Anno XI 
Mercoledì 17 Giugno 2026

Scritto da carmelo burgio
Politica
07 Giugno 2025

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Alla mia età ho assistito a molte decine di campagne elettorali, per politiche, amministrative, europee, referendum. Mai come stavolta mi è parso d’aver a che fare con una parte dell’intellighenzia politica ferreamente convinta di avere a che fare con degli elettori deficienti.
Mi riferisco al trito e ritrito tormentone che vuole criminale, anticostituzionale e vietato l’atteggiamento di astensione dal voto. Orbene, ci stava a “provarci”, a dirlo all’inizio per stigmatizzare – chissà poi perché – l’invito del Presidente del Senato La Russa, per primo a scoprire le carte. Ma una volta che una valanga di precedenti vanno a dimostrare che la sinistra e il PD hanno invitato ad astenersi in analoghi cimenti referendari, utilizzando anche il “loro” Presidente della Repubblica, credo si farebbe meglio a starsene quieti e provare a giocarsi altre carte. Chessò, provare a dire che si vuole abolire quelle norme sul lavoro che aveva fatto Renzi, che non è più del PD … e forse mai lo fu, da buon vecchio boy-scout cristiano-democratico, che sperava d’ingabbiare barricaderi, sardine e ballerini e ballerine da gay-pride, nel nome di una nuova sinistra che tale non era più.
Provare a metterla sull’umanitarismo, o sulla necessità d’accettare, senza se e senza ma, una società multietnica in cui diluire e magari far sparire i connotati cristiano-classici che hanno formato 2000 anni di storia del nostro pensiero.
Provare a spiegare che un’Italia in mano agli Imam sarebbe più moderna e di appeal.
Niente: tetragoni da tutte le tribune, Elly “ti-sorridono-i-denti” e il duo del “dacci-oggi-il-nostro-criminale-quotidiano-da-far-eleggere”, hanno continuato a blaterare su quanto fosse illegale non votare. O ritengono di avere uno zoccolo duro di elettori imbecilli, o credono lo siano quelli di parete avversa. Tutti incapaci di andare a verificare le indicazioni – nel tempo – di Napolitano, Fassino, Renzi etc.. 
Beh, a questo punto della mia vita e della storia della nostra Patria per me e paese (per qualcuno), preferisco sintetizzare concetti e scelte, sfrondando il tutto da ciò che non rileva.
Non so se l’abrogazione delle norme volute dalla sinistra sul lavoro sia un bene o un male. E onestamente non me ne interesso, io son in pensione e credo debbano pensarci altri.
So che una volta potevo anche apprezzare le spinte anti-élitarie, egalitarie e meritocratiche di una certa sinistra, atteso che accompagnavano comunque un’idea di ordine.
So altrettanto che oggi una parte dileggia il mondo con le stellette che ho indossato per 49 anni, e che “senza se e senza ma” condanna le forze dell’ordine, vedasi caso-Ramy. Mi basta perché non possa mai dare il mio supporto a quella parte. Anche se si trovasse a dire un mucchio di cose intelligenti e sensate. Pertanto, siccome ciò non accade – che dica cose sensate e intelligenti, per essere chiari – la mia scelta è pure agevolata.
Ora, tenuto conto che non desidero che il mio mondo – italico e cattolico – sia spazzato via fra minareti, green radical-chic, assoluzioni “perchèssì” di chi blocca strade e imbratta fontane d’arte, non mi resta che credere solo nella parte opposta. Sperando che piano piano raddrizzi una situazione francamente allucinante.
Al netto di accoltellatori di alleati, che sempre ci saranno. Per mano propria e per mano di ragazzini. Che poi, a 25 anni, quelli come me comandavano una compagnia di oltre un centinaio di ragazzi, per cui non erano considerati fanciulli.
Al netto di chi sta in maggioranza, ma dice di andare a votare “NO”. Facendomi ritenere che consideri così minimale il proprio contributo alla maggioranza, che non porterà mai al raggiungimento del quorum. Perché a ben pensarci altra ragione non c’è: ha bisogno di sapere nella 1^ decade di giugno su quanti voti possa contare? Non gli basta il dato delle europee? 
In sintesi, quindi, domani – se dovesse piovere – me ne sto a casa a leggere e scrivere, e la strada per il seggio, mai così vicino come questa volta, non l’attraverso. 
Auspico solo che chi fa parte di questa maggioranza comprenda che ci sia davvero bisogno di tutti, meno che di dividersi. Perché – rubando la frase a Max Allegri – in Italia ancora si vince di “corto muso”.

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