Anno XI 
Martedì 6 Ottobre 2026

Scritto da Carmelo Burgio
Politica
07 Agosto 2024

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Tante le critiche alle Macronpiadi parigine, che alla fine si è forse superato il limite del lecito e si è data una mano ai sostenitori senza se e senza ma del cugino(?) d’oltralpe a dire che sia tutto andato bene e che le critiche siano gratuite e ingiustificate.

Intanto ci si è messo il Papa, che dopo aver taciuto per non confondersi col branco dei detrattori seriali, ha atteso che fosse calato il silenzio sulla questione per dire la sua, in termini di dura tirata d’orecchi, riguardo quell’inaugurazione.

Secondo l’illustre autore, nessuno ha capito. Infatti tutti ci hanno visto l’Ultima Cena di Leonardo, e un chiaro riferimento – buttato in blasfemia – al cattolicesimo, meno che l’autore. Orbene tutti sanno che se tante persone capiscono una cosa e il sommo vate artista voleva dirne un’altra, l’insieme delle persone è composto d’imbecilli. Ma se pure il Papa ha capito come tante persone, una certa remora ad accomunarlo nell’epiteto mi viene.

Lasciamo stare i letti corti, di cartone, e le camere senza aria condizionata: non credo ci fosse alle Olimpiadi di Roma, nel 1960. Lasciamo stare il vermetto nell’insalata: può accadere nei migliori ristoranti. Non perdiamo tempo con la mensa che non è eccelsa: lo spirito olimpico consiste anche nel condividere le sistemazioni e le strutture con altri atleti, magari rinunciando a un pizzico di confort e privacy. E poi se per un atleta occorre un’alimentazione ad hoc, non credo che le singole squadre non si siano attrezzate. Balletto di critiche sostanzialmente prive di senso, in un mondo ove si soffre assai di più che per il caldo.

Onestamente non ci vedo nulla di male neppure nella questione relativa all’ammissione fra le donne di un paio di pugilesse intersex. Non essendovi la specifica categoria, da qualche parte devono pur combattere. Magari se alla nascita avessero effettuato il test del DNA, forse le loro vite sarebbero state indirizzate diversamente, non so. Ad ogni modo un regolamento c’era, era a tutti noto, basta rispettarlo. Se non si prova che le interessate e i rispettivi staff abbiano coscientemente turlupinato, non è corretto neppure condannare. Si sapeva della presenza di Khelif e della taiwanese, quindi era meglio ad esempio non presentare atlete nelle categorie ov’erano queste fenomeno, o rifiutarsi di presentare atleti in ogni disciplina. Un’azione di forza del genere avrebbe dato da pensare al CIO, e magari suggerito di rivedere le scelte.

Dove invece credo sia inutile star a discutere è l’aver preteso di far disputare gare di nuoto in un fiume che attraversa una città. Il francese ha dato il peggio di sé, in termini di grandeur presunta, in questa sfida per dimostrare che potesse essere resa balneabile la Senna. Ma lui ce l’ha per vizio di scommettere pesante, rimediando sonore scoppole.

Filippo VI a Crecy nel 1346 e Carlo VI ad Azincourt nel 1415, per tentare inutilmente di cacciare gl’inglesi dalla Normandia.

Francesco I a Pavia nel 1525, per strappare altrettanto inutilmente l’Italia alla Spagna.

Nel 1557 a S. Quintino, per il predominio in Europa, contro l’esercito imperiale guidato da Emanuele Filiberto di Savoia .. un attimo .. cosa avete capito? Quello buono, il Testa di Ferro.

Nel XVIII secolo le Guerre di Successione, che videro alla fine vincitori sempre Gran Bretagna e Prussia, e la Guerra dei Sette Anni, che permise ai Brits di cacciare i francesi dal Canada.

Napoleone in Russia nel 1812, a Lipsia nel 1813, e a Waterloo nel 1815, dimostrando di non aver capito proprio – perseverare è diabolico – che la parabola fosse in fase discendente.

Napoleone III contro la Prussia di von Bismarck e von Moltke nel 1870 perdendoci Alsazia e Lorena.

La Francia della Maginot nel 1940, perdendo tutto in pochi mesi.

Nel 1954 a Dien Bien Phu, in Vietnam, contro Giap e il Viet Minh, rimettendoci l’Indocina.

Oddio, a scoppole noi italiani non scherziamo, ma non ci sentiam superiori.

Loro – scegliendo la parte giusta nel 1939 – si son tenuti parte dell’impero coloniale e ne hanno tratto vantaggi, ma tutta ‘sta grandezza non l’hanno mai dimostrata.

La sfida di trasformare la Senna in posticino per farci il bagnetto ai neonati appartiene alla stessa categoria di quelle elencate, come se proprio non vi sia la capacità di capire che una loro impresa possa essere destinata al fallimento.

Chi pagherà i danni per gli atleti infettati che non possono prender parte alle gare? Brigitte Macron? Magari coi soldi del parrucchiere che pare costi un botto ai nostri vicini in tasse?

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