L’intervento di Putin nelle faccende interne dell’Ucraina, con la pretesa di proteggere la minoranza russofona, è programma già andato in onda vari decenni orsono con l’occupazione dei Sudeti da parte di Hitler nel 1938, seguita da quella dell’intera Cecoslovacchia nel 1939. Differenza sostanziale: Praga ritenne non fosse il caso di resistere, e cedette prima la regione, poi tutto. Kiev l’ha pensata diversamente.
So bene che il campo è minato, ma fido sempre nelle capacità logiche di discernimento del lettore. Anche se cercare di porre fine al conflitto, lasciando le cose come stanno sul campo, comporta che si sia bollati come filo-russi o, peggio ancora, “putiniani”. Se non altro perché, per trascinare al tavolo di pace i due contendenti, occorre minacciare di chiudere i rubinetti all’Ucraina. A proposito, alla Russia li abbiamo chiusi, ma pare non sia servito a nulla.
Proviamo allora a chiederci come sia raggiungibile una pace “giusta” (per Zelensky), che comporti la restituzione del mal tolto da parte di Putin. Ahimè l’unica opzione che mi si profila è un intervento militare di USA – che ha già ricusato di volerne sentir parlare e si fa pagare le armi dai partner europidi – insieme a NATO e UE. Vorrebbe dire la 3^ guerra mondiale, va da sé che sia proposta idiota. Putin quella terra, che gli è costata, non la molla, se non altro per giustificare coi parenti dei propri caduti il sacrificio sofferto.
Anche l’ipotesi che Putin getti la spugna appare peregrina: ammesso che i contendenti siano simili a due pugili esausti e suonati, quello che è più vicino al tappeto è l’Ucraina.
Lo scenario che più temo è quello che vede l’Ucraina crollare di schianto, come accade in genere in guerra, e l’Orso Russo pascersene, mentre l’UE s’è svenata, e non ha neppure messo in piedi una propria credibile deterrenza. Che, libero subito da ogni dubbio, è tale se supportata dallo Zio Sam, e se si son aggiornati e potenziati gli arsenali e gli strumenti militari dei singoli Stati. Ad una UE sola per quanto unita, mi pare d’averlo detto e ripetuto, non credo. UE unita nella difesa significa poter pianificare di confrontarsi con Russia e USA, singolarmente e anche nella malaugurata, ma sempre valida ipotesi, che si alleino. Se non si era in grado di far fronte all’URSS senza gli USA, vorrei che qualche dotto stratega con bandiera azzurra pluristellata e magari a suo tempo militesente ci spieghi come potrebbe oggi questo accadere.
Da ciò, purtroppo, per quanto giri e rigiri ‘sto pedalino, resto convinto che si debba portar Zelensky alla pace. Che per ora non la fa perché fida sul credito senza limiti dell’UE.
A quel punto i nostri soldi – invece che impegnarli in materiale di consumo per Kiev o da predare da parte del probabile vincitore – potremmo spenderli per costituire un valido deterrente militare all’Orso Russo. Operazione che richiede tempo non solo per produrre i materiali, ma anche per costruire un nuovo cittadino dei diversi Stati europei, che capisca che la libertà non s’è acquistata al supermercato, e va difesa col sangue. E che forse la si difende meglio se si fa comprendere all’antagonista che potrebbe pagare caro un altro colpo di testa. Mentre invece, produrre e proteggere disertori, porta alla schiavitù.
Non riesco a vedere nulla di “putiniano” in questo ragionamento. Son più di 4 anni che l’Ucraina logora la Russia, dissanguandosi e – quel ch’è peggio – salassando l’Europa. Putin non è morto dei tanti tumori preventivati, e economicamente la Russia “tiene”. Può avere un senso cedere quello che, ad ogni modo, non si riuscirà a riavere, e rafforzarsi su quella che magari è una linea arretrata. Magari tornando allo stallo della Guerra Fredda che tanto bene fece – in definitiva – a tutti noi occidentali.
Con buona pace degli Amici – un buon numero – estimatori della Russia. Purtroppo da quelle steppe a noi europei son giunti solo guai. Dagli Unni al comunismo. E, a pelle, preferirei sempre tenerli a distanza. Commerciandoci, perché no? Ma sempre ognuno a casa sua.
Fratello Putin
Scritto da carmelo burgio
Cronaca
24 Settembre 2026
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