Anno XI 
Giovedì 26 Febbraio 2026

Scritto da Claudio Pardini Cattani
Comitato Amici di Lucca e i suoi Paesi
25 Febbraio 2026

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La distopica situazione in cui si trovano i cittadini lucchesi, che vivono sulla propria pelle, ormai da mesi, senza che gli enti competenti riescano a trovare una soluzione, ci induce a fare alcune riflessioni.

Intanto la costatazione della vergognosa situazione in cui si trovano interi territori del Comune di Lucca, privi di fognature e acquedotto, con continuo e persistente inquinamento dei suoli e il conseguente avvelenamento della falda da cui tra l’altro  molti cittadini sono costretti ad attingere acqua, anche per usi domestici.

Da anni ormai non si fanno più investimenti per completare la rete fognaria e acquedottistica, e si privilegiano altri settori, anche effimeri.

Da anni, anche a seguito di ricorsi intentati dall’amministrazione comunale, si rimandano alle calende greche, indispensabili azioni,  quali la realizzazione delle suddette reti tecnologiche, che richiedono la stipula di accordi di programma tra enti, recupero di risorse, progetti, autorizzazioni, il tutto necessario a mettere a terra le opere in questione. Azioni che richiedono molto tempo e che non possono essere rimandate sine die.

Si sperimenta cioè una situazione ingessata nell’immobilsmo che contribuisce ad esasperare gli animi dei cittadini che si sentono abbandonati.

In questa cornice deludente, emergono le emergenze verificatesi ad Antraccoli e dell’Oltreserchio, che sembrano essere il frutto di una gestione non efficace ed efficiente.

Tubature vecchie da sostituire? Mancata programmazione manutentoria? Assetti societari che drenano le risorse  verso i soci privati lasciando vuote le casse? Con l’ente pubblico che deve farsi carico con le poche risorse che restano di tutte le problematiche delle reti.

I nodi vengono al pettine e a rimetterci sono sempre e solo i cittadini che rimandano al mittente le pseudo assicurazioni e hanno diritto  che gli enti competenti facciano il loro lavoro, il loro dovere, con la “diligenza del buon padre di famiglia”.

All’ emergenza dell’acqua sporca che esce dai rubinetti delle abitazioni, e delle utenze coinvolte,  emergenze che si percepiscono attraverso la vista e l’olfatto, nel senso che si vede l’acqua sporca e si sente il puzzo generato dagli additivi messi nel gas, si aggiunge un altro problema che assume una valenza emergenziale: un inquinamento silente, invisibile, inodore, e per questo estremamente insidioso, relativo alla presenza dei PFAS, i cosiddetti “inquinanti eterni”, nell’aria, nell’acqua, nel suolo, sino alle nostre tavole.

Da qualche decennio l’industria, nelle sue svariate declinazioni, produce, fa uso, dei PFAS, inquinanti cancerogeni che analisi di laboratori specializzati, commissionati da Greenpeace hanno portato alla luce anche nelle acque della lucchesia.

L’inquinamento da PFAS, una molecola artificiale realizzata dall’uomo, si ritrova dappertutto, nelle acque come nell’abbigliamento, nei lubrificanti come nelle padelle antiaderenti o nelle  schiume antincendio.

Siccome esistono alternative che possono sostituire questi PFAS, e in ragione della loro estrema pericolosità è indispensabile che vengano messi al bando, e si avvii una progressiva rapida sostituzione per tutelare la salute delle persone. Come è stato fatto per l’amianto.

Intanto gli enti competenti tra cui i Comuni, i cui sindaci rappresentano la massima autorità sanitaria, è indispensabile che promuovano azioni di monitoraggio e valutative dei risultati raggiunti, con eventuali indagini epidemiologiche qualora si rendessero necessarie.

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