Mario Pardini non ci sta e se anche aveva gi manifestato il suo appoggio incondizionato a Beatrice Venezi vittima di un 'massacro' vergognoso, non esita a prendere nuovamente e ancora più duramente posizione in favore di una donna che non è soltanto una professionista esemplare, ma anche una cittadina lucchese a tutti gli effetti. La sua nomina al teatro di Venezia è diventata una vergogna nazionale verniciata di rosso.
Sindaco cosa pensa di quanto sta accadendo alla nostra concittadina Beatrice Venezi con, addirittura, migliaia di spille vendute per contestare la sua nomina al teatro di Venezia?
Penso che si stia superando una soglia pericolosa e lo ribadisco con chiarezza: dissentire è legittimo, criticare è legittimo, avere opinioni diverse fa parte della vita culturale di un Paese libero. Ma qui siamo andati oltre. Qui siamo di fronte a una forma di censura preventiva, che prescinde dal lavoro e mira a delegittimare la persona prima ancora che possa operare. Beatrice Venezi ha il pieno diritto di svolgere il suo incarico e di essere giudicata alla fine del suo percorso, sulla base dei risultati, non prima e non per ciò che rappresenta simbolicamente per qualcuno. Questo non è confronto: è esclusione preventiva, ed è un metodo che non posso accettare.
Non pensa che sia un atto ostile anche contro la città di Lucca oltre che contro una professionista esemplare?
Quando una concittadina viene colpita in modo così sistematico e organizzato, non posso far finta che sia una questione che non ci riguardi. Non perché Lucca voglia rivendicare appartenenze, ma perché una comunità ha il diritto e il dovere di difendere le proprie eccellenze quando vengono trattate in modo ingiusto. Lucca è una città che ha dato moltissimo alla musica e alla cultura italiana, e continuerà a farlo. Per questo non accetta che una sua rappresentante venga delegittimata non per ciò che fa, ma per ciò che è o per ciò che qualcuno presume che rappresenti. Difendere Beatrice Venezi significa difendere un principio che riguarda tutti.
Perché non organizzare una mobilitazione generale contro questa 'congiura'?
Perché le istituzioni non devono rispondere all’intolleranza con altre forme di contrapposizione. Il mio ruolo non è organizzare crociate, ma difendere principi: libertà artistica, pluralismo, rispetto delle scelte. Le “mobilitazioni” rischiano di trasformare una questione culturale in una rissa politica, ed è esattamente ciò che molti cercano perché è il terreno su cui prosperano le campagne di delegittimazione.
Lei ha già manifestato solidarietà all'artista, ma non le sembra che la cosa non abbia sortito effetto e che si sarebbe potuto fare di più?
La solidarietà non si misura dal volume della voce. Ho ritenuto giusto esprimere pubblicamente vicinanza e apprezzamento a Beatrice Venezi, senza alimentare ulteriormente un clima già avvelenato. Talvolta fare di più significa anche non prestarsi a una spirale che vive proprio di provocazioni continue e di radicalizzazione forzata.
Beatrice Venezi viene costantemente 'massacrata'. Perché? Perché è bella? Perché è brava? Perché è di destra? Per tutte e tre le cose insieme?
Perché incarna un mix che oggi dà fastidio: talento, successo, autonomia di pensiero. Se poi a questo si aggiunge il fatto di non aderire ad un pensiero unico, il bersaglio è perfetto. Ma il problema non è Beatrice Venezi: è l’idea che in Italia il merito culturale debba essere accettabile solo se politicamente allineato da una parte. Questo è un nodo serio per la cultura italiana.
Il suo atteggiamento verso questa storia e verso coloro che stanno 'emarginado' questa eccellenza lucchese a noi pare troppo moscio. Non crede sia il caso di... far sentire la propria voce in maniera robusta?
Non è “moscio” chi non urla: è responsabile. Ma sia chiaro, perché su questo non intendo lasciare zone grigie: quello che sta accadendo a Beatrice Venezi è un tentativo di intimidazione culturale, non una discussione artistica. Ed è grave. Quando si organizzano campagne simboliche e mediatiche per colpire una persona, soprattutto come in questo caso in modo preventivo, non si sta difendendo la cultura: la si sta usando come clava politica, la si sta piegando a una logica di esclusione. E io questo metodo lo contesto apertamente. Senza giri di parole. Il mio compito non è guidare una folla, ma tracciare una linea di confine chiara.: in Italia si sta cercando di stabilire chi è “accettabile” e chi no, non in base al talento o al lavoro svolto, ma alle idee. La mia posizione è questa, ed è una linea di confine: la cultura è libera o non è cultura. Chi prova ad isolare o marchiare un’eccellenza per motivi ideologici non è progressista: è illiberale.



