Anno XI 
Sabato 10 Ottobre 2026

Scritto da carmelo burgio
Politica
10 Ottobre 2026

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Nella capitale economica d’Italia sta per giocarsi partita elettorale determinante, dopo 15 anni d’egemonia di strana sinistra le cui diverse componenti ora si sbertucciano, sconfessano e delegittimano. In sintesi – ad ascoltare gli autocandidati Scavuzzo, Calabresi e San Pierfrancesco Majorino da Leonkavallo – il sindaco Sala fu novello satrapo assoluto. Infilando una serie di fesserie dietro l’altra, naturalmente vituperate da tutta la Santa Sinistra Vergine e Martire, e calpestando ogni istituto democratico. Visto che mai a nessuno venne in mente la possibilità di sfiduciarlo.

In teoria, così come sembrava dovesse accadere a livello nazionale, mai come questa volta c’era la possibilità per il CDX di conseguire il successo.

In Italia la litigiosità proverbiale del Campo Largo e l’inconsistenza delle proposte, incapaci di prospettare oltre lo spauracchio di sempiterno occhieggiante fascismo, faceva ritenere certo il successo del triumvirato (+1, o meglio 0,9% di Lupi) costituito da Meloni-Salvini-Tajani.

A Milano la sicurezza percepita tendente allo “0” e l’ostacolo sempre più articolato ad ogni movimento in auto da periferie al centro rutilante, riservato a turisti, modelli/e e magnati, facevano ritenere ipotizzabile un ribaltamento degli equilibri a palazzo Marino.

Beh, come in un thriller mozzafiato, è invece comparsa in entrambe le tenzoni la variabile impazzita, quel Futuro Nazionale, che chiede un po’ di spazio.

Inoltre, come a sinistra si frammenta la proposta, con una serie di autodidatti della candidatura, a destra sembra che non ci si ricordi delle figure barbine collezionate a Verona e in Sardegna, ove s’è fatto il gran regalo allo schieramento avversario, solo per non unirsi.

Gli ultimi sindaci di DX, Letizia Moratti (pluri-casaccata anche lei, non essendo l’articolo esclusiva di FN) e Gabriele Albertini, hanno dato il via alle danze con un paio di cene che hanno fruttato 500mila euro di sostegno per la campagna elettorale dell’On. Sottosegretario alla Difesa, Matteo Perego di Cremnago. E soprattutto l’hanno benedetto con il sacro crisma Berluschide, indispensabile per chi appartenga a FI. Consegnando alla platea personaggio credibile, impossibilitato a deviare a mano sinistra.

La Lega, invece, ci fa sapere che non recederà dal sostenere la pasionaria On. Silvia Sardone, sicuramente nota e conosciuta in tutta Milano per lo spirito battagliero e barricadero, indispensabile per contrapporsi a chi di altrettante “battaglie” e barricate si fa propugnatore a SX. Al limite l’On. Ministro Matteo Salvini accetterebbe le “primarie” che – quindi – non costituirebbero brevetto del CSX.

E giù tutti a preoccuparsi: sparpagliati alla meta! Specie se si considera che FN, che “Campo Largo” non è, corre da solo affidandosi alla mia modesta e meno titolata persona.

Beh, andando contro-corrente, il problema non c’è.

Ad un superiore che mi chiedesse il mio “assessment”, la mia valutazione della situazione, risponderei che siamo in piena “fog of war”. E che non ci sia possibilità di effettuare scelte.

Considerato che, col tradizionale meccanismo delle “primarie”, a SX si giungerà al candidato unico, inutile a DX proporre analogo concetto, prima che non vengan sciolti i dilemmi su cosa vogliano fare a Roma le segreterie di partito – due sostanzialmente libere, due appese ai desiderata degli omerici Berluschidi – dell’attuale maggioranza di governo.

Il primo interrogativo è sapere se la DX voglia davvero riprendersi Milano, dopo tre lustri di SX, o no. Questione che impatta con l’eventuale election day. Se si sceglie di votare insieme per Comune e politiche, e si dà mostra di non voler vincere a Milano, si rischia di perdere anche voti per le politiche nel capoluogo della Madunina. Senza elezioni concentrate il gioco è più semplice. Ingarbugliato, il ragionamento, ma non troppo.

Seconda incognita riguarda l’effettiva volontà di compattare la destra, accettando il 5° socio, incomodo e “GianBurrasca” per quanto si vuole, ma utile. Soprattutto alla Lega, che non sarebbe sola a voler rivedere gl’impegni a favore di Kiev.

Ove i proclami attuali di chiusura al “nuovo che avanza” a mano destra, non siano “gioco delle parti”, la partita meneghina è bell’e persa, e allora va bene appressarsi disuniti alla meta, atteso che nulla cambierebbe. E ai propri elettori si dimostra inutile “schiena dritta”.

A quel punto la sfida delle politiche appartiene al domani, che “è un altro giorno”, e “si vedrà” se lo Stabilicum, legge elettorale prodotta in chiave anti-FN e anti-cespugli rossi, assumerà forma di manico d’ombrello.

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