I quotidiani che si possono leggere online sono una positiva creazione umana. Qualcuno ha pensato anche ai più deboli: agli anziani come me, che escono raramente di casa; ai malati e così via.
Però c’è chi l’ha intrapresa da un punto di vista del puro servizio dedicato a chi ne ha bisogno, e chi invece ne ha fatto un’altra occasione di guadagno.
Così mi pare di intendere quando vado a consultare in internet i quotidiani online.
Cito il più autorevole, il Corriere della Sera, molte delle notizie che offre sono a pagamento. Salvo – e questo gli fa onore -, taluni articoli di valore culturale. Sono sempre ottimi articoli che arricchiscono le conoscenze del lettore. La Nazione, invece, è più avara, da toscanaccia avida e tirchia. A volte per leggere la notizia di un incidente che è capitato vicino casa tua, ti chiede di abbonarti per sapere a chi è accaduto e quali sono state le conseguenze. Il Tirreno, pur essendo toscano, concede di più. Molto liberali sono, invece - ed hanno la mia incondizionata approvazione - , Il Giornale e Libero. Qui tutti gli articoli sono integralmente leggibili e la qualità degli scritti non è inferiore a quella del Corriere o di Repubblica o della Stampa (quest’ultimi sono praticamente una copia del Corriere ed evito di consultarli).
Sono 2 modi assai diversi di considerare il rapporto con il lettore. Quelli che chiedono l’abbonamento vendono le notizie, gli altri le offrono con liberalità.
Si deve parlare di differenza nei bilanci degli uni e degli altri, e che i primi sono in deficit, mentre i secondi sono in attivo? No. Tutti i quotidiani, sia cartacei che online, non se la passano bene. E allora? Dispiace dirlo, ma alla base di questa discriminazione c’è un diverso rispetto per chi ha bisogno di notizie, ha bisogno di sapere, e non può ricorrere alle proprie tasche. Così, offrire un’informazione gratis è in realtà un servizio di alto valore morale e culturale messo a disposizione dei meno abbienti. E sento il dovere di segnalarlo.
Ci sono poi quotidiani online locali, che non hanno filiali sparse in qua e là e vivono solo dell’edizione che si trova su internet. Sono tutti gratis, e la ragione principale sta nel fatto che solo così possono acquisire lettori che, potendo spendere, si rivolgerebbero altrove. Ma non sono meno importanti di quelli a diffusione nazionale. Quello su cui scrivo, In Lucca Veritas, ad esempio, è un quotidiano che non solo offre gratuitamente le sue notizie, ma accoglie i contributi di persone che hanno le idee più disparate, anche in opposizione le une alle altre. Lo considero il più vivace, il più dinamico e il meno prolisso. È un modello di giornale che apprezzo e proprio per questo, quando ne sono stato richiesto da Aldo Grandi, il suo coriaceo e rotto a tutte le intemperie fondatore e direttore (ir)responsabile (mi ricorda per coraggio e risolutezza gli antichi pionieri della stampa, tipo quelli protagonisti del film “Cimarron” del 1960, diretto da Anthony Mann, con Glenn Ford e Maria Schell), ho accettato. Collaborerò finché sarò gradito e fino a che le mie forze mi reggeranno, vista l’avanzata età.
A proposito di film, avete visto “10 in amore” del 1958, diretto da George Seaton, con tre straordinari attori che vi hanno saputo dare il meglio di sé: Doris Day (da me sempre ammirata), Clark Cable e Gig Young? Sì? Avete fatto benissimo. No? Allora correte ad acquistarlo in dvd e guardatelo subito.
Parafrasando il film, che ci parla di un mitico direttore e di un mitico piccolo giornale, sarò contento se anche di me si dirà: Scriveva su un piccolo giornale di provincia, ma che giornale!
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Scritto da Bartolomeo Di Monaco
Cronaca
07 Ottobre 2026
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