Manifattura tabacchi, patrimonio di Lucca e dei lucchesi: lo stesso oggetto del consiglio comunale aperto convocato su un tema atavico per la città di Lucca sembra essere stato l’unico vero punto di contatto fra tutti i relatori che si sono succeduti nel corso del lungo pomeriggio di ieri, tra privati cittadini, rappresentanti di realtà e associazioni e consiglieri comunali che hanno tutti proposto la propria visione per il futuro della manifattura, all’insegna della trasparenza e della partecipazione.
“La manifattura è un patrimonio della città che si cerca di custodire, tutelare e soprattutto promuovere e valorizzare. Se parliamo di temi al centro del dibattito cittadino, è giusto che se ne parli e che intervengano i cittadini: oggi siamo qui per ascoltarli”, il sindaco Mario Pardini ha dato il via agli interventi dei cittadini.
Prima a prendere la parola è stata Daniela Bartolini, ex consigliere di Capannori e consigliere provinciale che ha esordito con il ricordo di quanto la manifattura tabacchi ha rappresentato per Lucca: “Il mio desiderio è vedere utilizzati questi spazi così belli e importanti per la città. Che tipo di Lucca vogliamo? Io credo che quell’area non possa essere adibita a parcheggio, ma debba incarnare la memoria della nostra città- ha dichiarato Bartolini- Deve essere la sede del fumetto, assumere una valenza sociale e culturale, ospitare laboratori, incontri, mostre, corsi di formazione professionale, e fare da degna collocazione a chi lavora a Lucca Comics & Games. La memoria è conservazione, ma è anche futuro”.
Ancora nel solco del ricordo si è posta Gemma Urbani, responsabile del progetto partecipativo per la manifattura che non fu accolto dal comune di Lucca: “Un progetto partecipativo per la definizione di un progetto di rigenerazione e gestione; un percorso di elaborazione durato mesi, corredato da oltre mille e 400 firme autenticate, con l’obiettivo di riconoscere la manifattura come luogo identitario, mantenere la proprietà pubblica, evitare la gentrificazione del centro storico. Del progetto di Polimea apprezzammo il coinvolgimento di numerose realtà locali e il focus sulla ricca tradizione musicale lucchese, molto sottovalutata dalla città. La l’amministrazione comunale bloccò senza motivazione il percorso partecipativo, tradendo totalmente le promesse elettorali- ha dichiarato Urbani- Un’occasione mancata per la città, che costò al centrosinistra la rielezione alla guida della città. Sollecito l’attuale amministrazione ad accogliere l’istanza partecipativa, fornire dati sulla sostenibilità economica di Polimea e non nascondersi dietro a pareri legali che poco hanno a che fare con le scelte politiche di indirizzo, oltre a mettere a conoscenza la città sulla proprietà della parte venduta, impegnarsi a garantire la proprietà pubblica del bene e l’uso economico e sociale a beneficio della popolazione e delle nuove generazioni”.
“Il recupero della manifattura si presenta come un’opportunità per la città riguardo le aree degradate; ci sono molti precedenti in Italia e in Europa, ma la situazione di Lucca è particolare e richiede l’analisi del contesto allargato della città, prendendo in considerazione le ipotesi dell’indirizzo musicale e di farne un’area direzionale. Tutto si potrebbe portare in attuazione mediante una variante al piano dettagliata per il centro storico, facendo appello anche a professionalità che operano nel campo del recupero urbano e potrebbero essere di forte aiuto. Solo dopo la pubblica indicazione si può passare alla parte dei progetti operativi, con il coinvolgimento più alto possibile di professionisti e aziende locali. La manifattura può costituire un modello nuovo di rigenerazione urbana”, è intervenuto anche l’ex sindaco di Capannori Olivo Ghilarducci.
“La manifattura tabacchi cade in uno stato di grave degrado e abbandono da oltre 20 anni: ora basta. Non si può trasformare in un maxi-parcheggio né concentrarvi tutti gli uffici, sarebbe l’inizio della morte del centro storico con un luogo di superpotere amministrativo che svuoterebbe i palazzi distribuiti in città delle funzioni che chiamano ogni giorno il cittadino per le sue pratiche, togliendole la vita- ha dichiarato l’architetto Carlo Americo Lenzi- La manifattura deve diventare un’augusta dell’arte contemporanea a Lucca, che rigenererà il centro storico diventando un magnete che richiamerà nuova vita in città, portandola a un neoumanesimo planetario. Riporterà Lucca a essere non una semplice città capoluogo di provincia, ma una capitale europea come è stata in passato”.
Dopo l’intervento di Guglielmo Sonnenfeld, che ha sottolineato l’opportunità di rendere l’ex manifattura una sede del lavoro del futuro con una parte dedicata all’informatica e un’altra riservata ai Comics, Claudio Pardini Cattani della Comunità amici di Lucca e dei suoi paesi e del Coordinamento liste civiche ha spostato l’attenzione sul valore del progetto Polimea: “Un progetto fatto per Lucca e con Lucca, una governance con un radicamento lucchese che prevedeva funzioni culturali e educative, e alla base aveva il principio per cui se vogliamo che la cultura duri nel tempo dobbiamo costruire un’economia capace di sostenerla, mediante l’equilibrio tra funzioni culturali, sociali e commerciali. Poi, la proposta è stata fermata perché alcuni prerequisiti posti dai proponenti furono ritenuti incompatibili con la procedura- ha riflettuto Cattani- Ulteriori quattro anni sono stati persi, e rimane il rammarico per non vedere andare avanti un progetto che si presentava come un valore aggiunto per la città mantenendo la proprietà del bene e salvaguardandone la funzione sociale. La manifattura non si può considerare solo un contenitore immobiliare da valorizzare economicamente, ma una straordinaria occasione per realizzare spazi pubblici, cultura, servizi capaci di migliorare la qualità urbana e climatica del centro storico. Diciamo no a ipotesi speculative e alla gentrificazione, e puntiamo piuttosto a riportare i servizi sul territorio. Il prossimo capitolo della vicenda della manifattura dobbiamo scriverlo insieme a Lucca”.
“Il progetto di Polimea non era così diverso dal progetto Coima, prevedendo un 27 per cento di alberghi e un 13 per cento di ristorazione, ed è fallito perché c’era la pretesa di mettere una clausola per cui Polimea avrebbe avuto la possibilità di intervenire in corso d’opera con modifiche e disdire quando volesse. Inaccettabile anche il partenariato pubblico privato, Polimea rientrerebbe dalla finestra dopo essere uscita dalla porta- ha ribattuto Umberto Franchi dell’associazione Senza Confini- Cosa significa per il sindaco economicamente sostenibile? Superare la vocazione socioculturale, formativa e artistica? La manifattura tabacchi deve rimanere pubblica e ospitare attività culturali, anche relative alla sua memoria storica. Se il problema è individuare risorse, esistono leggi che aiutano; c’è più la posizione ideologica di voler coinvolgere privati. C’è bisogno di una svolta”.
Sul precedente progetto Coima si è soffermato Giorgio Angelo Lazzerini, coordinatore dell’associazione Impegno Civico per Lucca oltre che amministratore unico del teatro del Giglio Giacomo Puccini, ricordandone il carattere immobiliare e le perplessità che suscitò tra i cittadini: “Il progetto Polimea era interessante, ma io vi vedevo un problema di metodo: un’area così vasta, importante e strategica per la città non può essere affidata a un’idea che pretenda di essere esaustiva e totalizzante, senza un preventivo confronto con la città- ha denunciato Lazzerini- Il consiglio di oggi dimostra la propensione all’ascolto dell’amministrazione: rovesciamo il metodo, cercando non un progetto già definito, ma partendo dalla città per arrivare a un progetto, individuando le esigenze a cui la manifattura dovrà rispondere. Io non credo che dobbiamo cercare un unico progetto, ma un progetto integrato in cui convivano diverse funzioni, più soggetti. La manifattura potrebbe diventare un luogo per dimostrare che Lucca è capace di fare sistema senza rinunciare alla propria identità “.
Pier Luigi Stefani, già esponente di Lista Civile, ha sottolineato l’opportunità di trasformare la manifattura in un centro di formazione e accoglienza per gli studenti del conservatorio Boccherini, dell’IMT e della fondazione Campus, mentre l’ex-sindaco di Lucca Pietro Fazzi ha riproposto l’ipotesi di trasferirvi gli uffici del comune, ad ora sparsi per la città. Nicoletta Gini di Potere al popolo ha invece messo al centro della questione l’emergenza abitativa: “Che idee abbiamo per Lucca, per un’immobile particolare che racconta la storia delle lavoratrici e dei lavoratori lucchesi, delle lotte sindacali, delle conquiste sociali, della resistenza al nazifascismo? In 20 anni non si è fatto nessun passo avanti, non è mai stato tentato fino in fondo un progetto pubblico per la manifattura. È il momento di cambiare paradigma, pensare non a cosa può fare gola agli investitori, ma rispondere alle esigenze della città. La domanda è: quali questioni sociali sono aperte a Lucca oggi?- si è chiesta Gini- L’emergenza per eccellenza di Lucca è quella abitativa: è necessario riportare la politica della casa a una reale importanza per l’amministrazione. Non sono possiamo far diventare la manifattura un quartiere residenziale, ma la sua grandezza permette di pensare innumerevoli utilizzi che permettano a Lucca di avere un nuovo centro nevralgico per costruire un tessuto sociale e culturale, grazie a cui possa tornare a essere una città e non un parco giochi per turisti”.
“L’offerta di Polimea è stata considerata non sostenibile sotto il profilo economico, ma com’è possibile se non è stata esaminata? E cosa vuol dire che la vocazione socioculturale è valida ma non deve essere un dogma? La manifattura potrebbe essere un’occasione straordinaria per affrontare il problema degli spazi per i giovani, culturali e sociali, di formazione e produzione culturale, di luoghi di aggregazione non legati alla movida. Ad amministrazione e opposizione chiediamo un po’ di memoria e coerenza. Chiediamo il coinvolgimento dei cittadini e che le proposte vengano valutate nel merito, senza scegliere quanto è più facile e redditizio”, ha riflettuto il presidente del comitato Vivere il centro storico Claudio Casotti.
Il presidente del circolo Legambiente Città d Lucca Michele Urbano ha sottolineato il ruolo strategico della manifattura nell’ottica delle connessioni con l’area vasta toscana, mentre Domenico Raimondi di Lucca è un grande noi ha riportato al centro il problema del misterioso acquirente privato di parte della manifattura: “Bisogna fare in modo che non abbia troppo spazio. Nessuno ha paura dei privati, ma prima di tutto viene la visione della città, data dal pubblico. Mi auguro che la città sappia essere più ambiziosa di chi vuole riempirla di scrivanie o parcheggi: non è un edificio ma una grossa porzione di città. L’obiettivo dovrebbe essere ridarle vita e non riempire un contenitore, migliorando la vita delle persone. La manifattura non deve scegliere tra memoria e futuro, ma far sì che la memoria possa finalmente avere un futuro”.
Dopo l’intervento di Simone Cavazzoli, che si è concentrato sul tema dell’inclusione sociale, la conclusione è stata affidata a Luca Fidia Pardini, co-portavoce di Europa Verde-Verdi per la provincia di Lucca, che ha espresso la chiara posizione del suo partito: “Vogliamo che la proprietà resti pubblica e che la sua gestione sia il risultato della collaborazione di tante realtà e funzioni che collaborando contribuiscano a far rinascere un importante angolo di città. Quello di Polimea il progetto più in linea con la nostra idea di questo angolo di città: un centro polifunzionale per la produzione creativa con servizi per gli studenti che frequentano Lucca e per la cittadinanza. Un'idea di Lucca alternativa a quella appannaggio del solo turismo di massa e di grandi eventi che gentrificano e omologano. Siamo favorevoli a ripescare anche altre procedure, per esempio il partenariato pubblico privato, magari anche riaprendolo alla partecipazione dei cittadini che è stata calpestata”.
Terminata la sezione dedicata agli interventi esterni, il sindaco Mario Pardini ha dato il via alla parte del consiglio comunale riservata alla discussione tra i consiglieri: “Partecipare, ascoltare, dibattere, esprimere le proprie idee è la base della democrazia. Gli intervenuti di oggi hanno dimostrato di avere idee diverse, come è normale che sia. Il processo partecipativo è fondamentale per apportare delle idee, ma non può essere considerato come quello che poi esprime l'idea unica che deve andare bene a tutti: il compito nostro come amministrazioni è quello di fare una sintesi. L'ascolto a noi serve perché ogni punto di vista è prezioso, da chiunque venga e da qualunque parte venga. Ovviamente la manifattura non è un qualcosa da gestire in maniera ideologica, ma è qualcosa appartiene alla città. Vengono spesso citati esempi di manifatture e rigenerazioni urbane di altre città, ma ricordo che nessuna di queste appartiene ai comuni che le hanno rigenerate. Tutti i progetti possono avere parti positive e negative: il compito nostro è quello di cercare un bilanciamento”.
“In quattro anni cosa è stato fatto? Niente. Adesso serve piena chiarezza su chi ha acquistato quel pezzo alienato di manifattura, e occorre un progetto unitario, che possa aprirsi anche a contributi di altissimo livello professionale, così come in tante città è stato fatto, e anche a uno studio a 360 gradi delle prospettive per il centro storico e della città in generale”, è intervenuto per primo Daniele Bianucci di Sinistra Civica Ecologista, seguito da Enzo Alfarano del PD, che si è chiesto quale sia il valore della discussione tenutasi in consiglio. “Potrà effettivamente incidere sul percorso che l'amministrazione pensa di imbastire da oggi in avanti, oppure avremo fatto una pur piacevole chiacchierata? Il tema manifattura è stato dirimente per il successo elettorale di questa amministrazione; che però dopo quattro anni si arrivi a dichiarare inammissibile un'offerta unica presentata in relazione al bando emanato per la concessione di valorizzazione sa di sottovalutazione, se non di inadeguatezza- ha osservato- Prima della soluzione espulsiva di Polimea, forse era necessario un ulteriore passaggio istruttorio che chiarisse la portata effettiva dei prerequisiti. Tutte le esperienze sono utili, ma non possiamo negare che altri quattro anni di questo percorso sono andati persi. Ora bisogna non aprire un ulteriore sconto sul passato, ma scegliere uno strumento giusto per il futuro. Se l’amministrazione ha un’idea, la espliciti, perché non sembra: quando si tratta di intervenire su progetti importanti in grado di cambiare volto a questa città, siamo come al solito al niente”.
“La manifattura è un angolo di questa città che in questo momento è inutilizzato. I luoghi pubblici se indirizzati a trasformazioni ben precise possono svoltare un quartiere, una comunità e innescare cambiamenti a domino per il resto della città. Quello che ci preoccupa è vedere il sindaco di Lucca che dopo quattro anni non ha la più pallida idea di cosa farci- ha dichiarato Gabriele Olivati di Lucca Futura- Finora Lucca ha mostrato che vuole fare solo una cosa, spingere al massimo verso la gentrificazione e la turistificazione. Siamo alla fine dell’ultimo anno di mandato: non c'è niente per il futuro, e spero che questo consiglio sia un punto zero per lavorare. Quest’amministrazione si è rivelata totalmente inadeguata”.
“Noi in quattro anni non abbiamo fatto nulla e Tambellini in due ha aperto e chiuso? No; noi non vi imputiamo particolari colpe, ma non vi siete accorti che il progetto Coima era assolutamente speculativo- ha ribattuto Elvio Cecchini di Azione- Il progetto Polimea era positivo, ma inammissibile. Io ho sostenuto fin dall’inizio il partenariato pubblico privato, ma è una cosa nuova, gli avvocati hanno suggerito prudenza. Per un progetto così complesso è opportuno coinvolgere il privato, che ha più capacità organizzativa. Non si può buttare via un lavoro del genere, perché è un lavoro serio”.
“Qual era l’obiettivo del consiglio di oggi? Far dimenticare il silenzio dell'amministrazione? Evitare che il consiglio lo chiedessero invece i gruppi e le associazioni, o ascoltare perché non si sapeva quali erano le idee che su questo tema nella città si stavano diffondendo, o ancora trasformare un fallimento in un risultato? Quello a cui abbiamo assistito è chiaramente un fallimento, perché un obiettivo che era stato dato quattro anni fa non è stato realizzato. Un insuccesso non può diventare un successo- ha denunciato Ilaria Vietina di Lucca è un grande noi- Gli insuccessi contano soprattutto quando il tempo è così prezioso, perché anche il tempo in una città è un bene pubblico. Il tempo perduto non ce lo restituisce nessuno. A questo punto bisogna fare i conti con la responsabilità di un insuccesso pesante”.
Valeria Giglioli di Sinistra Civica Ecologista ha affrontato ancora una volta il tema dell’emergenza abitativa, attirando subito la reazione di Lorenzo Del Barga di Difendere Lucca: “Un tema sicuramente importante per la città, ma per i vincoli imposti dalla sovrintendenza non si possono creare alloggi nella manifattura tabacchi- ha ricordato infatti Del Barga- Per la vicenda Polimea c’è rammarico che la procedura non sia andata in porto: secondo noi quello è l’indirizzo giusto, da non cestinare. Ci sarà da aprire una fase dove capire se quelle criticità sono superabili. Il problema sono le risorse: vediamo se riusciamo a portare avanti questa proposta culturale di formazione, ma se non troviamo investitori disponibili a fare una scelta del genere dovremo poi un domani rivedere le nostre aspettative, magari con progetti sicuramente meno belli ma più funzionali”.
“Ringrazio tutti i cittadini che hanno partecipato, ma qualcuno sarebbe bene andasse a studiare un po’ gli strumenti urbanistici”: con l’intervento del di Alessandro Di Vito di FI-UDC si è concluso il consiglio comunale aperto.



