Con la proiezione del film di Giovanni Veronesi, “Dio Ride”, in una domenica che ha visto anche la consegna del Premio alla Carriera a Gordon Getty ed al regista statunitense Martin Guigui, si è chiusa la XXII edizione del Lucca Film Festival.
Proprio il 4 ottobre, giornata che la Chiesa cattolica dedica a San Francesco d’Assisi, è stata proiettata, al Cinema Moderno di Lucca, l’anteprima del film “Dio Ride”, già ben accolto fuori concorso all’83a edizione della Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, che vede come protagonista Frate Leopoldo da Casamacchia, un umile cappuccino, amante della bontà e dei sorrisi della gente. La proiezione della pellicola è stata poi seguita dall’entrata in sala di Giovanni Veronesi, regista del film, e di Pierfrancesco Favino, attore protagonista, e da una Q&A, ossia un incontro in cui i presenti hanno potuto rispondere a diverse domande poste dal pubblico, il tutto moderato dal critico cinematografico Giovanni Bogani. La storia del film racconta, nel cuore del ‘600, di un uomo che parla di Dio come nessuno aveva fatto prima di lui.
Frate Leopoldo da Casamacchia, interpretato da Pierfrancesco Favino, mentre la Chiesa predica in latino, racconta il Vangelo con una gioia contagiosa portando, a chi lo ascolta, sollievo e speranza. Parla di un Dio vicino agli uomini, capace anche di ridere insieme a loro. Il suo messaggio si diffonde di villaggio in villaggio, conquistando il cuore di migliaia di persone che iniziano a seguirlo ovunque, mentre le chiese si svuotano. Quel clamore arriva fino a Roma e l’eco di quella voce ha un suono pericoloso per chi ormai governa attraverso la paura. Il Papa decide così di affidare il caso al cardinale Maculani, interpretato da Silvio Orlando, il più autorevole inquisitore del suo tempo. Quello che nasce come un processo si trasformerà in un confronto inatteso, destinato a mettere in discussione convinzioni che prima sembravano incrollabili. Mentre il destino di Leopoldo sembra ormai segnato, quello di Maculani, e di chi come lui è stato colto dal dubbio, prenderanno direzioni inattese. Perché si può spegnere una voce ma non ciò che quella voce ha lasciato negli altri. Tra i film più ambiziosi, importanti e sentiti, quello di Veronesi rappresenta, per il regista, la chiusura di un cerchio.
“Ho sempre raccontato storie divertenti - ha affermato - ho sempre fatto ridere le persone, e credevo che questo mi bastasse. Ma ad un certo punto ho pensato che alla comicità servisse di più, e che non dovesse essere presa sottogamba. La comicità non è superficiale, ma è un’arma molto potente, per cui parlarne seriamente è stato uno dei miei desideri più forti”. Si tratta, infatti, di un film drammatico incentrato sulla risata, sul far ridere, che affronta il tema della fiducia nel prossimo, di aiuto reciproco e di libertà individuale contro ogni potere autoritario. Pierfrancesco Favino, protagonista della pellicola e talento ormai ben noto a tutta Italia e anche all’estero, ha poi rivelato aspetti della sua amicizia con Veronesi e di come questa sia stata significativa per la creazione del personaggio di Fra’ Leopoldo. “In uno di quei tipici momenti di vita - ha dichiarato uno dei volti italiani più richiesti degli ultimi vent’anni - in cui esci e parli con un tuo amico, un giorno Giovanni (Veronesi, n.d.r.) mi disse di avere in mente questo progetto, e mi accennò un po’ delle sue idee. Quando mi ha parlato per la prima volta di questo personaggio, quindi, sono stato molto felice di sapere che lui mi vedesse all’altezza di interpretare un ruolo del genere. La cosa bella del nostro rapporto è proprio che, anche nei momenti casuali, come quando ceniamo insieme, ci confrontiamo e discutiamo dei dettagli. Dopodiché gli sceneggiatori fanno, come in questo caso, un lunghissimo lavoro di ricerca. Per cui, anche questa volta, ho avuto buona parte del materiale che loro avevano trovato ed al quale io ho aggiunto una mia personale ricerca. Poi ci siamo presi del tempo insieme, sono stato a casa sua, e lo abbiamo letto insieme. Durante le ricerche abbiamo trovato veramente il corpo di questo personaggio e come questo potesse stare all’interno di un film del genere”. A proposito invece delle riprese “spartane”, girate principalmente in Toscana nelle province di Siena, Pisa, Arezzo e Pistoia oltre che a Roma e Viterbo, Favino ha raccontato che queste si sono svolte in condizioni estreme o, per così dire, “francescane”, con passaggi in laghi ghiacciati e nel fango, indossando dei sandali e con diversi pesi sulle spalle, ma affrontate dalla troupe e dal cast “per amore dell’arte”. Il film, che ha commosso l’intera sale ed il cui cast è stato acclamato con un’applaudita standing ovation, uscirà nelle nostre sale il 29 ottobre, segnerà il passaggio di testimone fra il Lucca Film Festival e gli Incontri del Cinema d’Essai, in programma dal 4 all’8 ottobre, e coinvolgerà altre cento 100 sale in tutta Italia.



