Anno XI 
Lunedì 22 Giugno 2026

Scritto da Edoardo Fabbri Nitti
Politica
06 Dicembre 2024

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La recente decisione dei talebani di chiudere le scuole professionali per donne è un colpo devastante non solo all’istruzione, ma anche alla sanità pubblica di un paese già in ginocchio. Le immagini che circolano sui social network, di giovani donne in lacrime, raccontano una storia di disperazione e di speranze infrante. È una tragedia che si consuma in silenzio, senza che un documento ufficiale venga rilasciato, lasciando spazio solo all’amarezza e alla rabbia. 

L’Afghanistan vive quella che le Nazioni Unite hanno definito un “apartheid di genere”, una segregazione che non solo limita le donne nella loro crescita personale, ma le priva di diritti fondamentali come l’istruzione e l’accesso alle cure mediche. Questa chiusura degli istituti di formazione sanitaria per le donne non è solo un atto di oscurantismo, ma un deliberato sabotaggio della salute pubblica. 

In un contesto dove già manca il personale medico, questa mossa dei talebani non fa che aggravare una situazione che era già critica. Le donne, che possono essere visitate solo da altre donne, ora non avranno più chi possa curarle. È una spirale discendente di diritti negati, che ci porta a riflettere su un punto cruciale: mentre in Occidente alcuni si battono per questioni che spesso appaiono come capricci di una società opulenta, nel mondo reale, tragico e crudo, le donne afghane perdono l’ultima possibilità di emancipazione e cura. 

È qui che il nostro impegno deve rivolgersi, come ricorda un’intervista a Malala Yousafzai su “The Guardian”, dove sottolineava che “dobbiamo lottare per il diritto all’istruzione di tutte le ragazze, non solo per quelle nei nostri paesi”. In Afghanistan le donne vedono cancellati i diritti più basilari. 

Forza Italia deve e vuole essere un faro di liberalismo, non solo in Italia ma anche nel mondo. È nostro compito, come forza politica, non solo denunciare, ma anche promuovere azioni concrete per il sostegno di queste donne. Il femminismo autentico, quello che non si perde in battaglie di facciata, è qui; è nella lotta per dare voce e futuro a chi viene sistematicamente silenziato. 

Forse, come sosteneva giustamente la scrittrice Ayaan Hirsi Ali, “Il femminismo non può essere un lusso per chi è privilegiato. Se non aiuta le donne più oppresse, è un fallimento.” È tempo che guardiamo oltre i confini del nostro giardino, verso quei luoghi dove le donne combattono per la sopravvivenza stessa dei loro diritti. Questo è il vero campo di battaglia del femminismo, un campo dove il nemico non è un’ideologia, ma l’ignoranza e l’oppressione. 

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