Anno XI 
Venerdì 1 Maggio 2026

Scritto da carmelo burgio
Politica
01 Maggio 2026

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Avevo preconizzato che, dopo il rogo di Crans Montana, sarebbero arrivati i conti per i feriti italiani ricoverati in Svizzera: Come Volevasi Dimostrare.

Togliamo ogni dubbio: bene ha fatto l’Italia, nella persona del PdC Meloni e dell’ambasciatore, a dire che non pagherà quelle fatture per i feriti italiani ricoverati qualche ora dopo l’incendio di fine d’anno. La risposta, a quel livello, non può che essere politica. Ma avrà efficacia pratica?

E poi, siamo sicuri di avere ragione a metterla sull’etica? Deve far pensare che il Canton Vallese abbia replicato che – nell’inviare le proprie richieste di pagamento – sia in attesa dei conti di ciò che ha speso l’Italia per i feriti elvetici curati all’ospedale Niguarda, e per l’elicottero fornito in aiuto. Poche ore di 3 italici a fronte un elicottero e qualche settimana/mese di 2 svizzeri, credo ci si guadagni.

L’etica è brutta bestia, e non è uguale dovunque. Pensare che la nostra sia unica, o che addirittura prevalga sulle altre, è esercizio di ottuso italo-centrismo. Un islamico non sa che farsene della nostra, e ad esempio la nostra signora in gonna sotto al ginocchio o fuseaux, per lui, è una gran poco di buono meritevole d’ogni punizione. Se noi riteniamo etico rispettare le altre religioni, andateglielo a far capire: per loro non si discute, via crocifisso e magari pure Divina Commedia.

Per noi è normale che chi debba essere soccorso in Italia, lo sia a spese dello Stato. Ovvero di tutti noi che si paga le tasse.

In Svizzera, ma anche da altre parti, se non hai pagato la tua parte di tasse – piuttosto cospicue – in Confederazione, o non hai l’assicurazione, non hai diritto al soccorso gratuito. Provate a farvi male sciando o praticando trekking dalle loro parti.

In quanto ai risultati pratici di tutta la manfrina che tanto fa gridare allo scandalo ai nostri mass media, avanzo ulteriore ipotesi. Se i feriti erano italiani con residenza o dimora in Confederazione, avrebbero fatto bene a stipulare un’assicurazione, a prescindere dalla specifica tragedia. Nel Vallese (ma anche nel Canton Ticino o nei Grigioni) sanno benissimo che se hai casa da loro, e se ci trascorri il fine d’anno pagando con carta di credito 3/400 franchi-euro di bevute, i soldi li hai. Quindi è bene che paghi il conto del ricovero, altrimenti è con te che se la prenderanno, non con l’Italia. Non rileva che si sia stati soccorsi per fratturina composta, o per ustioni di 2° e 3° grado necessitanti anni di cure e interventi. Quel che conta è il diritto, ancorchè sia valido il brocardo latino “summum jus, summa inuria”.

Strillare che qualcosa non sia “etico”, con il popolo che si tenne i beni dei deportati nei campi di sterminio, perché – in punta di diritto – gli eredi non avevano nulla che dimostrasse che fossero stati gasati, è perdita di tempo.

Meglio prenderne atto, smettere di operare da buoni vicini di casa, e applicare una serie di auree regolette:

1°: non entrarci in Confederazione, senza assicurazione. Se scivoli nel bagno di un bar, intanto che un giudice condanni il proprietario perché non aveva esposto il cartello “attenzione si scivola”, ti paghi il ricovero. Ma questo capita pure da noi. Con la differenza che in vertenza fra cittadino svizzero e “foresto”, le possibilità di successo del secondo sono quantomeno aleatorie. Come il contenzioso con la Police Cantonale per violazioni al Codice della Strada;

2°: considerate le etiche diverse, e affette d’assoluta incomunicabilità, meglio una volta per tutte mandare in Vallese il conto di ciò ch’è stato speso per loro. Nel Vallese lo gireranno alle loro assicurazioni e al loro servizio sanitario nazionale, e rimborseranno. E poi magari con provvedimento amministrativo si potrà stabilire di devolverlo alle famiglie italiane che dovrebbero pagare i conti in Svizzera;

3°: applicare questa regola con tutti gli stranieri che fruiscono di ricoveri a spese della collettività italiana, e non pagano tasse nel (fu) Bel Paese. Chissà che non sia un modo per obbligare a re-migrare qualcuno. In Svizzera sarà per questo che nelle stazioni ferroviarie non trovi il dormitorio pubblico che siamo oramai adusi a riscontrare nel (già) Bel Paese?

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