Anno XI 
Mercoledì 7 Ottobre 2026

Scritto da ilaria vietina
Politica
06 Ottobre 2026

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Tra pochi giorni Lucca ospiterà la quinta edizione di Pianeta Terra Festival e la nostra città tornerà a essere luogo di incontro tra scienza, cultura e società per interrogarci sul nostro rapporto con il pianeta e sul futuro che vogliamo costruire.
L'intuizione della Fondazione CRL la ritengo da sempre una grande opportunità per Lucca e una responsabilità per tutte e tutti. E il tema scelto quest'anno, "Forme di intelligenza", suggerisce una domanda che riguarda direttamente la nostra città: quanto siamo capaci di usare conoscenza e intelligenza per prenderci cura del territorio nel quale viviamo?
Perché una città che ospita un festival dedicato alla Terra deve anche dimostrare che ciò di cui si parla durante quei giorni produce conseguenze nelle sue scelte. La conoscenza diventa davvero cultura quando cambia i comportamenti e orienta le decisioni. Quando entra nell'urbanistica, nella mobilità, nella gestione del verde e dell'acqua, nella tutela del suolo e nella progettazione degli spazi pubblici.
Parlare di ambiente, infatti, significa parlare della nostra vita quotidiana. Dell'aria che respiriamo, dell'acqua, delle nostre case, dei campi, degli alberi, delle colline e dei corsi d'acqua. Proteggere l'ambiente significa proteggere le persone.
Lucca vive in un territorio bellissimo e insieme fragile: una pianura attraversata dal Serchio e da una rete di torrenti, fossi e canali, circondata dalle colline. Un territorio che oggi deve confrontarsi con gli effetti del cambiamento climatico: piogge sempre più intense e concentrate, siccità, temperature elevate ed eventi meteorologici estremi.
Per questo la cura del territorio non può cominciare quando arriva l'emergenza. In questi anni abbiamo più volte richiamato l'attenzione sulla manutenzione dei fossi e dei corsi d'acqua, sulla fragilità delle zone collinari, sugli smottamenti e sulla sicurezza idraulica. Quando una strada frana o un corso d'acqua esonda non siamo davanti soltanto a un problema ambientale. Ci sono case, famiglie, attività economiche, persone.
La prevenzione è una delle forme più concrete della buona amministrazione. Significa conoscere le fragilità, programmare gli interventi, garantire manutenzione costante e far lavorare insieme istituzioni e cittadini.
Ma proteggere il territorio significa anche fare una scelta chiara: consumare meno suolo e prenderci meglio cura di quello che abbiamo già utilizzato. Il suolo libero non è uno spazio vuoto in attesa di essere edificato. Assorbe l'acqua, custodisce biodiversità, produce cibo, contribuisce all'equilibrio climatico e conserva il nostro paesaggio. Per questo la rigenerazione dell'esistente deve diventare la prima scelta: recuperare edifici inutilizzati, aree degradate e grandi contenitori urbani prima di occupare nuovo territorio. Rigenerare invece di consumare. Recuperare invece di abbandonare.
Anche la città costruita deve prepararsi al clima che cambia. Servono più alberi, superfici permeabili, ombra e spazi verdi nei quartieri e nelle frazioni. Il verde deve diventare una vera infrastruttura urbana, capace di ridurre le temperature, assorbire l'acqua, migliorare la qualità dell'aria e rendere più vivibili gli spazi pubblici.
E l'ambiente deve entrare in ogni grande decisione amministrativa. Davanti a una trasformazione dovremmo sempre chiederci: quanto suolo consuma? Quanto traffico produce? Quanto verde crea? Migliora la vita di chi abita quel luogo? Lo rende più sicuro?
La transizione ecologica si costruisce così: nelle scelte quotidiane. Nell'efficienza energetica degli edifici, nelle comunità energetiche, nel trasporto pubblico, nelle piste ciclabili, nella possibilità di camminare in sicurezza, nella cura del verde e dell'acqua. E deve essere una transizione socialmente giusta, che accompagni famiglie e imprese senza lasciare indietro nessuno.
Anche il metodo conta. Il territorio appartiene alla comunità. Le trasformazioni che incidono sul suo futuro devono coinvolgere chi lo abita. La partecipazione non deve servire a bloccare ogni progetto, né arrivare quando tutto è già deciso: deve contribuire a costruire progetti migliori.
Tra pochi giorni 'Pianeta Terra' porterà a Lucca scienziati, studiosi e protagonisti della cultura. Ascolteremo idee, conoscenze e riflessioni preziose. Ma quando il Festival sarà terminato resterà una domanda: che cosa avrà imparato Lucca?
Possiamo fare di 'Pianeta Terra' non soltanto un grande evento culturale, ma un laboratorio permanente per la città. Trasformare ciò che impariamo in politiche pubbliche, obiettivi concreti e buone pratiche da portare avanti durante tutto l'anno.
Forse è proprio questa una delle "forme di intelligenza" di cui abbiamo più bisogno: capire che prevenire è meglio che riparare, che il suolo non è infinito, che l'acqua ha bisogno dei suoi spazi, che un albero è un'infrastruttura e che ogni scelta lascia qualcosa alle generazioni che verranno.
Soprattutto, capire che prendersi cura della Terra significa prendersi cura delle persone che la abitano. E per Lucca questa responsabilità comincia da casa.
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