Da Beirut a Porcari, ospite di SPAM!, per stare qualche giorno lontano dalle bombe e lavorare al suo prossimo progetto teatrale, il danzatore libanese Bassam Abou Diab approfitterà dell'occasione per tenere ad Artemisia, a Capannori, un laboratorio di "Dabke", la danza degli arabi del Levante e condividere con noi come la cultura e la condivisione delle tradizioni più antiche siano potenti strumenti di pace.

E' davvero bella e particolare la storia di Bassam Abou Diab, attore, danzatore e coreografo libanese conosciuto in tutto il mondo, oltre che uno dei maggiori esperti di danze tradizionali del Medio Oriente, che ha accettato l'invito di Roberto Castello, direttore artistico di "Aldes – SPAM! Rete per le arti contemporanee", ad allontanarsi per qualche giorno da Beirut, la sua città, e dai boati delle bombe israeliane, per trovare una momentanea oasi dal conflitto in corso.

Diab arriverà a Lucca già nei prossimi giorni e si metterà subito a disposizione della comunità lucchese: martedì 30 giugno prossimo, dalle ore 20 alle ore 22, terrà infatti un laboratorio di "Palestinian Dabke" (la danza tradizionale palestinese) organizzato da ALDES/SPAM! in collaborazione col Comune di Capannori ad Artemisia a Tassignano e aperto a tutte e tutti.

"Arrivo a Lucca grazie all'invito e al sostegno di Roberto Castello e di SPAM!, cui mi lega una ormai antica amicizia, che mi offrono il tempo, lo spazio e le condizioni per continuare a sviluppare la mia nuova ricerca artistica – racconta Bassam Abou Diab - In questo momento, avere uno spazio fisico e mentale fuori Beirut è estremamente prezioso. Vivo e lavoro in Libano, dove le persone continuano ad affrontare la guerra, gli sfollamenti e la violenza quotidiana. Più di un milione di persone sono state sfollate e molte comunità continuano a soffrire per gli attacchi israeliani e la distruzione delle loro case, dei loro ricordi e del loro stile di vita. In tali circostanze, la possibilità di allontanarsi per un periodo di ricerca mirata non è un lusso, ma una necessità. Il progetto che sto sviluppando, "La danza di Enkido" esplora l'idea di eroismo e di false vittorie, e come queste nozioni si incarnino nel movimento, in particolare nella figura del capo Dabke e nelle tradizioni della poesia popolare. Il lavoro si interroga su come le comunità trasformino la paura, il dolore e la perdita in storie di forza e celebrazione, e su come il corpo diventi un luogo in cui vengono preservate la memoria collettiva, la resistenza e l'immaginazione. Per me, la danza non è solo un linguaggio artistico. In forme come il Dabke, il movimento veicola una conoscenza autentica e organica tramandata di generazione in generazione. Contiene modalità di sopravvivenza, di aggregazione, di sostegno reciproco e di mantenimento di un'identità condivisa. Il corpo ricorda ciò che la storia spesso cerca di cancellare".

"Durante il mio soggiorno, ad Artemisa il 30 giugno, metterò la comunità locale in condizione di conoscere e amare il Dabke – spiega Diab - Non si tratta di insegnare una tecnica di danza, ma di condividere una pratica umana. In Libano, Palestina, Siria e altre parti del Levante, il Dabke viene danzato durante matrimoni, celebrazioni, riti funebri e momenti di lotta collettiva. È uno spazio in cui le persone si tengono per mano, si muovono insieme e affrontano gioia, perdita, incertezza e speranza come un corpo collettivo. Alcune leggende fanno addirittura risalire il Dabke all'antica storia di Ishtar, che, in lutto per il suo amato Tammuz, batté il terreno per richiamarlo dal regno dei morti. Che sia mito o storia, quest'immagine riflette un aspetto essenziale del Dabke: la danza come atto di ricordo, resistenza e connessione".

"Credo che la cultura possa diventare uno strumento di pace quando crea spazi in cui le persone possono incontrarsi, ascoltarsi, muoversi insieme e riconoscersi l'una nell'altra – conclude - In tempi segnati dalla violenza e dalla divisione, queste esperienze condivise diventano un modo per proteggere la nostra umanità e immaginare futuri diversi".

La partecipazione al laboratorio ad Artemisia è a offerta libera, gli interessati possono prenotarsi o chiedere informazioni alla email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. o per telefono o whatsapp ai numeri 3483213504 o 3483213503.