Un amico mi segnala che sul sito del Sistema Museale Territoriale della Provincia di Lucca compare il programma 2026 del Festival “I Musei del Sorriso”. Ovvero, un programma di iniziative culturali, da giugno a novembre, per segnalare al cittadino distratto l’esistenza di una trentina di piccoli musei, diversamente vocati, faticosamente impegnati a sopravvivere tra la perenne penuria di risorse economiche, la carenza di personale, il feroce lavorio del tempo che degrada gli stessi ambienti espositivi e i materiali esposti. Il programma? Certo eterogeneo per la diversità dei temi e degli ambiti e per la palese differente qualità delle iniziative… Insomma né bello né brutto: si fa quel che si può.
Fa piacere ritrovare ancora nell’elenco di queste piccole ma vivaci istituzioni culturali anche il Museo del Risorgimento di Lucca, sebbene assediato, come tutta la città del resto, dalle esigenze e dalla logistica del Lucca Summer Festival 2026 CHE DIO CE LO CONSERVI, MA ANCHE NO...
Inaugurato appena tredici anni fa e da allora, chissà perché, condannato a una vita grama e perennemente precaria, il Museo del Risorgimento oggi, adesso, esiste, ma non è fruibile sine die. Ci sembrava che un Sistema Museale Territoriale dovesse difenderli i suoi musei, fare il possibile e l’impossibile per renderli attrattivi, curarne le dotazioni e l’immagine… certo, non renderli inaccessibili, cosa che equivale e chiuderli! Perché cancellare un museo, ancorché minore, è come dare fuoco a una biblioteca: significa condannare una comunità al buio dell’ignoranza intorno a momenti importanti, in questo caso fondativi, della memoria civile e storica delle città lucchesi e delle loro genti. Quindi, altro che sorrisi! Che non sono sempre e necessariamente cosa buona e giusta, ma, mai come il questo caso, “il veicolo d’infezione d’ogni ambiguità”.
Chiediamo, quindi, al Sistema Museale e ai suoi operatori, agli amministratori, ai politici che seggono in Palazzo Ducale di rivedere le loro discutibili decisioni riguardo al MUR, riaprirlo in maniera definitiva, dotarlo di quanto manca, valorizzandone l’immagine e la visibilità. Piccola ma curata istituzione culturale lucchese, il MUR, che, lo ricordiamo ai Lettori di queste note, venne aperto al pubblico dopo un percorso virtuoso durato anni e un processo di restauro dei reperti altrimenti destinati a un inarrestabile degrado, connotato sia da una spiccata attenzione per la fruibilità didattica delle esposizioni, sia dall’accessibilità al museo per tutte le forme di disabilità.



