Anno XI 
Giovedì 8 Ottobre 2026

Scritto da Francesca Ricci
Politica
08 Ottobre 2026

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Link al video completo: https://youtu.be/Pv0CCA16kHs

Le amicizie di lunga data possono sopravvivere a molte cose; quando entra in scena la politica, però, anche i rapporti più solidi devono affrontare una prova piuttosto impegnativa. Lo sa Fabio Filomeni, tenente colonnello in congedo e ospite del quindicesimo appuntamento di In Voce Veritas, dove Mariella Bonacci lo accoglie per una conversazione che parte da un progetto condiviso e arriva al futuro dell’Europa, prima di concedersi un finale nel quale la diplomazia lascia spazio all’ironia.

Bonacci conosce Filomeni dal 2023 e con lui ha attraversato una stagione di entusiasmo intorno all’associazione Il Mondo al Contrario, nata sulla scia del libro di Roberto Vannacci. Quel precedente rende il confronto particolarmente diretto: l’intervistatrice ha vissuto una parte della storia che gli chiede di raccontare, conserva le proprie opinioni e non ha nessuna intenzione di lasciarle fuori dallo studio.

Filomeni, dal canto suo, ricostruisce il percorso senza nascondere la delusione, ma mantiene una cautela che diventerà uno dei tratti più interessanti dell’incontro. Può criticare una scelta politica con decisione e, poco dopo, cercare ancora una spiegazione benevola per chi l’ha compiuta. Una disposizione che Bonacci apprezza, anche se sulla quantità di indulgenza da distribuire sembra avere qualche riserva.

Un progetto nato per cambiare, una strada che si divide

Nel racconto di Filomeni, l’associazione nasce anzitutto per difendere la libertà di espressione di Vannacci, al centro delle polemiche suscitate dal suo libro. Intorno a quel primo nucleo si raccoglie un seguito che alimenta un’ambizione più ampia: costruire un movimento politico autonomo.

Filomeni ricorda bene l’entusiasmo degli inizi, il lavoro svolto sul territorio e il coinvolgimento di persone che, nella sua lettura, cercavano una proposta diversa da quelle già disponibili. Durante la campagna elettorale, osserva, molti erano disposti a votare per la Lega soltanto perché credevano in Vannacci; mettere la croce su quel simbolo richiedeva loro di ingoiare qualche perplessità.

Il passaggio decisivo arriva quando le aspettative sul futuro del movimento cominciano a divergere. Filomeni rievoca l’appuntamento di Marina di Grosseto, dove, secondo il suo racconto, circa millecinquecento persone attendevano la nascita di una nuova forza politica. Lui stesso, però, ricorda di aver avvertito un dubbio mentre quel progetto veniva annunciato: la sensazione che alle parole non sarebbe seguito il percorso immaginato.

La successiva assemblea di Vietri sul Mare avrebbe confermato quella distanza. Nella ricostruzione dell’ospite, Vannacci puntava a un inserimento nella Lega e a una crescita al suo interno, mentre Filomeni voleva mantenere l’autonomia del movimento. La divergenza riguardava, quindi, la destinazione dell’intero lavoro compiuto insieme, con tutte le aspettative che quel lavoro aveva raccolto.

Bonacci interviene con giudizi più taglienti e richiama la propria esperienza, segnata dalla convinzione che il progetto si fosse progressivamente allontanato dalle promesse iniziali. Il confronto prende, così, il tono di una resa dei conti con le speranze di allora, senza trasformarsi in una gara a chi pronuncia la frase più velenosa.

Le dimissioni e il peso di una scelta

Il distacco, però, non si spiega soltanto con una divergenza sulla strategia. Per Filomeni, l’uscita dall’associazione ha anche una ragione politica precisa. Autore di Morire per la NATO?, nell’intervista ribadisce la propria opposizione all’atlantismo e all’egemonia statunitense, posizioni che considera incompatibili con l’orientamento della Lega e di Fratelli d’Italia.

Ricollega, inoltre, le dimissioni al giorno della visita di Matteo Salvini in Israele, spiegando quanto quella scelta lo avesse colpito nel contesto della tragedia palestinese. La decisione di andarsene, racconta, non fu presa a cuor leggero: comportava il distacco da un’esperienza nella quale aveva investito energie e convinzioni, oltre che da una persona conosciuta molti anni prima.

Quando Bonacci gli chiede quali siano oggi i rapporti con Vannacci, la risposta è essenziale: «Non ci sono». Dietro quelle parole resta una storia condivisa che Filomeni evita di liquidare con una battuta, anche quando l’intervistatrice gli offre più di un’occasione per farlo.

Il dissenso non impedisce di riconoscere il consenso

Uno dei momenti più interessanti arriva quando Bonacci esprime dubbi sulle prospettive del progetto politico di Vannacci. Filomeni non la segue e gli riconosce, al contrario, possibilità di crescita.

La sua previsione si basa sulla lettura dei sondaggi che richiama durante l’intervista e sull’ipotesi che quella tendenza possa continuare. Rimane una valutazione personale sul futuro, ma rivela qualcosa del modo in cui affronta il confronto: la rottura non gli impedisce di attribuire all’ex compagno di strada una capacità di raccogliere consenso.

La sua obiezione riguarda, piuttosto, la collocazione politica. A suo giudizio, una forza che voglia rappresentare un’alternativa dovrebbe superare lo schema tradizionale di destra e sinistra, rivolgendosi anche a chi ha smesso di votare. Se il punto d’arrivo resta una coalizione già esistente, sostiene, la promessa di cambiamento perde una parte del proprio significato.

Bonacci porta allora la discussione sul terreno dell’astensione e pone una domanda che molti elettori si fanno senza trovare una risposta soddisfacente: come si esce da un meccanismo nel quale il voto delude, mentre rinunciarvi lascia comunque agli altri il potere di decidere?

Filomeni racconta di aver quasi sempre votato, salvo rare occasioni legate alle missioni militari, e di non essere mai stato davvero contento della scelta compiuta. Una confessione nella quale potrebbero riconoscersi parecchi cittadini, anche senza aver mai indossato una divisa.

L’Europa che immagina Filomeni

La risposta dell’ospite passa attraverso Europa Sovrana e Indipendente, l’associazione di cui è presidente e che presenta come un movimento di opinione. Il suo ragionamento muove dall’idea che i problemi italiani vadano letti dentro un contesto geopolitico più ampio, perché decisioni prese fuori dai confini nazionali possono incidere direttamente sulla vita quotidiana.

Da questa prospettiva deriva la sua proposta di un’Europa autonoma dagli Stati Uniti e in pace con la Russia, interpretando gli equilibri internazionali attraverso una critica netta dell’influenza americana; Bonacci condivide diversi aspetti di questa visione e si sofferma soprattutto sulla cultura russa, sul valore attribuito alla formazione e sul contributo che la Russia ha dato alla storia europea.

Il confronto si sofferma anche sulla parola “Occidente”, che Filomeni considera una categoria capace di oscurare l’identità dell’Europa. Nella sua visione, il rapporto con la Russia dovrebbe essere ripensato a partire dall’appartenenza a uno spazio continentale comune e dalle possibilità di cooperazione. Sono le coordinate della proposta politica che espone, accompagnate da una lettura fortemente critica delle scelte compiute dalle istituzioni europee.

Chi si aspettasse, a questo punto, un invito a uscire dall’Unione Europea troverebbe una posizione diversa. Il tenente colonnello ritiene necessario restare e cambiare l’assetto europeo; Bonacci concorda sull’insufficienza di una risposta affidata al solo ritorno alle monete nazionali.

La distanza tra loro emerge sull’approdo finale. L’intervistatrice ragiona su un’Europa federale che mantenga le identità dei singoli Paesi, mentre l’ospite considera la federazione una tappa intermedia e immagina uno Stato unitario europeo. Un’ambizione che Bonacci accoglie come un obiettivo ambiziosissimo, lasciando aperta la questione di come tradurlo in realtà.

La seconda possibilità, anche dopo una rottura

Dopo le divergenze politiche e il futuro del continente, Bonacci riporta Filomeni a una domanda più personale: crede ancora nell’amicizia e nell’amore?

La risposta conserva la stessa fiducia che ha attraversato l’intervista. Filomeni rivela di cercare la buona fede e di ritenere possibile una seconda opportunità, soprattutto quando un rapporto ha avuto un valore autentico. Bonacci lo invita scherzosamente a non esagerare, ma lui precisa il proprio pensiero: le persone possono sbagliare, l’orgoglio può impedire il dialogo e una separazione può essere gestita male senza nascere necessariamente dalla cattiveria.

Su Vannacci, in particolare, rifiuta la parola “tradimento” e osserva che l’altro potrebbe muovergli la stessa accusa. Preferisce parlare di strade che si sono divise, pur riconoscendo che, potendo tornare indietro, forse entrambi avrebbero usato maggiore cautela.

La conversazione si chiude con qualche battuta e la familiarità di chi può affrontare argomenti difficili senza perdere il piacere di parlarsi, ma soprattutto con la promessa di un nuovo incontro, lasciando aperta una conversazione che ha ancora molto da raccontare.

Link al video completo: https://youtu.be/Pv0CCA16kHs

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