Anno XI 
Domenica 28 Giugno 2026

Scritto da francesco pellati
Politica
27 Aprile 2026

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A Milano solita manfrina: la Brigata ebraica, cui la Repubblica italiana ha concesso la medaglia d’oro “al valor militare per la Resistenza” nel 2017, fuori dai cortei perché Israele massacra i palestinesi di Gaza (dicono i Pro Pal che rappresentano Hamas non i palestinesi).

Poche storie, la Brigata ebraica era composta da oltre 5.000 soldati di razza ebraica provenienti da mezzo mondo (Palestina, USA, Canada, Australia, Sud Africa, Polonia perfino dalla Unione Sovietica: ebrei comunisti) non da cittadini di Israele, che all’epoca neanche esisteva: il divieto dunque non è politico, è razzista e antistorico; la Brigata ebraica fece davvero la guerra contro i nazisti, come gli Alleati e come i Partigiani, invece non c’erano il Leoncavallo e gli altri collettivi che presidiano le libertà antifasciste del Paese con i noti metodi democratici, né c’era il sindaco Sala, il prototipo dell’ipocrita alta borghesia di sinistra, non solo milanese, non c’era la CGIL che invece si è infilata da qualche decennio e non si capisce che cosa ci faccia un sindacato dei lavoratori dipendenti (ormai soprattutto di pensionati) in una manifestazione senza contenuti socio/economici: non pare casuale che gli altri sindacati restino fuori, perché non hanno delega a parteciparvi (ma neanche hanno un padrino/padrone politico né segretari generali in carriera politica).  

Come nelle botteghe, così nei cortei le insegne indicano quello che c’è dentro: in una macelleria c’è carne, in un bar ci sono caffè e cappuccini, nei cortei le bandiere di Hamas, Cuba, Iran, Venezuela indicano la sintesi politica e culturale dei manifestanti.

Le insegne e le prassi dei nostri “guardiani della Repubblica e della Costituzione”, sia nelle piazze violente e intolleranti che nei felpati ambiti istituzionali, sono chiare:

enunciato (neanche sempre) il minimo sindacale della condanna generica del terrorismo e del “regime” iraniano, arriva il contenuto e la proposta:

a livello razziale la fatwa islamica contro gli ebrei si intreccia con le leggi razziali fasciste e naziste, a conferma del legame storico fra nazifascismo e islam.

A livello politico il modello proposto è quello a partito unico: confessionale in Iran e a Gaza, marxista a Cuba (e in Cina, in Corea del Nord, in Vietnam, eccetera) con diritto all’uso della violenza per reprimere gli “infedeli” o i “dissidenti”. L’uso della violenza è attuato in entrambi i regimi, senza il beneficio di cortei (neanche di centrodestra).

A livello economico il sistema della economia di Stato che unisce la Teocrazia medievale iraniana agli apparatchik cubani e venezuelani: sistemi che da sempre originano miseria endemica, falliti dovunque applicati. Lo dicono storia e cronaca.

I liberaldemocratici occidentali (ma anche i socialdemocratici, pur in misura minore) dovrebbero ogni giorno sfidare chiunque a indicare in quale Paese del Mondo l’economia di Stato ha apportato benessere e libertà.

Ha ragione la sindaca Funaro quando declama dal palco a quasi tutti (ebrei esclusi dai suoi sodali senza che lei apra bocca) “… allora oggi, da questa piazza, vogliamo dire con chiarezza che la Resistenza continua a essere la radice più profonda della nostra democrazia ….”.

Come dissentire: la libertà conquistata nel 1945 è un bene prezioso che va difeso non simbolicamente una volta all’anno, ma con la Resistenza giornaliera, come lo hanno difeso gli italiani democratici dal 1945 ad oggi, contro gli appetiti esterni dei comunisti di Tito, i progetti del PCI di Togliatti, le Brigate Rosse (e quelle Nere meno perniciose loro malgrado ma altrettanto violente), e via via fino ad oggi quando difendono la Brigata Ebraica in quanto simbolo di libertà, di pluralismo, di democrazia.

Tranquillizziamo la signora Funaro ma anche la signorina Schlein e Bibì e Bobò: libertà e democrazia di questo Paese continueremo a garantirla noi, come abbiamo fatto finora.  

Ma dall’episodio milanese di intolleranza dei violenti e di paraculismo di Sindaci chic e organizzazioni funzionali, pare chiaro anche ai ciechi che non è da Israele che vengono i pericoli per la libertà e la democrazia in Italia e nel mondo.

vengono dalla intolleranza religiosa, dai massacri  degli “infedeli” in Iran e dei cristiani in Africa nella indifferenza politica e perfino religiosa, vengono dal progetto di egemonia cinese, cui il nefasto “presidente per caso” Giuseppe Conte ha contribuito, vengono dai violenti non puniti per i danni che arrecano a persone e cose, vengono da una cultura e da una politica favorevole alla immigrazione e al successivo  abbandono degli immigrati che, insieme ai coccolati ROM, occupano case e quartieri, aggiungono delinquenza straniera a quella nostrana, concorrono al progetto generale in Italia e in Europa: destabilizzare istituzioni, modello di vita, cultura, religione occidentali per sostituirli con un regime autoritari a cultura mista: neofascismo islamico, partito unico marxista, economia di Stato.  

Altro che le Spectre finanziarie temute (vallo a dire ai Fugger e ai finanzieri genovesi falliti per le insolenze di Flippo II, ai Bardi, ai Peruzzi e agli Acciaioli falliti per le insolvenze di Edoardo III, vallo a dire ai francesi che sottoscrissero i famosi “assegnati”: carta straccia, come i marchi stampati dalla Repubblica di Weimar: tutti leggi e regolamenti, roba politica non economica).

Altro che le giravolte dell’indigeribile Trump: fanno più paura i sorrisini compiaciuti dei politici e commentatori di partito (e di parte), lieti delle “difficoltà” di Trump e dunque tifosi dei sanguinari turbantoni o dei loro sodali in Libano, a Gaza e in giro per il mondo dove ogni tanto tagliano la gola a un cristiano perché Allah yurid dhali (Dio lo vuole).

Ma anche loro aiutano a realizzare il “regime change” in Occidente.   

 

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