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Scritto da Renata Frediani
passioni napoleoniche
14 Agosto 2026

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Il contatto diretto con i territori dell’isola natale di Napoleone Bonaparte offre l’occasione per riflettere su aspetti meno noti della sua personalità, sul suo vissuto intimo e privato, profondamente legato alla Corsica. La casa natale, nel borgo antico di Ajaccio, oggi Musée National de la Maison Bonaparte — e il fonte battesimale della Cattedrale di Santa Maria Assunta, dove il 21 luglio 1771 fu battezzato il piccolo Napoleone, richiamano l’immagine di un’infanzia spesso oscurata dalla successiva grandezza politica e militare.

Nato il 15 agosto 1769, Bonaparte lasciò la Corsica nel 1779 per proseguire gli studi in Francia. Frequentò il collegio di Autun, la scuola militare di Brienne e, successivamente, la Scuola Militare di Parigi (1784-1785). Le fonti lo descrivono come un ragazzo riservato, sensibile, idealista e sognatore, costretto a confrontarsi con un ambiente sociale distante dalla sua condizione. Nessuno ricorda di averlo mai visto sorridere.

In un momento di grande sconforto scriverà al padre: «Sono stanco di mostrare la mia povertà, di subire lo scherno dei fanciulli stranieri che mi sono superiori soltanto per il denaro, mentre per nobiltà di sentimenti non ve n’è uno che non mi sia di gran lunga inferiore». La famiglia rispose: «Non abbiamo denaro, bisogna che tu rimanga… non ho altro rifugio che il mio lavoro […]». Chiuso nella sua cameretta, studiava le carte e disegnava le più lontane regioni del globo. Nei suoi appunti compare una nota sorprendente: «Sant’Elena. Piccola isola dell’Oceano Atlantico. Colonia inglese». Un presagio inconsapevole.

Lo studio divenne il suo principale rifugio: geografia, storia e i sogni sulle pagine di Plutarco furono le sue grandi passioni. La Corsica rimase costantemente al centro dei suoi pensieri. A soli diciassette anni compose saggi dedicati all’isola natale, letti e incoraggiati dalla madre, Letizia Ramolino. Terra aspra, ribelle e magnetica, dominata dal mare e da un paesaggio selvatico, l’isola rappresentò per Bonaparte un riferimento identitario permanente. Il mare, in particolare, divenne una sorta di destino, segnato da tre isole: la Corsica, l’Elba e Sant’Elena.Nelle memorie dell’esilio, Napoleone dirà: «Che pensieri mi ha lasciato la Corsica! Io godo ancora del ricordo delle sue belle località, delle sue montagne, sento perfino l’odore della mia isola. Avrei migliorato le sorti della mia bella Corsica... ma i rovesci sono venuti e non ho potuto realizzare i progetti vagheggiati nella mia mente».

Dopo la sconfitta delle forze corse nella battaglia di Ponte Nuovo, combattuta l’8 e il 9 maggio 1769, la resistenza di Pasquale Paoli contro la Francia fu definitivamente annientata e Paoli costretto all’esilio in Inghilterra. Il Trattato di Versailles del 15 maggio 1768 aveva già trasferito alla Francia i diritti sulla Corsica da parte della Repubblica di Genova. Questo evento segnò profondamente il contesto politico in cui Napoleone crebbe.

Sarà Napoleone stesso, attraverso i suoi ricordi e le sue osservazioni nel Memoriale di Sant’Elena, a raccontare: «I Francesi consideravano la Corsica come una colonia, come una nuova conquista; la riguardavano come un’isola italiana, come una provincia genovese. I Francesi non avevano torto. Io ero loro concittadino per caso. Se non ero però francese d’origine, lo ero nei sentimenti. Avevo ricevuto la mia educazione in Francia, avevo servito in Francia, l’amore dei Francesi mi aveva innalzato. La mia politica non voleva che io facessi grande mostra della mia origine corsa; era necessario che io reprimessi quell’istinto di soccorso e di solidarietà che noi isolani sentiamo così forte. I miei nemici, gli invidiosi, mi spiavano; tutto quello che facevo per i Corsi era segnalato come un privilegio, come un torto fatto ai Francesi. Questa politica, consigliata dalla necessità, mi aveva alienato l’animo dei miei concittadini e li aveva resi freddi verso di me… non potevo fare altrimenti».

Nel 1790, dopo oltre vent’anni di esilio, il leggendario ribelle Pasquale Paoli  capo della lotta per l’indipendenza corsa e figura alla quale Carlo Maria Bonaparte, padre di Napoleone, era stato vicino tornò in Corsica. Il giovane Napoleone lo incontrò e, insieme a lui, cavalcò nei luoghi della battaglia di Ponte Nuovo. Gli espose le sue idee e i suoi progetti per la Corsica. Paoli, colpito dalla cultura e dal modo di ragionare del giovane Bonaparte, gli disse: «Non hai nulla di moderno in te, Napoleone, tu vieni dall’età di Plutarco».

Cogliendo la matrice antica del giovane ufficiale, Paoli gli restituì, forse per la prima volta, la sensazione di essere compreso.

Napoleone non è solo un mito, un condottiero, un personaggio da manuale, ma un uomo che ha costruito tutto ciò che è diventato senza mai tradire ciò da cui proveniva. Non si è elevato nonostante le origini, ma attraverso le origini: una fedeltà alle radici, alla madre, all’isola, alla solitudine, allo studio, alla disciplina e alla propria idea di sé. E questa fedeltà alle origini, così semplice e così assoluta, non la supera, non la cancella, non la rinnega. Non lo limita: lo guida.

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