Anno XI 
Martedì 3 Marzo 2026

Scritto da Fabrizio Perotti
Garfagnana
03 Marzo 2026

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Metti un sabato sera di fine febbraio al Museo del Castagno di Colognora di Pescaglia, riunisci a tavola quaranta persone, ospiti dei “padroni di casa” Angelo e Roberto Frati, aggiungi portate a volontà di castagne sotto forma di caldarroste e necci fritti accompagnati da Morellino di Scansano e, con un finale scoppiettante a colpi di vernacolo lucchese, la serata è servita.

Quella del connubio tra convivio a base di castagne e vernacolo è una tradizione che si ripete da diversi anni ed è qualcosa di speciale perché, in un contesto come quello del Museo del Castagno, che rappresenta una rara sintesi di ciò che il castagno ha sempre significato per la popolazione della zona, ti proietta indietro negli anni quando nei camini bruciavano i ciocchi di castagno e le famiglie si riunivano attorno al fuoco, raccontandosi storie ed aneddoti, allietati da quel frutto del bosco che, trasformato in farina, diventava profumo di casa e rendeva la tavola saporita e fumante. Al nostro arrivo però non poteva certo mancare una breve visita alle stanze del museo, accompagnati dal fondatore e direttore Angelo Frati, creatore di questo scrigno che racconta le tematiche dell’utilizzazione del legno e dell’alimentazione. Angelo, con la dovizia di particolari che solo un custode della tradizione come lui sa fare, ci ha mostrato e spiegato alcuni dei manufatti atti all’uso domestico ed una parte dei reperti presenti, esposti come in una sorta di sintesi tra l’impegno espositivo e la materia trattata. Ne servirebbe tempo per scoprire la magia degli attrezzi e dei metodi di lavoro e delle lavorazioni di un tempo che, a guardarli ai giorni nostri, ci lasciano esterrefatti per quanto siano stati geniali ed ingegnosi ma la tavola ci aspetta e con essa, a seguire, l’atteso momento del vernacolo. Il “rituale” della sbucciatura delle mondine lascia il segno sulle dita degli ospiti, così come nel cuore e nel palato, tanto quanto i necci fritti, vera e propria prelibatezza culinaria. Ci sono profumi che raccontano storie e quello della farina di castagne appena scaldata sulla piastra, per esempio, sa di autunno, di legna che arde e di ricette di una volta. I necci di castagne hanno proprio questo profumo, sono un dolce semplice, genuino e con un’anima antica. E cosi, dopo la vista, il tatto, l’olfatto ed il gusto, a completare questo fantastico percorso sensoriale nella storia e nella tradizione, non poteva mancare il tanto atteso momento del vernacolo. L'aggettivo «vernacolare» deriva dal latino vernaculum che designava tutto ciò che veniva costruito, allevato, confezionato e coltivato in casa, in opposizione a ciò che ci si procurava tramite scambio o commercio dall'esterno. Il “lucchese” è quindi un vernacolo, che fa parte dei dialetti toscani, parlato in una parte della provincia di Lucca. Ed ecco allora che dalla tavola si sono alzati quattro cultori del vernacolo lucchese ossia Giovanni Giangrandi detto “Gigi tavan rognoso”, Nicolosi Marco detto “Cencino”, il nuovo arrivato, “il quarto”, Ezio Passaglia e, dulcis in fundo “Gavorchio”, al secolo Domenico Bertuccelli, “presentatore” di quello che, in modo conviviale, è stato un classico dopo cena. Sarebbe difficile, quasi impossibile, riportare o raccontare per scritto i racconti, gli aneddoti e le barzellette che si sono susseguiti in un lasso di tempo in cui, in un certo modo, questo si è fermato ed è come tornato indietro come quando, nei paesi, nelle corti e nelle case le persone parlavano e si confrontavano sul vivere in comune. Cosa che implicava la condivisione di spazi, risorse ed obiettivi della vita quotidiana, basata su una comunicazione aperta e schietta e sulla cura reciproca, per creare una rete di relazioni che andassero oltre il semplice vicinato, valorizzando la coesistenza di individualità e di collettività. “Già a poca distanza tra loro, alcuni paesi hanno la differenza nella pronuncia – ha spiegato Gavorchio. Quando si parla di vernacolo si intende la parlata locale, a volte anche familiare, di corte. Noi facciamo queste serate per ricordare com’era il modo di parlare di una volta ma anche per far divertire le persone che ci ascoltano, e di conseguenza scegliamo argomenti divertenti. Questo perché il vernacolo si presta bene sia al comico ma anche al nostalgico”. Solitamente, ci hanno detto, le serate in vernacolo hanno seguito una scaletta, come nella migliore tradizione teatrale, ma sabato sera Gavorchio, Cencino, Gigi ed Ezio sono andati, come si suol dire, “a ruota libera” e possiamo garantire che, grazie alla loro passione ed alla loro bravura, il coinvolgimento è stato totale, con momenti a dir poco esilaranti. Siamo ai saluti, e così ringraziamo gli amici del museo per averci rivolto questo gradito invito che ci ha permesso di trascorre una serata dai sapori antichi e nel segno delle tradizioni della nostra terra. Per chi volesse informazioni per visitare il Museo del Castagno a Colognora di Pescaglia, all’interno del quale è presente anche una sezione dedicata al musicista e compositore Alfredo Catalani che raccoglie alcuni preziosi cimeli e sue memorie storiche, è possibile contattare i seguenti numeri telefonici, 328. 5722956, 0583.954465, 0583.358004, inviare una mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. oppure visitare il sito www.museodelcastagno.it.

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