La storia di questa “Grazia”, al netto delle insinuanti aggressioni del travagliato “Fatto Quotidiano”, merita una breve riflessione. Anche se il buon (?) Marco Travaglio è solo guidato dal suo immarcescibile odio per tutto ciò che riconduce a Berlusconi. E la Minetti evoca Silvio da Malpensa, Martire dell’Ilda “la Rossa”.
La Minetti, assurta a scranno pagabile dai contribuenti e costituente titolo per vitalizio, per la sua bravura come igienista dentale e, forse – in base a sentenza – per le sue capacità di procurare piacevoli amicizie, è stata graziata dal Presidente della Repubblica.
Che ora chiede chiarimenti al Ministro della Giustizia Carlo Nordio, in ordine alla veridicità delle dichiarazioni mediche e avvocatizie che son state alla base del suo provvedimento di clemenza.
Pare che la Signora – secondo la domanda presentata – abbia adottato una bimba priva di genitori, che necessita di cure mediche assidue. Ma pare pure che questo sia falso in tutto o in parte.
Al di là dei contorcimenti logici, sulla verità delle dichiarazioni e dei certificati presentati per ottenere il provvedimento liberatorio, mi sovvengono, spontanee, alcune considerazioni.
Le condanne, pene risibili per un totale di poco più di 3 anni, afferiscono a reati che non danno un quadro edificante di moralità (favoreggiamento della prostituzione) e senso civico (peculato) dell’interessata. Non c’era qualche disperato poveraccio da preferire, visto che di questi provvedimenti il PdR non ne firma pacchi ogni giorno?
I provvedimenti di grazia, prerogativa del Capo dello Stato, originano da procedura attivata da una Procura Generale, con domanda valutata e approvata anche da un Ministro della Giustizia. Possibile che costui e i suoi diretti stretti collaboratori, nel vedere il nome della richiedente, non abbiano pensato a chiedere qualche accertamento suppletivo? Cosa che dà, all’autorità periferica destinata alle verifiche, un segnale d’attenzione istituzionale ad alto livello, e induce a non prendere e far prendere cantonate. Se anche per una determinazione che firmerà il PdR, ci si limita a verificare che “le carte siano a posto”, allora facciamo firmare la proposta – con tutto il rispetto – all’usciere del Ministero! Non è accaduto solo nei film che con falsi certificati medici abbiano fatto scappare ergastolani. Ricordiamoci di Setola Giuseppe, killer casalese.
Il Presidente della Repubblica è la 1^ carica dello Stato e dispone di uno staff di consiglieri che non dovrebbero essere proprio gli ultimi arrivati. E tra l’altro son pure profumatamente pagati, e ulteriormente gratificati con indennità quirinalizie provviste di 13^, 14^, e premio fisso trimestrale. Nessuno di questi, leggendo il nome della petente, ha pensato che sicuramente sarebbe sorta qualche polemica? Pure loro si sono accontentati che le carte “fossero a posto”? Ma il capo dell’ufficio, per caso, si chiama “Burocrasauro”? Unico dinosauro sopravvissuto all’impatto dell’asteroide milioni d’anni fa. Ma ci pensa a che figura ha esposto il suo PdR che l’ha scelto per l’alto incarico?
Deprimente che ora ci si scateni a chieder chiarimenti. Un Colle che decide se una norma sia o meno incostituzionale, o se un cittadino sia o meno opportuno che diventi Ministro della Repubblica, o quale sia la politica internazionale da seguire, può accettare acriticamente un fascicolo, afferente cittadina detenuta il cui nome potrebbe innescare polemiche anche solo per il gusto di scatenarle?
Insomma, qui il problema – a mio sommesso parere – non è se l’avvocato della Minetti abbia procurato dichiarazioni mendaci. Né se i Carabinieri e la Polizia di Stato abbiano avallato tali attestazioni, limitandosi a prendere visione “delle carte”. Oggi, con il fucile puntato contro di tutta l’opinione pubblica, gli organi di polizia dello Stato spesso preferiscono allinearsi alle carte, piuttosto che assumersi la responsabilità di effettuare approfondimenti che gli potrebbe essere rimproverato di non aver loro richiesti.
Ma chi firma e il suo staff, ai massimi livelli, se non vuole essere sbertucciato, dovrebbe saper andare un po’ oltre “le carte”. E chiedere a chi di dovere si scavare, con discrezione ma perspicacia e pervicacia. Altrimenti, vien da chiedersi, potrebbe essere il caso di creare un “pool” di uscieri, che firmino con una croce, per non permettere di risalire al firmatario. E magari incolpare chi invitava a porre una “X” sulla scheda da infilare nell’urna. Pare che sia l’unico che, se gli addebiti qualcosa, metti tutti d’accordo.



