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Scritto da ubaldo de francesco
lettere alla gazzetta
02 Novembre 2025

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Come anticipato, torno sul tema; torno a scrivere del 1º partito in Italia e del perché nessuno ne parla! Avete mai sentito parlare, a proposito di elezioni, di collegi sicuri e di collegi blindati? Collegi nei quali la candidatura di una persona, da parte di un partito, equivale ad una elezione certa? Beh, a questo proposito, mi sono sempre posto due domande: 
1. ma il voto non è libero e segreto? E allora come si fa ad averne la certezza dell’esito?
2. e se è certa l’elezione, in quel collegio, del candidato X, il cittadino che vorrebbe dare il suo voto al candidato Y, non è disincentivato a recarsi alle urne per un voto sicuramente inutile?

La risposta potrebbe darla, con estrema semplicità, un qualsiasi politico navigato: ognuno di loro sa benissimo che il voto si divide in due precise categorie: il voto controllato e il voto d’opinione. Il primo è il voto di amici, di parenti, di chi ha interesse diretto o indiretto all’elezione di quel candidato, di chi ha accettato un voto di scambio per favori, commistioni o, più semplicemente, per denaro; per questo è considerato un voto sicuro che ogni candidato porta in dote. Il secondo, il voto d’opinione, è il voto del cittadino libero da vincoli e da costrizioni e che il candidato e il partito devono conquistarsi attraverso la campagna elettorale e, per quanto siano bravi e convincenti, il voto d’opinione è tutt’altro che un voto sicuro.
Per capire l’entità e la portata del fenomeno, occorre basarsi su due dati accertati e verificati: il voto controllato, secondo alcune stime, si aggira intorno al 10 - 15% con punte, in particolari collegi o in alcune zone d’Italia (soprattutto al sud), anche del 20% dell’elettorato; l’astensione al voto si concentra, ovviamente, solo sul cosiddetto voto d’opinione. 
Ora è facile capire che quanto più l’astensione sarà alta, tanto più il voto controllato sarà determinante per il risultato elettorale. Aggiungiamoci il fatto che, per il “malefico” meccanismo dei collegi uninominali, si registrano immancabilmente, nei giorni precedenti alle elezioni, un picco anomalo di cambi di residenza per permettere al cittadino, ovviamente guidato dal partito, di decidere in quale collegio elettorale dovrà recarsi a votare, ecco che è gioco facile, per la politica, definire i suoi collegi sicuri e blindati!
Ecco che la domanda iniziale “perché nessuno ne parla?” trova una semplice ed ovvia risposta: per la politica (e di conseguenza per l’informazione, molto spesso ad essa genuflessa) l’astensione non è un problema, è, anzi, una splendida opportunità, quella di controllare preventivamente gran parte del voto degli italiani! Vi pare poco?
Ci sono, ad esempio, elezioni come quelle regionali, che hanno un combinato disposto che le rende particolarmente controllabili: la prossimità candidato/elettore e l’enorme flusso di denaro (grazie soprattutto al controllo della sanità) gestito dalle regioni. Le elezioni regionali, ce ne stiamo accorgendo in questi giorni, potrebbero addirittura non essere svolte, talmente i risultati sono scontati e prevedibili, salvo ovviamente particolari stravolgimenti!
Mi torna in mente una vecchia gag di Ficarra e Picone nella quale il primo chiede: “Andrai a votare?” e l’altro risponde: “No, fortunatamente non mi serve niente!”.
E, intanto, la democrazia si deprime, si comprime, rischia addirittura di collassare, senza che nessuno si preoccupi e si adoperi per frenare il pericoloso flagello dell’astensione. Ma il capolavoro, secondo me, è quello di far credere che nulla si possa fare e che sia, nelle moderne democrazie, un fenomeno inesorabile! Nulla di più falso! Ci sono tantissime misure, leggi e accorgimenti che si potrebbero adottare per contrastare l’astensione ma, come dicevano i latini, “cui prodest”? 
Cercherò prossimamente di elencare una serie di iniziative che effettivamente potrebbero, anzi dovrebbero, essere prese per una salutare inversione di tendenza!

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