Purtroppo stanno diventando all'ordine del giorno le offese sessiste nei confronti delle donne che vengono, sempre più spesso, raggiunte da considerazioni legate al loro aspetto fisico o alla loro sessualità, piuttosto che al loro operato. Sta diventando sempre più naturale criticare o ridicolizzare per una caratteristica fisica o per l'orientamento sessuale e sempre più raro leggere un'analisi seria, ancorché critica, dell'azione di una donna. Esordiscono così Elisabetta Triggiani ed Eleonora Vaselli, consiglieri comunali di Fratelli di Italia.
Questo accade - interviene Triggiani - anche e soprattutto, quando le donne ricoprono ruoli pubblici o istituzionali; esse si trovano o appellate con epiteti sull'aspetto fisico che richiamano la bruttezza, la volgarità, la sciatteria, la goffaggine o, addirittura, ritratte a testa in giù con auguri di morte anche per i familiari. Probabilmente, oggi, scendere nel merito delle questioni argomentando il proprio dissenso con cognizione di causa ed educazione è diventato troppo complesso e difficile.
La cosa grave - spiega Vaselli - è che le offese, a volte, provengono da uomini anch'essi rappresentanti delle istituzioni o, comunque, con ruoli di natura pubblica che fanno da cassa di risonanza mettendo in funzione una tempesta di odio social. Resta inteso che dissentire dalle idee altrui non solo è legittimo, ma è espressione di una sana democrazia che va, però, esercitata nel rispetto del prossimo. Nei giorni scorsi è toccato ad Elly Schlein definita "befana" da un sindaco, qualche tempo fa è stata la volta del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni definita "cortigiana" da un noto sindacalista, ma l'elenco sarebbe lungo, anzi lunghissimo.
Proprio perché siamo esponenti di un partito politico - concludono le consigliere - ci sentiamo di prendere le distanze da ogni forma di violenza – anche verbale o iconografica – perpetrata contro tutte le donne senza distinzione di orientamento sessuale o politico perché la maleducazione, la volgarità, la supponenza e l'arroganza vanno condannate sempre senza se e senza ma. Ed, invece, di "ma", purtroppo, ne arrivano spesso e tanti nel penoso tentativo di giustificare l'ingiustificabile solo perché la vittima della violenza e del turpiloquio è un esponente della parte politica avversaria. Esortiamo tutti – ogni esponente di ogni partito politico - a condannare, sempre (e non solo quando la vittima appartiene al proprio partito), la violenza verbale perché essere chiamati "carciofara", "befana", "Atroja" "cortigiana" o essere paragonati ad un cavallo fa male a chiunque e sono offese che non attaccano solo la destinataria di turno, ma tutte le donne e rappresentano un grave fallimento della politica tutta e della società.



