Anno XI 
Martedì 29 Settembre 2026

Scritto da francesco pellati
Politica
28 Aprile 2026

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Nicola Colabianchi, Sovrintendente della Fondazione La Fenice di Venezia, ha “annullato tutte le collaborazioni future con il maestro Beatrice Venezi”.

Esulta la CGIL (gli altri sindacati tacciono) per la riaffermata egemonia politico/sindacale (la CGIL mette sempre insieme sindacalismo e politica), esulta la “coalizione “di centrosinistra: Luca Pirondini del M5S dixit "Ci voleva un’intervista in Argentina per far capire al sovrintendente che era necessario chiudere il rapporto con Venezi". Irene Manzi, capogruppo Pd in Commissione Cultura alla Camera addirittura: "fallimento del governo e di Fratelli d’Italia nelle politiche culturali".

L’opinione che accomuna i sinistri: la nomina di Venezi fu una nomina politica imposta dall’alto e se lo dicono loro che di nomine imposte dall’alto sono professori più che maestri, può darsi che sia vero.

Il centro destra a sua volta è maestro nel non difendere i propri uomini (e le proprie donne): li espone, ma in caso di difficoltà li molla in mezzo al guado. Il ministro Giuli ha sottoscritto la decisione del sovrintendente     senza fare una piega. Qualcuno ha provato a coinvolgere il presidente Meloni beccandosi una secca smentita.  

Competenze e professionalità qui non hanno spazio: il problema è solo politico: gli era scappato un posto, dovevano riprenderselo, metteva a rischio la compattezza del loro dominio culturale che è parte integrante del progetto egemonico del geniale Antonio Gramsci.  Metteva in discussione addirittura il dogma della superiorità “genetica” che si sono inventati decenni fa.

Eppure nella intervista concesso a La Nacion e che le è costata il “licenziamento”, la signora Venezi fa affermazioni precise che meritano risposte altrettanto precise, non il clamore da vergini musicali violate, perché La Fenice costa € 25 milioni all’anno (bilancio 2024) di sovvenzioni pubbliche, che sono soldi di tutti e che devono trovare impieghi virtuosi e non eventuali dispersioni parentali. Il costo dei suoi 283 dipendenti ammonta ad € 18Milioni/anno (media costo pro capite € 67k/anno).

C’è dunque da chiedere al sovrintendente e al ministro che verifichino:

è vero o non vero che i musici della Fenice si passano il posto da padre a figlio? Basta guardare il libro matricola (obbligatorio) per avere risposte.

è vero o non è vero che molti spettatori lasciano il teatro dopo il primo atto e preferiscono nutrire il corpo con le granseole anziché lo spirito con Wagner? e se fosse vero, perché lo fanno?

è vero o non è vero che i giovani abbonati di terraferma sono “dormienti” e non frequentano? Se è vero, perché?

Non conosco la signora Venezi, che non mi pare tipo di avere bisogno di difensori di ufficio. Non ho alcuna competenza musicale, anzi sono stonato come una campana fessa: mi astengo da ogni giudizio di tecnica musicale. Può darsi che la signora Venezi non sia all’altezza de La Fenice: mi chiedo perché sia stata designata sei mesi fa, perché il giorno dopo la sua designazione i professori veneti sono entrati in agitazione e ci sono rimasti fino a ieri, mentre la signora dirigeva con successo nel resto del mondo.

Che La Fenice sia l’ombelico della musica mondiale è escluso dai giudizi unanimi, dicono: livello elevato ma non nell’empireo internazionale.

Perché scrivo? Per chiedere risposte economiche e comportamentali chiare, per me e per chi ha interesse a saperle, senza grandi speranze di ottenerle: calerà il silenzio, arriverà il designato gradito ai professori, alla CGIL, alla coalizione. Difficilmente arriveranno le risposte.

Pericolo cessato cari compagni: gaudeamus igitur.   

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