Anno XI 
Lunedì 28 Settembre 2026

Scritto da Redazione
Politica
22 Febbraio 2020

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"E' da 20 giorni che chiediamo sia a Tambellini in qualità di presidente dei sindaci della conferenza zonale Asl che all'azienda sanitaria stessa, che si informino i lucchesi su come ha deciso di organizzarsi l'ospedale San Luca nel caso che l'emergenza Coronavirus sbarchi anche qui. Ma finora ci sono state solo generiche affermazioni, alternate a lunghi silenzi, mentre in Italia dall'allerta siamo passati all'emergenza".

Lo sottolineano in una nota i consiglieri comunali di SìAmoLucca Serena Borselli, Cristina Consani, Alessandro Di Vito, Remo Santini, Enrico Torrini insieme ai colleghi Marco Martinelli e Simona Testaferrata. "Alle nostre sollecitazioni fatte all'inizio di febbraio, il sindaco aveva risposto che non c'era ragione di non frequentare o discriminare cittadini di origine cinese - attacca la nota - minimizzando la questione e non centrando come al solito il problema. Noi chiedevamo altro: che venisse a riferire in consiglio comunale sulla situazione. E soprattutto, cosa ancora piu' importante, da lui e dall'Asl volevamo conoscere, e siamo purtroppo ancora in attesa, come è organizzato l'ospedale San Luca. Quali protocolli operativi sono stati implementati per rendere sicuro il lavoro dei volontari delle autoambulanza, dei sanitari che lavorano sul territorio ma soprattutto del lavoro degli operatori del pronto soccorso - continua la presa di posizione -, quali percorsi dedicati di osservazione o ricovero sono previsti se ci fossero possibili sospetti, considerata la cronica carenza di posti letto, l'iperafflusso di barellati in pronto soccorso e di familiari nella piccola sala di attesa, e quanta potenzialità di accoglienza potrà avere se la stessa struttura complessa di malattie infettive".

I consiglieri comunali di opposizione si dicono preoccupati. "Ci sono esperti che hanno definito inefficaci le contromisure adottate in questo periodo dalla Regione - concludono - e non vorremmo che anche a Lucca si prendesse si sottovalutassero i rischi. Comunque riteniamo che sia diritto della cittadinanza conoscere come ci si sta organizzando in ospedale, al di là delle attivazioni di numeri telefonici dedicati o di disposizioni date agli operatori sanitari".

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