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Scritto da Francesco Battistini
lettere alla gazzetta
06 Ottobre 2022

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo questa precisazione inviataci dall'ex presidente del consiglio comunale in merito all'articolo su Beatrice Venezi, ma, come si suol dire, la toppa è peggio del buco. Replica del direttore (ir)responsabile.

Signor direttore, mi hanno segnalato un articolo sul suo foglio in cui mi accusa di sessismo.
Mi dispiace ma il sessismo ce lo vede solo lei. Io ho semplicemente scritto quello che è, cioè che Beatrice Venezi fa (faceva, non so) pubblicità al Bioscalin. E lo slogan della pubblicità era esattamente quello riportato nel commento: attiva il tuo lato bioscalin, con la foto della suddetta. Cosa che può vedere con i suoi occhi nell’immagine che le allego (Corriere della Sera, 23 febbraio 2021).
Non ho certo scelto io lo slogan e non ho neanche scelto io di associare il volto di Beatrice Venezi a questa scritta, che può essere giudicata come infelice, ma che non credo sia stata imposta alla stessa Venezi.
È quindi evidente che non solo lei, direttore, è in malafede, ma che, come spesso le accade, è anche poco informato e un po’ troppo impulsivo.
In attesa di sue scuse pubbliche, la saluto.

Risponde Aldo Grandi:

Caro Battistini,

la facevo più intelligente e anche, mi perdoni, perspicace. Invece, con la sua risposta, lei dimostra anzi, conferma, di non avere né l'intelligenza del politico navigato, né la perspicacia dell'uomo avveduto. Rilegga con attenzione il suo post apparso sul profilo Facebook di Francesco Raspini, suo collega di partito che, immaginiamo, se leggerà queste righe starà già mettendosi le mani nei capelli per aver compreso dove stiamo andando a parare.

Nel suo commento, a nostro avviso di pessimo gusto, lei non scrive attiva il tuo lato Bioscalin, assolutamente. Lei scrive quanto segue: Che pensi a fare la pubblicità al lato (B)ioscalin. Mette, cioè, la B fra parentesi intendo, con ciò, sottolineare sia la lettera medesima sia il fatto di volerla distaccare e distinguere dal resto. Altrimenti, perdoni, ci faccia capire quali sarebbero stati il senso e il significato di inserire la B tra parentesi.

Vede, lei parla, si fa per dire, con uno che, da sempre, se vede una bella donna passeggiare per strada, si volta a guardarla senza, ovviamente, commentare a voce alta, ma non rinuncia a godere di quello che, a tutti gli effetti, è un vero e proprio balsamo per gli occhi. Che c'è di male, quindi, ad apprezzare anche, Eve naturalmente, un lato B o b non importa, che lo meriti? Ma questo vale per noi che, fortunatamente e a differenza della sinistra in cui lei milita, non vuole modificare il vocabolario, non ama il gender fluid, non vede contrasti e conflitti tra uomo e donna ovunque, non ritiene che uomo e donna siano identici bensì complementari e, fortunatamente, differenti. 

Il suo commento su Facebook è, per quello che ci consente di comprendere il nostro quoziente di intelligenza e comprensione, pesante, sprezzante e, appunto, di cattivissimo gusto. E basterebbe leggere quello che è stato scritto dopo il suo post per accorgersi che abbiamo ragione p'averlo interpretato così come lo abbiamo fatto.

Sarebbe stato più simpatico e anche di altro stile, ammettere che sì, effettivamente, lei faceva riferimento nel post proprio al lato B ossia al fondoschiena che appare, sia pure per un attimo, nello spot pubblicitario di Beatrice Venezi. Non ci sarebbe stato niente di male e siamo certi che qualsiasi donna normale apprezzi un bel fisico e delle forme di un corpo che esalti la bellezza femminile. 

Invece, come lei pensa, la sinistra fa a gara per mortificare la bellezza scambiandola per qualcosa di inutile, secondario e, addirittura, dannoso. Già, ma per chi? Forse per chi non la possiede.

Beatrice Venezi non è solo bella, è anche intelligente e questo cozza contro la teoria tanto cara ad alcuni secondo cui una donna bella e sessualmente attraente possa, difficilmente, essere anche molto più intelligente di chi non ha le stesse doti. 

Battistini le raccontiamo un aneddoto risalente a tanti, tanti anni fa e che ci venne raccontato da Fausto Coen, grande giornalista, ebreo, ex vice direttore de Il Paese, quotidiano fiancheggiatore del Pci. Amerigo Terenzi, una sorta di imprenditore all'interno del Pci per quel che riguardava l'editoria del dopoguerra, chiamò Coen a dirigere, nella sostanza, il giornale e gli spiegò che il partito - composto di gente con gli attributi ne converrà all'epoca - aveva compreso che la gente non leggeva l'Unità, organo ufficiale del partito comunista italiano, perché tutto sembrava andasse male. Era, cioè, un giornale triste che non riusciva a trasmettere né fiducia né ottimismo. Da qui la necessità di aprire giornali fiancheggiatori composti da giornalisti non troppo ossequiosi verso l'ortodossia comunista, in modo da attirare le masse senza distaccarsi troppo dai principi politici del partito di Togliatti.

Ecco, nonostante siano passati così tanti anni, la sinistra è e resterà sempre triste e nemmeno il Sessantotto è riuscito a cambiare più di tanto le cose.

P.S. Un'ultima cosa Battistini. Lei esordisce definendo la Gazzetta un 'foglio'- Le lascio immaginare che cosa, noi, ci facevamo, un tempo, con  i fogli. Sono sicuro che lei aveva ben altri intenti chiamandola così, la Gazzetta, ma mi lasci dire che, ugualmente, il termine suona un po' sprezzante. Un foglio è composto da una sola pagina, massimo due fronte retro, mentre la Gazzetta di Lucca come le sue sorelle, di fogli ne ha molti di più A Lucca, comunque, questo foglio è il solo giornale a fare opinione e questo, per noi, è quello che conta.

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