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Scritto da Redazione
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04 Giugno 2020

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Proprio quando ci sarebbe bisogno di ripartire nella massima efficienza, al centro prelievi la situazione è sempre peggiore con tempi di attesa infiniti e personale striminzito. Ecco la lettera di chi, assistendo a questa vergogna, non ce la fa a stare zitto:

Si definisce emergenza una circostanza imprevista e straordinaria che richiede risorse, energie, mezzi e metodologie di intervento, appunto, straordinari. Finita l'emergenza si torna alla normalità, ed è quello che dappertutto si sta cercando di fare. Dopo l'allentamento del lock down, adesso si cerca di ripristinare una normalità voluta e necessaria.

Non sta funzionando così, però, al centro prelievi di Campo di Marte. Qui, a inizio emergenza, si è pensato di rivedere l'assetto di accoglienza degli utenti per evitare assembramenti. Sono stati vietati il libero accesso al prelievo, accettando solo prenotazioni (salvo urgenze e due o tre codici di esenzione) e il ritiro referti, dal 2 marzo possibile solo per posta ordinaria, elettronica, o fascicolo web (salvo urgenze e disperati che si vanno a raccomandare perché la posta non arriva, le e-mail nemmeno, e il fascicolo sanitario non funziona).

Ma, si dirà, questi restringimenti sono stati fatti a garanzia della salute pubblica, quindi, niente da eccepire. Senonché nella terza fase dell'emergenza, quando ormai in ogni settore ci si sta impegnando per ripartire, il centro prelievi si differenzia. Non solo le restrizioni permangono, ma anzi diventano più marcate. Se all'inizio dell'emergenza veniva richiesto per un prelievo un preavviso di 48 ore, per esempio, adesso ci vogliono dai 3 ai 5 giorni (ancora niente accesso di persona, solo tramite fax o e-mail), e il numero di accoglienza degli utenti varia fantasiosamente quasi di giorno in giorno, non si capisce in base a quali criteri, né da chi stabiliti.

Ancora nessun segnale di apertura minima quindi, anzi sembra che si proceda verso una chiusura sempre più evidente. Alla fine di questa fiera (o siamo solo agli inizi?) ci ritroviamo con un servizio pubblico mutilato. Una soglia molto più bassa di accoglienza giornaliera (e quindi, di conseguenza, un numero molto più alto di utenti respinti), sportelli di accettazione dimezzati (probabilmente qualche impiegata amministrativa delle cooperative collaboranti con la ASL avrà perso ore di lavoro se non addirittura il posto, visto che prima si tenevano aperti fino a 4 sportelli, mentre ora ce ne sono solo 2 nella prima parte della mattinata, e uno soltanto nella seconda parte, e le ragazze sono visibilmente sotto pressione), tempi molto lunghi per prenotare gli esami, ritiro referti rispettando i tempi del postino o i problemi di un sistema informatico che proprio eccellente non è, un pomeriggio settimanale in meno di apertura al pubblico, servizio telefonico riservato all'utenza divenuto ormai quasi inesistente. Viene da chiedersi il perché di tutto questo. Perché invece di ripartire si continua a frenare? Chi vuole tutto questo, e perché?

Se si volevano fare tagli sostanziali, ci sembra brutto che si sia approfittato di questa emergenza per sparigliare e le carte. Proprio in un momento in cui il cittadino avrebbe maggiormente bisogno di sentire una struttura sanitaria solida e accogliente ci si accorge che, ancora una volta, nell'occhio di un ciclone appena passato, qualcuno ha giocato a renderci più poveri. Fanno sorridere i tricolori appesi. Siamo in Italia e quel "andrà tutto bene" significa solo "potrebbe andare peggio".

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