Malagevole e precario... Così appare ai nostri occhi il nido che due tenacissime e tenerissime tortore hanno testardamente voluto costruire sul davanzale della finestra del bagno, una delle quattro che guardano a settentrione con vista sui tetti di Lucca, i suoi campanili e, più in là, la linea irregolare delle montagne garfagnine. Un bel vedere che sarebbe davvero tale se non lo guastasse lo spettacolo deprimente del sottostante piazzale della ex caserma Lorenzini, malinconico deposito degli scarti dei numerosi eventi cittadini, qua e là connotato da elementi di una vera e propria discarica.
Ma torniamo alle nostre tortore. Scambiato il davanzale per un anfratto naturale, le due bestiole pennute ne hanno arredato un angolino con qualche ago di pino, rametti di diversa provenienza, due o tre piume, e... Voilà, eccolo il nido dove da circa una settimana la femmina è impegnata nella incubazione di un paio di piccole uova, bianche immacolate e perfettamente sferiche. Il maschio non si vede più, in compenso è rimasta lei, trenta centimetri di di grazia, eleganza, spirito di materno sacrificio e un becco nero, diritto e carnoso. Un collaretto, anche questo nero, alla base del collo la identifica come Turtur risorius, di remote origini indiane e africane e, da tempi remoti, abituata alla domesticità. Tuba sommessamente, in continuazione, e, unica nota sgradevole di questa coabitante irruzione della Natura in casa, a becco chiuso produce un grido interrotto che ricorda una risata.
Per poter offrire a questi uccelletti e a quelli prossimi venturi una sistemazione più confortevole ci siamo rivolti telefonicamente a talune benemerite associazioni che si adoperano per i diritti degli animali e il loro benessere. "Percaritàdiddio" ci hanno risposto scontrosi e poco collaborativi "non vi provate a spostarli. Rischiate multe e pene severissime! Dovete aspettare la schiusa delle uova, l'apparizione dei piccoli, lo svezzamento e il loro apprendistato al volo". Un'epifania, questa delle tortore neonate, attesa con qualche trepidazione mentre cerchiamo consiglio in esperienze simili vissute da parenti, amici, conoscenti... Intanto, sfogliamo qualche libro e veniamo a conoscenza che tali volatili se per la tradizione cristiana rappresentano il simbolo della fedeltà coniugale, per i pellerossa delle praterie costituiscono niente meno che gli araldi di ogni ciclico rinnovamento. Due bel messaggi per la coppia di ottuagenari che abita queste stanze.



