Anno XI 
Lunedì 23 Marzo 2026
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Scritto da Luciano Luciani
Cultura
04 Aprile 2025

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Dai e dai, provando e riprovando, alla fine ci sono riuscito a entrare nel Museo Nazionale di Palazzo Mansi in via Galli Tassi. Avevo già avuto modo di visitarlo in passato, sia per piacer mio e sia per dovere, accompagnandovi in due/tre occasioni qualche classe liceale. Ma stavolta l’interesse è più specifico, più mirato, e, anche in questa occasione, galeotto un libro: una densa e ben documentata biografia romanzata, Elisa Bonaparte, 2024, scritta da Giuliana Pellegrini, autrice camaiorese. Un bel romanzo storico che recupera la memoria di un personaggio che, poco più di due secoli fa, ha ben meritato in Toscana e particolarmente in quel territorio compreso il Serchio, le Apuane e il mare per la sua passione per la cultura, per la laica ansia riformatrice che ha sempre connotato i suoi progetti, per il suo pensare in grande ben oltre il perimetro delle Mura e della cerchia dei monti… In tempi in cui per una donna, ancorché sorella dell’imperatore, non era facile governare la cosa pubblica. In Palazzo Mansi, mi confermano, c’è molto di Elisa, distribuito tra primo e secondo piano… Solo che, per carenza di personale, il secondo piano talora è accessibile, talora no… Dipende. Al primo tentativo non ho fortuna e neppure a quello successivo. Riesco al terzo e solo perché mi rendo disponibile al pomeriggio. D’altronde, come disse quel tale, non sono la pazienza e l’ironia le virtù del rivoluzionario? Insomma, come Dio vuole, pagando per il biglietto una cifra modesta - meno di un cinema scontato per anziani – finalmente la spunto e entro nel Museo di via Galli Tassi sulle tracce di Elisa. Ma non sono un visitatore sistematico e mi lascio meravigliare e distrarre da decine di sollecitazioni diverse: arredi di gusto barocco, manufatti tessili di destinazione religiosa o laica, arazzi, decori suntuosi, una pinacoteca con tavole e tele di altissima qualità tra le quali un Tintoretto, un Pontormo, un Luca Giordano… Rischio di perdere di vista Maria Anna Elisa Bonaparte Baciocchi... La ritrovo, appunto al secondo piano, nella sala che comprende le iconografie dei regnanti lucchesi nella prima metà dell’Ottocento. Una grande tela raffigura la principessa di Lucca e Piombino e granduchessa di Toscana. È opera della pittrice francese Marie-Guillemine Benoist, e, nonostante la posa regale e gli abiti indossati, gli stessi della cerimonia in Notre Dame del 2 XII 1804 con cui Pio VII consacrò Napoleone imperatore dei francesi, il quadro ci comunica l’immagine di una modesta bellezza, lontana dallo sfolgorante fascino un po’ fatuo della sorella Paolina. Sul suo viso, però, un’espressione insieme mite e determinata, messa in risalto dal manto color porpora, dalla raffinatezza del vestito, da un solenne diadema, dagli orecchini di perla… Da non trascurare, poi, il bracciolo della poltrona in forma di cigno, simbolo al tempo stesso di energia, grazia e purezza. Al centro della sala, compresi in due pregevoli teche, un abito e un manto di corte:  Primo Impero, manifattura francese, di così pregevole e raffinata realizzazione da ipotizzare, se per caso, non siano appartenuti a una principessa imperiale… Ma, come mi fa notare il cortese e zelante personale, è giunta l’ora di chiusura. Quindi questa e altre questioni relative all’offerta storico-artistica di Palazzo Mansi, sono rinviate a una prossima visita perché, com’è noto, “per veder giusto si guarda due volte”.

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