Anno XI 
Sabato 3 Ottobre 2026

Scritto da loreno bertolacci
Politica
03 Ottobre 2026

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Cambiano le testate, cambiano i direttori, cambiano gli anni. Ma una cosa, almeno da queste parti, cerchiamo di non cambiarla mai: la curiosità. Quella voglia, cioè, di guardare dove magari gli altri ancora non guardano. Di cercare di capire chi sono i personaggi destinati a lasciare un segno nel proprio tempo, senza aspettare che siano gli altri a certificarlo. Con Roberto Vannacci è successo esattamente questo. Aldo Grandi con le sue di allora varie testate hanno saputo vedere prima degli altri il fenomeno Vannacci. Venerdì sera al Bagno Biondetti-Vienna Luce di Marina di Pietrasanta c'erano oltre 400 prenotazioni per la cena seguita all'intervista proprio di Aldo Grandi al leader di Futuro Nazionale. Intervista effettuata nella stessa location dell’ormai lontano 2023, addirittura nella stessa posizione all’interno del bagno. Nel frattempo qualche cosa è cambiato: è migliorata l’organizzazione e le sedute per gli ospiti, comode sdraio da spiaggi, chissà perché.

Ma fermiamoci un attimo su questo numero. Quattrocento, anzi, oltre quattrocento persone. E non in un palazzetto dello sport e neppure dentro un teatro nel centro di una grande città. Non siamo neppure alla festa nazionale di un partito con pullman organizzati da mezza Italia. Sono oltre quattrocento persone paganti prenotate a cena dentro un bagno della Versilia e per giunta a ottobre. E prima ancora tutte quelle persone ad ascoltare, sulle sdraio e sulla spiaggia, l'intervista di Aldo Grandi a Roberto Vannacci. Questo è un fatto, soprattutto per noi, orgogliosi collaboratori del giornale. E i fatti, quando si fa questo mestiere, vengono prima di qualsiasi opinione. Poi ognuno può pensarla come vuole su Vannacci. Può amarlo, detestarlo, considerarlo un fenomeno politico destinato a crescere oppure pensare l'esatto contrario; non spetta a un giornale decidere al posto dei lettori.

A un giornale, però, spetta un altro compito: accorgersi di quello che succede. Possibilmente prima che diventi evidente a tutti. Ed è qui che questa storia diventa anche un po' la nostra storia. Era il 9 settembre 2023 quando proprio su quella spiaggia Aldo Grandi presentò e intervistò Roberto Vannacci per Il mondo al contrario. Vannacci non era ancora l'europarlamentare che conosciamo oggi. Non aveva ancora attraversato l'esperienza della Lega e non aveva fondato Futuro Nazionale. Era "il generale del libro", come allora veniva definito, il generale che trasgrediva, secondo alcuni, alle non precisate regole derivate dal suo ruolo. E questo anche secondo il suo allora capo Crosetto.

Un libro autopubblicato che aveva provocato polemiche furibonde e che aveva attirato televisioni e giornali da tutta Italia ed anche oltre. Ma quella sera accadde qualcosa di imprevisto? Chissà, resta il fatto che arrivò tanta gente. Molta più di quanto ci si potesse aspettare per la presentazione di un libro. E chi era presente, come chi scrive, ricorderà perfettamente l'atmosfera. Aldo Grandi vide quella folla e maturò una convinzione: quest'uomo non sarebbe rimasto soltanto l'autore de "Il mondo al contrario". Dietro il fenomeno editoriale poteva esserci un fenomeno politico. Lo disse. Lo scrisse. Ci credette. E possiamo a questo punto però scrivere al plurale. Tutti noi collaboratori delle testate giornalistiche di allora capimmo, magari in seconda battuta, che avevamo tra le mani, pardon, tra le righe, uno scoop, che poi tanto scoop non era più in quanto fin da allora era attaccato un po’ da tutti. Naturalmente, come spesso ci è accaduto, noi eravamo dalla parte opposta del mainstream, quantomeno come descrizione dei fatti e valutazione. Sempre, però, senza sconti per nessuno.

Tre anni dopo Vannacci è parlamentare europeo, guida Futuro Nazionale e, per il quarto anno consecutivo, torna nello stesso bagno della Versilia a farsi intervistare da Aldo Grandi. Nella stessa maniera, con lo stesso piglio, senza cambiamenti nel suo approcciarsi con la gente. Questa volta con oltre quattrocento persone prenotate per restare anche a cena. Non è una previsione questa volta, è semplicemente la fotografia di quello che è accaduto. E racconta qualcosa anche del giornalismo che Aldo Grandi ha portato avanti negli anni e della linea che oggi “In Lucca Veritas” vuole continuare. I direttori possono cambiare, la linea editoriale no.

Non ci interessa inseguire i personaggi quando sono già diventati inevitabili. Ci interessa capire prima chi sta muovendo qualcosa nella società, chi riesce a intercettare sentimenti e domande che magari la politica tradizionale non riesce più a intercettare. Raccontarli non significa necessariamente condividerne le idee. Significa fare il giornalista. E Vannacci, piaccia oppure no, in questi tre anni è diventato uno dei protagonisti della politica italiana. La serata del Biondetti lo ha mostrato ancora una volta. Con Aldo Grandi che lo ha incalzato sui temi politici del momento, senza sconti, senza preparativi, senza scalette, senza accordi sulle domande, ma all’insegna dell’improvvisazione e, diciamolo pure, anche di una certa condivisione di idee e amicizia personale tra i due.

Sulla legge elettorale Vannacci ha contestato quelle che definisce le "preferenze farlocche", sostenendo che il meccanismo continuerebbe, nella sostanza, a lasciare un grande potere alle segreterie dei partiti. Poi la Finanziaria dove Vannacci ha attaccato il risultato ottenuto dal Governo sul fronte dei conti pubblici, sostenendo che la mancata uscita dalla procedura europea per deficit eccessivo limiterà gli spazi della prossima manovra. Un’uscita che con un risparmio di poco più di tre miliardi di euro sulle armi poteva essere evitata. Ha legato il problema anche alle prospettive delle nuove generazioni e all'emigrazione dei giovani italiani. Sono valutazioni politiche sulle quali il confronto resta naturalmente aperto.

Ha parlato di riarmo, sicurezza, Europa e ha parlato soprattutto del futuro del suo movimento. Futuro Nazionale, ha spiegato Vannacci, vuole costruire una propria identità e non essere un partito che cambia direzione seguendo il sondaggio del giorno. Un partito che tiene sempre una mano tesa verso quella destra che rappresenta. Mai pensando di voler far vincere le sinistre, come qualcuno vuol far credere. “Dividi et impera” è una formuletta tipica di alcuni politici datati che hanno imparato tutti e speriamo che in questa nuova tornata elettorale si limiti alle divisioni interne della sinistra. Vannacci ha annunciato in anteprima nazionale inoltre di stare lavorando ai provvedimenti che vorrebbe inserire nei primi cento giorni di un'eventuale esperienza di governo. Esperienza che non sarebbe da escludere, scriviamo noi, magari con un Presidente della Repubblica donna, che lasciamo a voi immaginare.

Poi, mentre Aldo Grandi intervistava Vannacci, tra il pubblico è comparso un altro personaggio che difficilmente passa inosservato: Fabrizio Corona. È arrivato quando l'intervista era già cominciata, perdendosi però passaggi giornalisticamente importanti. Niente ingresso hollywoodiano; si è seduto su una delle poche sdraio rimaste libere, o meglio, fatte liberare in fretta e furia dal titolare del bagno e si è messo ad ascoltare. Ed è rimasto, ha ascoltato buona parte dell'intervista e poi si è fermato a cena insieme agli altri partecipanti, fino alle battute finali della serata. La sua presenza era stata annunciata all’ultimo momento e inevitabilmente aveva acceso la curiosità, anche per il movimento politico che Corona ha recentemente presentato.

Vannacci, dal canto suo, ha escluso che la presenza di Corona avesse, almeno per lui, un significato politico. Corona ha spiegato invece di essere arrivato per ascoltare Vannacci perché lo considera un personaggio politico da osservare con grande attenzione. E così, alla fine, l'immagine della serata è divenuta quasi cinematografica: una spiaggia della Versilia a ottobre, un bagno pieno, più di quattrocento persone prenotate per la cena, Aldo Grandi che intervista Roberto Vannacci esattamente nel luogo dove lo aveva fatto quando Vannacci era ancora, per quasi tutti, semplicemente "il generale del Mondo al contrario". E Fabrizio Corona seduto in mezzo al pubblico ad ascoltare. Una “dolce vita” di ispirazione Felliniana questa volta girata non a Roma ma in quella Versilia che tanto ha ispirato i registi, che questa volta, per nostra fortuna, sono locali entrambi, sia Grandi che Vannacci. Ho scritto registi perché credo che qualche merito vada anche ad Aldo Grandi, quanto meno per l’intuizione geniale contro corrente. Oppure vogliamo definire la serata “a m’arcord” di un giornalista navigato. Tre anni fa qualcuno avrebbe probabilmente sorriso se avessimo raccontato dove sarebbe arrivato Vannacci. Noi no, perché Aldo Grandi aveva visto qualcosa già quella sera del lontano, ma non troppo, settembre 2023.

E forse è proprio questo il mestiere che vogliamo continuare a fare alla testata on line “In Lucca Veritas”. Non stabilire chi abbia ragione a prescindere, come accade spesso sui giornali radical chic che si dipingono iperobiettivi e depositari delle verità. E neppure dire ai lettori chi devono seguire, ma guardare dove gli altri ancora non guardano. Capire i personaggi del momento prima che diventino i personaggi di cui parlano tutti, raccontarli senza paura, intervistarli senza inginocchiarsi e senza pregiudizi. I direttori passano, la curiosità, l'indipendenza e la voglia di arrivare prima restano. Ma soprattutto l’indipendenza, condizione essenziale per una buona informazione.

E la storia di Roberto Vannacci, iniziata su una spiaggia della Versilia davanti ad Aldo Grandi e a centinaia di persone è una di quelle storie che valeva la pena cominciare a raccontare quando ancora nessuno sapeva dove sarebbe arrivata. Personaggi come Roberto Vannacci faranno la storia? Una frase troppo ardua forse, magari va meglio, senza ombra di dubbio: “personaggi che lasceranno un segno nel proprio tempo”. Questa forse è una definizione altrettanto forte ma editorialmente più giusta, che non vuole trasformare, come spesso accade in articoli della cosiddetta “concorrenza”, una previsione politica sul futuro di Vannacci in una certezza giornalistica. Se mai sarebbe vero il contrario.

Ma neppure scrivere sentenze inoppugnabili aprioristicamente come fanno altre testate schierate. “Un segno nel proprio tempo” per Vannacci è la definizione giusta. Anche, forse, sommessamente, in piccola misura e con una sana dose di umiltà che non fa mai male, insieme a noi che l’avevamo capito subito. Noi, piccoli scribacchini di provincia, come spesso Aldo Grandi usa definirsi. Consentitemi di dissentire con lui. A noi non sembra però che questa volta abbia ragione nel definirsi tale. 

Foto Ciprian Gheorghita

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