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Scritto da Redazione
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10 Febbraio 2020

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo questa precisazione inviataci dall'ex parlamentare e consigliere comunale di Lucca Piero Angelini a proposito della intervista che Moreno Bruni ha rilasciato alla Gazzetta di Lucca:

Caro Grandi,

sollecitato e consigliato da quegli amici di Governare Lucca, che ancora mi vogliono bene, mi sento costretto a inviarti una breve nota per rettificare un punto della bella intervista da te fatta a Moreno Bruni, alcuni giorni fa, che, ad avviso di noi tutti, su di un punto centrale, offende la verità dei fatti. Moreno Bruni, infatti, pungolato da te, che gli ricordi la sua presenza travagliata nel centrodestra, quando, ad esempio, lui, “pur di restare assessore rinnegò la sua appartenenza a Governare Lucca di Piero Angelini”, risponde serafico che le cose non sarebbero andate così, dal momento che, dopo il suo ingresso in Giunta, “Governare Lucca dopo poche settimane uscì dalla maggioranza di centrodestra. Ci fu una rottura con il sindaco Favilla e io, in quel momento, trovai più opportuno restare in giunta e proseguire l’esperienza e quel lavoro per cui mi ero impegnato per alcuni anni”.

Le cose non sono andate affatto così; Governare Lucca non è mai uscita dall’allora maggioranza di centrodestra, ma è stata semplicemente cacciata da una maggioranza, che non era più quella che aveva vinto le elezioni al primo turno, contro Tagliasacchi, indebolita politicamente, com’era, dall’adesione opportunistica, al momento del ballottaggio, su scelta di Favilla, di piccole forze politiche, ininfluenti per la vittoria elettorale, ma che ne contrasteranno fortemente la gestione e il programma: con Marco Brancoli Pantera della lista di Fazzi, per quanto riguarda la localizzazione del nuovo ospedale, con Pierami e la sua Lista, per quanto riguarda la politica urbanistica e il rapporto con il gruppo Valore; da ricordare che sottoscrisse la nostra cacciata dalla maggioranza anche il buon Mura, che pure, alle elezioni, aveva capitanato una Lista di sostegno a Tagliasacchi, che aveva chiamato, appunto, “il Centro per Tagliasacchi” e che era stato accolto, poi, con tutti gli onori nella maggioranza.

Per la nostra cacciata, dopo molte discussioni e contrasti, però fino allora superati, fu determinante il fatto che il 29 gennaio 2009, mentre noi sfilavamo ancora una volta in corteo, all’interno della città, insieme a Papeschi e Di Vito, del Comitato per una sanità migliore, contro la localizzazione del nuovo Ospedale a S. Filippo, Rossi e Matteoli convenivano, a Pontedera, che fosse ormai tempo di far cessare le opposizioni al progetto dei Nuovi Ospedali, richiamando all’ordine i loro sostenitori. Tutti si adeguarono, alcuni con qualche mugugno, altri, come il Sindaco Favilla, perché contento di poter spuntare, in contraccambio, qualche buon trattamento, come in realtà è avvenuto, sui progetti PIUSS presentati alla Regione; noi, di Governare Lucca, fummo i soli a richiamare tutti, invano, al rispetto del programma votato dai cittadini, su sanità e urbanistica; e per questo fummo cacciati, come era ben scritto nel documento reso pubblico il successivo 2 febbraio.

Quanto a Moreno Bruni, rimase in Giunta con Favilla, senza problemi, a dire e fare l’esatto contrario di quanto aveva sostenuto fino allora in Consiglio, come capogruppo di Governare Lucca. Non riuscì neppure a frenare l’azione di Favilla, quando questi portò avanti scelte che confliggevano inevitabilmente con il retroterra degli interessi dei commercianti della città, di cui pure Bruni si sentiva parte; sia per quanto riguarda il progetto di ristrutturazione dello Stadio Porta Elisa, da parte del gruppo Valore, che, per la “valorizzazione” degli insediamenti commerciali che esso proponeva, era destinato ad indebolire il tessuto economico e commerciale della città; sia, poi, soprattutto, per la cancellazione, con la Variante al nuovo Regolamento urbanistico del 2011, delle previsioni di aree di verde e di sosta interne alla Manifattura Tabacchi, che, se subito attivate, avrebbero permesso di mantenere verso la città, almeno per chi la voleva ancora economicamente e culturalmente “aperta” , quel flusso di presenze e di raccordo con il suo territorio, che l’avrebbero certamente arricchita; ma che, nel tempo, da Favilla e soprattutto da Tambellini, che ne porta le maggiori responsabilità (basta pensare al solitario, indecente Piano strutturale, in contrapposizione al Piano strutturale intercomunale degli altri comuni della Piana), si è progressivamente indebolito, destinando così la città a sopravvivere semplicemente con un turismo mordi e fuggi, purtroppo di bassa qualità.

La buone intenzioni di Moreno Bruni, dunque, se mai ci sono state, sono rimaste del tutto velleitarie. Valga per tutti il suo impegno, reso pubblico appena nominato assessore, con competenza, tra l’altro, sull’Opera della Mura, ad informarsi da subito, presso il Commissario Landucci, sulla pratica cruciale e prioritaria del Caffè delle Mura. Sappiamo tutti come è poi andata.

 

 

 

 

 

 

 

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