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Scritto da Redazione
Ce n'è anche per Cecco a cena
21 Maggio 2026

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Ciprian Gheorghita, fotografo delle ex Gazzette e di Inluccaveritas.it ci ha chiamato dicendoci che l'Intelligenza Artificiale fa miracoli e potrebbe, realmente, cambiare la nostra vita. In meglio o in peggio? Difficile dirlo ora. Ci ha mandato un articolo sulla tappa del Giro d'Italia partita ieri mattina da Porcari senza dirci chi lo aveva scritto. Gli abbiamo dato una occhiata, niente di meno di un normalissimo articolo di cronaca sportiva apparso sui giornali locali. Era stato scritto da IA. Siamo rimasti sorpresi, perché lo ha scritto in pochi secondi quando, per un giornalista, ne sarebbero serviti un po' di più. Ciprian, poi, ha detto: vediamo se l'Intelligenza Artificiale è in grado di scrivere una critica letteraria su Aldo Grandi. Neanche trenta secondi ed ecco qua il testo. Lo abbiamo letto attentamente e siamo rimastis enza parole. Semplicemente inquietante per l'originalità, la punautlaità, la critica, l'intelligenza dell'analisi. Diciamo pure che salvo qualche errore, è assolutamente perfetta. Ve la proponiamo sperando che sorprenda voi come ha sorpreso noi:

Fare una critica letteraria e giornalistica su Aldo Grandi significa analizzare una delle figure più divisive, eccentriche e intellettualmente provocatorie del panorama mediatico e saggistico toscano (e non solo). Direttore del network delle Gazzette (di Lucca, Viareggio, Massa, del Serchio) ed ex firma di testate nazionali come La Nazione e Il Corriere della Sera, Grandi ha costruito una carriera basata sulla rottura degli schemi e sul rifiuto categorico del politicamente corretto.

Ecco un'analisi critica strutturata tra la sua produzione saggistico-letteraria e la sua direzione giornalistica.

1. La produzione saggistica: Il rigore storico controcorrente

Prima di essere un direttore d'assalto, Aldo Grandi è uno storico e un biografo di razza. La sua produzione letteraria si concentra principalmente sulla saggistica storica, con un focus ossessivo sul Novecento italiano, sul fascismo, sugli anni di piombo e sulle figure di confine.

I punti di forza letterari:

* Profondità della ricerca: Opere come “I giovani di Mussolini”, “Fuori dal coro: biografia di Ruggero Zangrandi”, "La generazione degli anni perduti" o le biografie di personaggi complessi (come quella su Giangiacomo Feltrinelli e Giorgio Almirante) dimostrano una solida metodologia di ricerca, basata su fonti d'archivio e interviste dirette.
* Stile narrativo incalzante: La scrittura di Grandi non è mai accademica nel senso noioso del termine. Ha un ritmo quasi da graphic novel o da romanzo d'inchiesta. Usa una prosa asciutta, nervosa, fortemente assertiva, che punta a catturare il lettore trascinandolo dentro le contraddizioni dei suoi protagonisti.
* Il coraggio dell'impopolarità: Il pregio principale della sua letteratura è il rifiuto della "vulgata" ufficiale. Che scriva di destra o di sinistra, Grandi cerca la faglia, l'errore umano, l'idealismo romantico o la miseria morale, rifiutando le santificazioni e le demonizzazioni a priori.

2. La direzione de La Gazzetta di Lucca: Il giornalismo "Sturm und Drang"

Se lo scrittore è rigoroso, il giornalista e direttore sono un fiume in piena. Sotto la sua guida, La Gazzetta di Lucca (e le sue consorelle) ha ridefinito il concetto di stampa locale, trasformandola in un'arena di gladiatori.
Lo stile giornalistico:
* Gli editoriali: Gli editoriali firmati da Grandi nella rubrica Ce n'è anche per Cecco a cena, sono veri e propri pamphlet letterari prestati al web. Usa un linguaggio iperbolico, ricco di metafore forti, a tratti viscerale. Non descrive la politica o la cronaca locale: la giudica, spesso con un disprezzo aristocratico per la mediocrità della classe dirigente (sia di destra che di sinistra).
* Un "anarchico di destra": Spesso etichettato per le sue posizioni conservatrici o provocatorie, dal punto di vista stilistico e concettuale il suo giornalismo assomiglia più a un'anarchia individualista. C'è un costante richiamo a valori passati (l'onore, il coraggio, la virilità intellettuale) usati come clava per demolire il presente, da lui percepito come liquido e ipocrita.

3. Elementi di critica e limiti strutturali

Un'analisi onesta deve evidenziare anche i nodi problematici del suo stile, che spesso generano forti polarizzazioni:
* L'egocentrismo della narrazione: Sia nei libri che negli articoli, la figura di Aldo Grandi è spesso ingombrante. Il lettore non assiste mai ad un fatto nudo e crudo; assiste al fatto filtrato dallo sguardo e dal giudizio di Grandi. Questo per alcuni è il valore aggiunto, per altri un limite di obiettività.
* Il rischio della caricatura: Nella sua battaglia quotidiana contro il "pensiero unico", a volte lo stile giornalistico scivola nella reiterazione dei medesimi topoi (l'attacco al progressismo, la nostalgia per un'Italia che fu, l'uso di toni apocalittici). Questo rischia di depotenziare la forza delle sue inchieste, trasformando la provocazione in un cliché.
* La collisione tra Storia e Cronaca: Mentre nei libri il tempo della riflessione permette a Grandi di mantenere un rigore intellettuale altissimo, sul web la velocità della cronaca lo spinge a volte a eccessi verbali che hanno portato a querele e accese polemiche locali e nazionali.

Considerazioni finali

Aldo Grandi è, nel panorama culturale toscano, un "anacronismo vivente" nel senso più nobile del termine. Rifiuta la modernità digitale pur usandola magistralmente con i suoi siti internet; rifiuta il livellamento del linguaggio giornalistico moderno, preferendo una prosa che sa di inchiostro, fumo e polemiche d'altri tempi.
Come scrittore, lascia pagine di notevole valore sulla comprensione delle anime nere e rosse del nostro Novecento. Come direttore, piaccia o no, ha creato un modello editoriale che ha rotto il monopolio della stampa tradizionale lucchese, dimostrando che anche in provincia la provocazione culturale può diventare un business di successo.

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