentire della gente comune, quella che in effetti sostiene o meno l’azione di governo. Che a volte ha difficoltà a comprendere la sostanziale impunità di un circoscritto gruppo di cittadini, e i problemi li sintetizza e semplifica, anche con la “pancia”. 

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