Spazio disponibilie
   Anno XI 
Sabato 18 Luglio 2026
Spazio disponibilie
Spazio disponibilie
Spazio disponibilie
Spazio disponibilie
Spazio disponibilie
Spazio disponibilie
Spazio disponibilie
Spazio disponibilie
Spazio disponibilie
Spazio disponibilie
Spazio disponibilie

Scritto da francesca sargenti
Summer Festival
18 Luglio 2026

Visite: 67

Ci sono serate in cui la storia della musica smette di essere un racconto sbiadito sui libri per farsi carne, sudore e corde di chitarra che vibrano sotto il cielo della Toscana. Il concerto di Ronnie Wood in Piazza Napoleone, nell’ambito del Lucca Summer Festival, è stato esattamente questo: un evento epico e memorabile. Annunciata come l'unica e attesissima data italiana del suo tour europeo "FEARLESS", la performance dello storico chitarrista dei Rolling Stones ha regalato al pubblico una sontuosa retrospettiva live che ha celebrato sei decenni di un percorso tra i più straordinari della musica contemporanea.

I fan hanno potuto compiere un viaggio nella parabola creativa di Wood attraverso le diverse fasi della sua evoluzione artistica, in uno show concepito a supporto del doppio album Fearless: Anthology 1965–2025. Un progetto discografico che attraversa tutte le tappe del musicista britannico: dagli esordi a metà anni Sessanta con i Birds, passando per l’inestimabile contributo al basso nel Jeff Beck Group e il successo internazionale negli anni Settanta con i Faces al fianco di Rod Stewart, fino all'ingresso ufficiale nei Rolling Stones nel 1975, dove insieme a Keith Richards ha dato vita a una delle coppie chitarristiche più celebri di sempre.

Sul palco lucchese, Ronnie Wood non si è risparmiato, dimostrando la caratura del polistrumentista puro. Accompagnato da una super-band di all-star, ha snocciolato riff leggendari alternando la sei corde elettrica ai suoi celebri ricami con lo slide (eseguiti rigorosamente, come ama ricordare, con il fido tubo di rame), regalando gemme del suo repertorio solista e immortali inni generazionali.

Trovarsi davanti al palco di Lucca non è stato semplicemente assistere a un concerto, ma vivere un vero e proprio cortocircuito storico ed emotivo. Splendida la scenografia: sullo sfondo, due cavalli neri e al centro il ritratto dello stesso Wood. Una perfetta metafora visiva della serata: una forza fiera, elegante e splendidamente indomabile. Elementi che descrivono l'attitudine del chitarrista, che a quasi ottant'anni calca ancora le scene con l'energia selvaggia di un purosangue che rifiuta di essere addomesticato.

La magia della serata è risieduta anche nella straordinaria intimità che si è creata: vedere una leggenda abituata agli stadi oceanici esibirsi in una dimensione così raccolta ha regalato un'esperienza irripetibile. Non c'era la distanza monumentale dei grandi show, ma il sudore, gli sgraffi, il sorriso sornione di Ronnie a pochissimi metri dai nostri occhi e le battute con il pubblico delle prime file. Sentire l'impatto di pezzi che hanno ridefinito la cultura pop, amplificati dalla bellezza senza tempo della città, ha lasciato addosso ai presenti la netta sensazione di aver preso parte a un momento unico, di quelli che si racconteranno per anni.

Il Lucca Summer Festival mette così a segno uno dei colpi più prestigiosi dell'estate 2026, regalandoci il ritratto dal vivo di un uomo che ha scritto, e continua a scrivere, le pagine più belle del grande canovaccio del Rock and Roll, e che, a dispetto del tempo, non ha perso un briciolo del suo smalto.

Ronnie Wood non ha offerto solo un concerto, ma una masterclass di storia britannica. Senza l'ombra di frontman ingombranti come Mick Jagger o Rod Stewart, è emerso l'artigiano che da cinquant'anni cuce insieme i riff più famosi del mondo. Una scaletta generosa, che ha unito la sporcizia dei Faces, la classe degli Stones e la sensibilità delle sue chicche soliste.

Il vero colpo di coda arriva nel finale: niente classici scontati, ma la riscoperta di 'Outlaws', gioiello datato 1981 tratto dal suo album solista '1234'. Una traccia che suona come un bilancio orgoglioso, il manifesto definitivo di un sopravvissuto che rivendica la propria storia. Quei cavalli neri che dominavano la scenografia hanno trovato il loro perfetto corrispettivo sonoro nelle note del brano. I "fuorilegge" della musica e i destrieri in fuga sono diventati una cosa sola, lasciando il pubblico con un'immagine potente di libertà assoluta. Una scelta viscerale, che ha trasformato i saluti in un ruggito d'altri tempi. Con quel titolo che è un'autobiografia in una sola parola, Ronnie Wood ha salutato Lucca ricordando a tutti, con un ultimo assolo fulminante, di essere ancora l'ultimo dei veri fuorilegge del rock 'n' roll.

Foto Ciprian Gheorghita

Pin It
  • Galleria:
mise11

RICERCA NEL SITO