L’ex Manifattura Tabacchi potrebbe essere pensata non soltanto come un’operazione immobiliare o di recupero edilizio, ma come una vera infrastruttura climatica urbana: un grande “rifugio climatico” nel cuore di Lucca.
L’idea avrebbe particolare forza perché il complesso dispone di grandi volumi, corti e superfici che consentirebbero di intervenire contemporaneamente su ombra, vegetazione, acqua, ventilazione e materiali, creando un luogo accessibile soprattutto nelle giornate e nelle ore di caldo estremo.
Un progetto di rigenerazione climatica potrebbe basarsi su alcuni elementi coordinati: grandi corti trasformate in giardini alberati con alberi già sviluppati; forte riduzione delle superfici impermeabili; suoli drenanti e vegetati; tetti verdi e coperture ombreggianti; recupero e utilizzo dell’acqua piovana; fontane, lame d’acqua o nebulizzazione dove sostenibile; porticati e percorsi permanentemente ombreggiati; ventilazione naturale attraverso le grandi volumetrie; pareti e coperture con elevata capacità di riflettere il calore; produzione fotovoltaica integrata.
Ma il punto più interessante sarebbe sociale. La Manifattura potrebbe diventare uno dei luoghi pubblici dove rifugiarsi durante le ondate di calore: ambienti freschi, gratuiti e accessibili, con acqua potabile, sedute, servizi, spazi per anziani e bambini, biblioteca, sale studio e luoghi di incontro. Non semplicemente “verde ornamentale”, quindi, ma adattamento climatico come servizio pubblico.
Si potrebbe persino immaginare una rete: Manifattura – Mura – spalti – piazze – percorsi alberati, facendo della Manifattura il nodo centrale di una strategia contro l’isola di calore del centro storico.
In questa prospettiva cambia anche la domanda politica sulla rigenerazione: non più soltanto “quanto possiamo costruire e quali funzioni possiamo insediare?”, ma “quanto può questo grande patrimonio pubblico contribuire a rendere Lucca abitabile con temperature estive sempre più elevate?”.



