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Scritto da Luciano Luciani
Cultura
25 Maggio 2023

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Mario Attilieni, lucchese, tra i trenta e i quarant’anni, laureato in giurisprudenza, imprenditore del calzaturiero di qualità, è uno scrittore di fantasy. Per la Libeccio Edizioni di Livorno ha pubblicato ben tre romanzi in poco più di un anno: L’Impero delle Clessidre, 2022, La Vendetta degli Unicorni, 2022, e, ancora fresco di stampa, La Profezia dell’Autunno. È lui la persona la persona più adatta per aiutarmi a chiarire/rmi le idee intorno a questo genere di letteratura che piace tanto ai giovani e a me no.

Mario, io leggo di tutto. Perfino i bugiardini delle confezioni farmaceutiche. Sono stato, sono un lettore onnivoro. Perché, allora, il fantasy non mi piace? Forse, se tu, da scrittore del genere, mi spiegassi la tua propensione per questa letteratura, riuscirei a capire meglio i motivi di una tale insofferenza.

Io sono un appassionato di poesia e la poesia è magia. Se la devo mettere in prosa, automaticamente scrivo un fantasy. Sono anche appassionato di storia, onnivoro di storia, per usare la tua metafora. E, quando la storia l’hai studiata tutta, dal brodo primordiale alla guerra in Ucraina, ma non ne hai ancora abbastanza, non hai alternativa se non inventarne una tua.

Sai cosa mi disturba soprattutto? L’esaltazione dell’irrazionale assoluto; l’invenzione di leggi e discipline fittizie; il continuo ricorso all’elemento magico e la svalutazione delle scienze; il concetto di superiorità gerarchica che percorre in lungo e in largo questo tipo di narrativa…

Molti dei miei lettori mi hanno detto: “A me il fantasy non piace, ma il tuo sì, perché è un fantasy che non è un fantasy”. Il mio ricorso alla magia è limitato, perché, se la magia è solo superstizione, allora concordo con te. Se, invece, è poesia, allora diventa un modo per elevare lo spirito. Nella mia storia anche la Casa Pferd, che discende da un umile stalliere, può aspirare al trono imperiale. Sai perché? Non perché è più nobile delle altre o ha un esercito più potente. Perché ha il consenso, i voti.

Quanto gli studi classici e letterari ti hanno predisposto all’epica fantasy?

Tantissimo. Per questo ho dedicato il terzo volume, “La Profezia dell’Autunno”, al “Machiavelli”, il Liceo Classico di Lucca, e vi ho ambientato uno dei capitoli finali del racconto. Sfido a trovare una sola pagina del mio racconto che non abbia almeno un’eco dei miei studi classici.

Sia pure letterariamente trasfigurata, quanto c’è di Lucca, della sua storia, delle sue tradizioni nei tuoi libri?

Nel mio Continente immaginario la città di Porto Profumato occupa un posto speciale: il suo stemma è una pantera, è cinta da possenti mura su cui campeggia la scritta “Libertas” e ha una lunga storia di indipendenza dalla tirannia e dai potenti regni che la circondano. I suoi abitanti, infine, sono da sempre predisposti al commercio piuttosto che a fare la guerra. Non ho dovuto fare grosso sforzo di fantasia in questo caso. Lucca è davvero speciale.

Nei tuoi romanzi, tu riveli doti d’invenzione narrativa davvero fuori dall’ordinario unite a una quasi incontenibile disposizione alla scrittura. Quali demoni cerchi di esorcizzare attraverso le tue pagine?

Ritengo che la cultura dovrebbe essere qualcosa di cui tutti possano fruire, senza distinzione di estrazione sociale, studi fatti etc… E cerco così di dare il mio contributo. In realtà, Luciano, ti confesso di aver inventato poco: le mie storie prendono spunto da quello che già ci avete insegnato sui banchi di scuola. Solo che, a volte, la scuola soffre del pregiudizio di essere considerata noiosa. Se racconti a un adolescente che Enea è figlio di Venere, lui ti trova noioso. Se, invece, gli fai notare che questo significa che Anchise ha fatto sesso con la dea dell’Amore, lui vedrà la cosa sotto tutta un’altra luce.

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