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Scritto da Redazione
Rubriche
28 Aprile 2020

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Esistono delle favole belle, quelle in cui Cenerentola, che è povera e maltrattata, indossa una scarpetta e vola dai fornelli al ballo dell’innamorato principe che la fa sua regina.

Ma esistono anche le favole brutte che gocciano tristezza come quella di Viviana Caglioni,  giovane donna di 34 anni uccisa nella penombra di una discreta dimora nel bergamasco.

Viviana è stata assassinata con un indistinto numero di calci e pugni alla testa e al linguine. Percosse dirette all’anima per mano del compagno, Cristian Michele Locatelli.

Ognuno di quei colpi ha avuto un nome, un volto e certamente anche un perché. È stato odio, rabbia, rancore, fastidio che quella donna continuasse ad esistere.

È questo quello che ha raccontato il corpo di Viviana, vittima della ferocia di uomo di otto anni più grande di lei. Spenta quando il sole era già calato da molte ore nel tramonto tra il 30 ed il 31 marzo 2020.

Le indagini sulla morte sono iniziate il 6 aprile e l’arresto dell’uomo è stato comunicato dalle Autorità due giorni fa. Il capo di imputazione è quello di omicidio aggravato da motivi abietti e futili.

Inizialmente Locatelli, coperto dalla madre della vittima, aveva rappresentato il drammatico epilogo come frutto di una caduta accidentale. Ma a smentire i due è intervenuto, oltre a quanto riferito dai sanitari in ordine alle fratture, il racconto dello zio di Viviana che condivideva l’appartamento insieme alla coppia ed alla sorella.

Dalla raccapricciante testimonianza è emerso che il corpo senza vita è rimasto per più di un’ora disteso a terra prima della chiamata al 118. Ad essere indagata è anche la madre di Viviana che ha sempre confermato la versione del Locatelli. Locatelli che, però, dopo l’arresto avrebbe confessato di aver ucciso la compagna “per gelosia”. Insomma, un copione già scritto.

Lorena, Gina, Alessandra, Irina, Irma, Barbara, Bruna e Viviana. Questi i nomi delle donne uccise dallo scoppio dell’epidemia. Non conteggiabili, invece, quelli delle vittime sopravvissute ma morte dentro.

Non nascondiamoci dietro la convivenza forzata. La pandemia non ha fatto altro che amplificare un fenomeno chiamato violenza domestica di cui, come più volte raccontato anche in questa rubrica, si parla ancora troppo poco. Abbiamo imparato dalla Cina come contenere il virus ma non come arginare il dilagare degli abusi. Anche la violenza, al pari del Covid-19, è pandemica, letale, capace di infettare corpo e menti. Non dimenticatevelo. Non dimentichiamocene.

Nella foto la criminologa Anna Vagli

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