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Scritto da ubaldo de francesco
lettere alla gazzetta
13 Giugno 2025

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Capita praticamente tutti i giorni di ascoltare qualcuno che impreca: “la giustizia in Italia non funziona!”… e come dargli torto? Soprattutto se ci si trova di fronte a un cittadino che da anni, forse da lustri, sta aspettando una sentenza in una causa, civile o penale che sia, o per una denuncia presentata o ricevuta; è gioco facile, a quel punto, additare nei giudici o nei magistrati la causa di tutti i mali.

Ma non è così, o almeno, non sempre è così. 

I padri costituenti vollero chiaramente e con fermezza l’autonomia del potere Giudiziario rispetto agli altri due poteri dello Stato, quello legislativo (Parlamento) e quello esecutivo (Governo), indicandone nel Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) l’organo di autogoverno. Per questo motivo il Ministero di Giustizia, in Italia, non ha competenza nel processo giudiziario e nella nomina di giudici e magistrati. Ma il Ministero, quindi il Governo, ha competenze altrettanto importanti e determinanti per l’amministrazione e, quindi, per il funzionamento della macchina giudiziaria. Innanzitutto può emanare Leggi attraverso l’uso (anzi, oggi direi l’abuso!) del Decreto Legge; poi può decidere ispezioni presso tutti i tribunali e gli uffici giudiziari; infine è responsabile di parti determinanti dell’apparato giudiziario, attraverso i suoi dipartimenti, che vanno dall’organizzazione ai servizi, al personale, alla giustizia minorile, all’amministrazione penitenziaria.
Quindi se “la giustizia in Italia non funziona” l’analisi è molto più complessa della semplice responsabilità dei giudici… sarebbe come colpevolizzare il postino se la posta non arriva oppure se arriva tardi!
Su questo tema confesso di essere rimasto letteralmente esterrefatto nel leggere (trovando con difficoltà gli articoli sull’argomento poiché sembra non siano notizie da prima pagina!) del completo caos in cui versa attualmente il Ministero di via Arenula, sotto la guida del politicamente discusso Ministro Nordio e, soprattutto, del sottosegretario, con delega alle carceri, Andrea Del Mastro, del quale si ricordano di più una condanna in primo grado e certi “botti” di capodanno!
Fra nomine fatte con qualche dubbio di regolarità procedurali, avanzamenti di dirigenti accompagnati da chiacchiericci su possibili raccomandazioni politiche, decisioni che hanno generato confusione e indiscrezioni nel concetto di “lealtà”, dimissioni e richieste di ritorno in magistratura di alti dirigenti, il risultato è quello di dipartimenti senza guida e, spesso, con un clima avvelenato da un’evidente malagestione. Parafrasando il titolo del noto film citato nel titolo, si potrebbe dire “fuga dal Ministero”! E se tutto questo potrebbe essere, non dico giustificabile, ma almeno comprensibile all’atto dell’insediamento di un nuovo ministro e di nuovi sottosegretari, ritengo sia inverosimile che si verifichi dopo quasi tre anni dal loro insediamento!
Viceversa è fin troppo evidente che un Ministero, soprattutto se parliamo del Ministero della Giustizia, avrebbe bisogno, per essere efficiente, di trasparenza, serenità e collaborazione tra le varie componenti! 
Su questo punto ho ricevuto una disperata e accorata segnalazione di un dipendente del Dap, il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, proprio quello in delega a Del Mastro, che mi evidenzia, carte alla mano, un episodio che definire grave e increscioso sarebbe un eufemismo: in pratica con un DL (appunto!) il Ministero ha istituito una cospicua indennità (che in pratica è un aumento di stipendio!) per il personale in forza presso le carceri escludendo il personale dello stesso dipartimento, con le stesse qualifiche e con mansioni di pari (se non superiori) responsabilità, impegnati in scuole di formazione, nei provveditorati, negli uffici centrali ecc..
Ovviamente il provvedimento è stato impugnato dai dipendenti attraverso il ricorso a un legale per valutare tutte le azioni da intraprendere. Ma non bisogna essere laureati in giurisprudenza per vedere la macroscopica discriminazione del provvedimento, in barba ai Contratti di Lavoro, alla Legge e addirittura alla Costituzione!
Vi lascio immaginare che aria si respiri negli uffici di un Ministero che dovrebbe garantire la serenità a tutti i cittadini e che non riesce, invece, neanche a garantirla fra colleghi di lavoro.
Ecco, la prossima volta, pensiamoci prima di prendercela con… il postino!

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