Anno XI 
Lunedì 29 Giugno 2026

Scritto da aldo grandi
Politica
03 Giugno 2023

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Il nuovo sindaco di Camogli Giovanni Anelli ha rimosso, appena eletto, lo striscione dedicato a Giulio Regeni suscitando le polemiche della sinistra locale che lo accusa, evidentemente, di scarsa sensibilità se non di qualcosa di peggio. L'addobbo, chiamiamolo così visto che è lì da un pezzo e nessuno ha detto o fatto qualcosa di concreto -né a destra né, tantomeno e prima, a sinistra - per giustificarne la presenza, è il medesimo che anche l'amministrazione di Alessandro Tambellini aveva piazzato in bella vista sulla facciata di palazzo Santini sede del consiglio comunale di Lucca. Una volta vinte le elezioni, il suo successore, Mario Pardini e la sua giunta, non hanno fatto alcunché, nel senso che non lo hanno rimosso come il sindaco ligure, né hanno detto o prodotto qualcosa che dia un senso alla sua permanenza. 

Qualcuno potrebbe anche dire che il solo fatto di essere appeso alla parete ha un senso e trasmette un messaggio. E invece no. Lo striscione di Amnesty International porta la scritta: Verità per Giulio Regeni. Ci sarebbe da ridere se non ci fosse da piangere. Ci viene in mente la strage di Piazza Fontana del 12 dicembre 1969. Anche i cani e i porci sanno chi piazzò le bombe e di chi è la responsabilità di quell'attentato, ma dopo 50 e passa anni ci tocca ancora sentir dire che non sono stati individuati i colpevoli dalla magistratura. E con Regeni, povero ragazzo, è la stessa cosa. Mandato ad occuparsi di questioni che, in un paese occidentale, laico e democratico, sono quisquilie mentre in un paese arabo, islamizzato e dittatoriale possono provocare e hanno provocato, anche la morte di chi non se ne rende conto.

Ormai la verità su Giulio Regeni la sanno tutti, almeno tutti quelli che ancora usano autonomia di pensiero e indipendenza di giudizio. Giulio Regeni è stato torturato e massacrato da personaggi che risiedevano e, probabilmente, risiedono ancora all'interno degli apparati di governo del Cairo. Di cosa abbiamo bisogno, a questo punto, per ritirare, ad esempio, l'ambasciatore in Egitto e scatenare un casino come meriterebbe questo nostro concittadini morto senza nemmeno sapere perché? Purtroppo ci sono aspetti economici e non solo così importanti che la morte di un italiano conta come il due di coppe a briscola quando regna bastoni, cioè un cazzo o poco più. Ma che almeno si abbia il coraggio di ammetterlo e di confessare, pubblicamente, che gli interessi in gioco sono superiori a qualsiasi principio etico e al dolore, profondo e devastante, di una famiglia che meriterebbe solamente giustizia.

Quel che è accaduto a Giulio Regeni non è molto diverso da ciò che è avvenuto al giornalista Jamal Khashoggi, strangolato e fatto a pezzi e bruciato tra il consolato dell'Arabia Saudita a Istanbul e la residenza del console. Eppure, nonostante si sappia benissimo che il mandante dell'omicidio è il principe ereditario saudita Mohammad bin Salman Al Sa'ud - l'amico di Matteo Renzi (puah!) - non solo nessuno glielo fa notare e tutti lì ad omaggiarlo, ma anche il nostro Paese che si sciacqua la bocca un giorno si e l'altro pure con i diritti degli LGBTQRSTUVZ+, tanto ha fatto che è riuscito a organizzare nel paese dove i giornalisti vengono bruciati, la futura edizione a 4 della Supercoppa Italiana, della serie quando il calcio annebbia i cervelli e tutto il resto.

Giulio Regeni e Jamal Khashoggi sono due facce della stessa medaglia: simili a due palline da golf, sono finiti, purtroppo per loro, nella buca sbagliata all'interno di un campo sbagliato. 

Quindi, per favore, bando all'ipocrisia ed evitiamo di fingerci addolorati quando, in realtà, abbiamo, ognuno, da pensare agli affari propri. Togliete, per favore, quell'addobbo ormai scaduto oppure tirate fuori gli attributi come giunta comunale di Lucca e votate all'unanimità, con l'appoggio dell'opposizione, un ordine del giorno duro, impietoso, coraggioso contro il Governo italiano di oggi e di prima, contro l'Egitto e il suo Governo, in cui si dica tutto quello che abbiamo scritto noi in questo Cecco a cena e se non ne siete capaci, chiamateci che ve lo compiliamo noi, ma per favore basta con il buonismo e il politicamente corretto, realmente ce lo sbattiamo tra le gambe.

Altrimenti, vergognatevi e togliete lo striscione che fate più bella figura.

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