Anno XI 
Sabato 20 Giugno 2026

Scritto da Redazione
Politica
22 Marzo 2025

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Immagino il nuovo 8 settembre, col “tutti a casa” che ci riporta alla mente il bellissimo film dell’Albertone Sordi nazionale. Questo mi salta in mente dopo la pronuncia del perito della Procura di Milano, circa l’assoluta correttezza dell’inseguimento dei Carabinieri. Novello artista dell’iconico “Drive-In” scollacciato il giusto, l’esperto ha sinteticamente chiuso con un “A me m’ par’ propie ‘na strunzat’!” tutte le sentenze anticipate del Sindaco di Milano, del suo consulente per la sicurezza Gabrielli che tanti successi ha mietuto, dell’immancabile Ilaria Salis, di Roberto Vecchioni, di Bonelli e Fratoianni, della perfidamente sorridente e abbagliatissima per mascherar le rughe, la Bianchina Berlinguer internazionale (comunista). E che fine faranno i fantasmagorici testimoni che dichiaravano di aver visto – epigoni del VAR – l’impatto con piede a martello della vettura in colori dell’Arma (già, quelli etichettati “sbirri”) sulla caviglia del T-MAX che il conducente non avrebbe dovuto condurre?

Ma non c’è da temere: the show must go on! Come farebbero i talk shows, ove si dovesse mettere la necessaria parola “Fine” a questa vicenda che era dall’inizio fin troppo chiara?

Ora partirà il contrattacco. Il perito è di destra, l’inseguimento non si doveva comunque fare … perché? “Perché NO!” (Enzo Jannacci docet) … e la polizia è razzista.

Insomma, l’unico aspetto positivo è che il carabiniere non rischi un processo riparatorio degli odi per l’uniforme e la legalità imposta, che una parte d’Italia, o meglio, “di Paese”, nutre.

Col dovuto rispetto e il mio solito disincanto, attendo anche la reazione del genitore, che sinora ha sempre detto che voleva solo la verità. Ora la verità pare ci sia, rimane a questo punto da capire se volesse “la Verità”, o la verità che faceva comodo. Sfumatura di non poco conto, in cui la differenza risiede in un cospicuo risarcimento, che il carabiniere forse poteva garantire, il compagno di merende di Ramy no. Perché è quest’ultimo, ora, ad essere l’unico indagato per l’omicidio stradale.

A meno che la Corte di Cassazione, per analogia al caso Salvini, non accetti l’assoluzione o archiviazione per i carabinieri inseguitori, e ponga in capo allo Stato il risarcimento di chi è morto, e già che c’è anche di chi non era in sella al motorino, ma avrebbe potuto esserci.

A margine, infine, una considerazione, connessa alle bugie del complice di Ramy e dei presunti testimoni, amici e sodali. Ho bazzicato a lungo certe lande abitate da popolazioni islamiche, e una caratteristica che vi ho rinvenuto è la capacità – immediata e immaginifica – di distorcere la verità a proprio uso e consumo. In soldi da uno: di dire fandonie. Oggi posso serenamente sostenere che anche in questo episodio, ancorchè maturato nel milanesissimo quartiere Corvetto, si possono rinvenire tali tendenze alla menzogna più sfacciata. Da ciò ne traggo insegnamento: non siamo migliori di loro. A meno che non mi sia sfuggita qualcosa per via dell’età che avanza.

Ad ogni modo non si si attendano scuse – tanto invocate dalle persone poneste e di buona volontà – da Miss Lucy, Sala, Gabrielli e affini.

Perderebbero voti, posto e ascoltatori.

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